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Indice:
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Nomi degli Uccelli
in Lingua Veneta e alcuni canti
Storie africane e non solo, di natura, animali e altro
La caccia nella musica e nella storia
Barzellette
I numeri degli animali da giocare al
lotto

171
RICETTE
Alcuni primi
Lasagne al radicchio
trevisano
( senza glutine, gluten-free )
Rigatoni alla norma
( senza glutine, gluten-free )
Spaghetti alla
carbonara
( senza glutine, gluten-free )
Spaghettini con la
bottarga
( senza glutine, gluten-free )
Tagliatelle al
ragù di cinghiale
( senza glutine, gluten-free )
Zuppa di
conchigliette e lenticchie di Castelluccio
( gluten-free )
Tajarin all'albese
( senza glutine, gluten-free )
Penne rigate alla
napoletana
( senza glutine, gluten-free )
Spaghetti alle
cozze tarantine
( senza glutine, gluten-free )
Tagliatelle al
ragù d'agnello e zafferano
( senza glutine, gluten-free )
Sformato di
melanzane alla parmigiana
( senza glutine, gluten-free )
Tagliatelle alla n'duja
( senza glutine, gluten-free )
Tagliolini con i
ricci di mare
Bucatini al ragù di
capesante
Spaghetti con verdure
e scampi
Ravioli di spigola
Spaghetti ai
frutti di mare
Rigatoni con gli uccellini
Cannolicchi al basilico
Maltagliati ai funghi
Trenette al pesto
Pappardelle con la lepre e alla toscana
Lasagne alla cacciatora col pollo
Zuppa di funghi ovoli
Minestra di purè di castagne
Riso e sciopeti
Maccheroni con le noci
Ravioli al ragù di lepre e ovoli
Riso e piselli alla
veneziana (risi e bisi) ( gluten-free )
Risotto con quaglie
alla piemontese
Gnocchi di polenta
( senza glutine, gluten-free )
Pasticcio di
maccheroni e piccioni
Foglie di vite farcite
( senza glutine, gluten-free )
Pesce
Filetti di branzino
all'uva
( senza glutine, gluten-free )
Calamari farciti con
ricotta e scampi
( senza glutine, gluten-free )
Storione in
confettura di cipolle
( senza glutine, gluten-free )
Orata al forno con le
cozze
( senza glutine, gluten-free )
Ostriche al
gorgonzola
Pesce San Pietro con
vongole e asparagi (gluten-free )
Rana pescatrice con
carciofi
( senza glutine, gluten-free )
Storione “Regenge”
Anguilla
Anguilla allo spiedo
Anguilla arrosto
Anguilla carpionata
( senza glutine, gluten-free )
Capitone marinato (
senza glutine, gluten-free )
Capitone in salsa
di pomodoro ( senza glutine, gluten-free )
Ciriole coi piselli alla romana
( senza glutine, gluten-free )
Grongo alla genovese
( senza glutine, gluten-free )
Pesce persico alla massaia
Filetti di pesce persico alla milanese
Pesce persico all'olandese
( senza glutine, gluten-free )
Tinca
Tinche marinate (
senza glutine, gluten-free )
Tinche arrosto
( senza glutine, gluten-free )
Trota
Trota al vapore
Trota alla savoiarda
Trottelle al blu (
senza glutine, gluten-free )
Trote alle nocciole
Carpa
Carpa all'orientale
Carpa alla russa
Rane fritte
Rane in fricassea
Lumache alla romana
( senza glutine, gluten-free )
Lumache alla francese
Secondi
di carne
Ginepro
Selvaggina
(in generale)
Fagiano
Fagiano in casseruola
( senza glutine, gluten-free )
Fagiano alla crema
( senza glutine, gluten-free )
Fagiani
e pollame arrosto tartufati ( gluten-free )
Quaglie piccanti
Fagottini di quaglie
Quaglie e tordi stufati
Quaglie alla purè di piselli
( senza glutine, gluten-free )
Quaglie nelle pagnottine
Allodole e tordi coi funghi
( senza glutine, gluten-free )
Allodole alla cacciatora
Ortolani col risotto
( senza glutine, gluten-free )
Pernice arrosto
Pernice alla crema
( senza glutine, gluten-free )
Pernice in casseruola
( senza glutine, gluten-free )
Beccaccini al cognac
( senza glutine, gluten-free )
Beccaccia farcita
Beccacce arrosto con crostini
Alzavola allo spiedo
( senza glutine, gluten-free )
Alzavola in salmì
Filetti di alzavola
Gallinella d'acqua
Folaga con le olive
( senza glutine, gluten-free )
Salmì classico
Crostini di finta cacciagione
Lepre in salmì
Lepre alla Sant'Uberto
Schiena o cosciotti di
lepre alla nostrana
Cinghiale in agrodolce
( senza glutine, gluten-free )
Cinghiale in salsa di ribes
( senza glutine,
gluten-free )
Goulash di
cinghiale ( senza glutine,
gluten-free )
Noce di daino in salsa di ciliegie
Nocette di finto daino
Bocconcini di daino
( senza glutine, gluten-free )
Manzo alla certosina (
senza glutine, gluten-free )
Terrina di bue alla Sant'Uberto
Manzo braciato
alla bresciana ( senza glutine, gluten-free )
Uccellini scappati
Polenta con gli
uccellini scappati ( senza glutine, gluten-free )
Bistecca alla
fiorentina ( senza glutine, gluten-free )
Bistecca alla
siciliana ( senza glutine, gluten-free )
Bistecca alla
tartara o all'americana ( gluten-free )
Terrina di carne al
ginepro ( senza glutine, gluten-free )
Involtini uso
caccia
Noce di vitello
arrosto tartufata ( senza glutine, gluten-free )
Nocette di vitello
alla Sant'Uberto e tordi
( gluten-free )
Coscetto di montone
ad uso capriolo ( gluten-free )
Pollo alla
cacciatora alla salvia ( senza glutine, gluten-free )
Pollo alla
cacciatora Maddalena ( senza glutine, gluten-free )
Pollo alla
cacciatora con le olive ( senza glutine, gluten-free )
Pollo in padella alla
romana ( senza glutine, gluten-free )
Germano all'arancia
( senza glutine, gluten-free )
Anitra (o pernice o
beccaccia) in salmì
Petto d'oca con la zucca
( senza glutine, gluten-free )
Piccioni arrosto
( senza glutine, gluten-free )
Piccioni arrosto su
canapè semplici
Piccioni arrosto su
canapè farciti
Piccioni in
gratella all'americana e salsa piccante
Piccioni ripieni
( senza glutine, gluten-free )
Piccione in pasta
Salmì di piccioni
selvatici (colombacci)
Piccioni
selvatici (colombacci) arrosto ( gluten-free )
Piccioni selvatici
(colombacci) all'uso di Foligno ( gluten-free )
Piccioni selvatici
(colombacci) all'uso di Amelia ( gluten-free )
Piccioni
selvatici (colombacci) alla cacciatora ( gluten-free )
Uova affogate alla
cacciatora
Cervo arrosto alla
tedesca ( senza glutine, gluten-free )
Insalate o contorni
Insalata Martina
( senza glutine, gluten-free )
Invidia gratinata
con formaggio all'Adelaide ( gluten-free )
Fiori d'insalata
Valentina
( senza glutine, gluten-free )
Carciofi farciti con
purè di patate alla Loretta ( gluten-free )
L'insalata di nonna
Rosa ( senza glutine, gluten-free )
Dolci
Pan di Spagna
Pasta frolla
Pasta frolla al
cacao
Pasta frolla
alle mandorle
Pasta per bignè
Pasta base per
biscotti
Pasta sfoglia
Pasta per brioche dolci
Pasta per croissant
Creme e farciture per
dolci
Creme
Crema al cioccolato
Crema al limone
Crema Chantily
Crema frangipane
Crema ganache o parigina
Crema pasticciera
Farciture
Farcitura agli amaretti
Farcitura al cacao
Farcitura al caffè
Farcitura alle fragole
Zabaione
Glasse
Glassa al caffè
Glassa agli agrumi
Glassa all'acqua
Glassa fondente
Glassa reale
Rotolo di pere e
mostarda veneta
Cannoli siciliani
Baicoli
Crocchette di
castagne
Castagnaccio
( senza glutine, gluten-free ) |
Storie dal mondo:
Il magico uccello dai colori bellissimi
In un piccolo villaggio un giorno
arrivò un uccello strano che fece il suo nido tra le basse colline.
Da quel giorno nulla fu più al sicuro e ogni cosa che gli abitanti
piantavano spariva dai campi durante la notte, ed anche durante il
giorno, mentre tutti erano nei campi al lavoro, l'enorme uccello
entrava nei magazzini e nei granai, e rubava con la forza le
provviste per l'inverno.
Le pecore, le capre e le galline
erano sempre di meno, il villaggio andò in rovina e tutti finirono in
miseria. Nessuno purtroppo, neppure l'eroe più coraggioso del
villaggio, riusciva a fermare l'uccello poiché era troppo veloce, si
faceva persino fatica a vederlo, si sentiva solo lo sfrecciare delle
grandi ali quando veniva ad appollaiarsi in cima al vecchio albero,
al riparo della sua fitta chioma di foglie gialle.
Il capo del villaggio si
disperava ed un giorno, ordinò agli anziani di affilare ascia e
machete e di andare tutti insieme a caccia dell'uccello. Ordinò agli
anziani di abbattere l’albero su cui stava appollaiato in modo da
farlo cadere a terra.
Con asce e machete affilati e
luccicanti, gli anziani si avvicinarono al grande albero. I primi
colpi affondarono pesantemente fin dentro il corpo vivo del tronco,
l’albero vacillò, e dal fitto fogliame su in cima, spuntò lo strano e
misterioso uccello. Dalla sua gola uscì un canto dolce come miele che
s’insinuò nel cuore degli uomini e raccontò di cose meravigliose e
remote che mai più ritorneranno. Quel suono era così incantevole che
asce e machete ad uno ad uno caddero dalle mani degli anziani. Essi
s’inginocchiarono e volsero lo sguardo sognante e malinconico verso
l'uccello che cantava per loro in tutto il suo splendore.
Le mani degli anziani divennero
fiacche ed i loro cuori si fecero teneri. No, pensarono, un uccello
così bello non poteva aver causato tanto danno e devastazione! Quando
il sole calò rosso ad ovest, si trascinarono come sonnambuli dal loro
capo e dissero che non c'era nulla, ma proprio nulla, che essi
potessero fare contro quell'animale.
Il capo si arrabbiò molto ed
ordinò ai giovani di abbattere l’albero. Il mattino dopo i giovani si
armarono di asce e machete luccicanti e partirono. Di nuovo i primi
colpi affondarono pesantemente nel corpo vivo del tronco, ma proprio
come la prima volta, la grande chioma dell'albero si apri e lo strano
uccello comparve in tutta la sua variopinta bellezza. Ancora una
volta, la melodia più straordinaria riecheggiò tra le colline ed i
ragazzi ascoltarono, incantati, quel canto che parlava loro d'amore e
di coraggio e delle gesta eroiche che li attendevano. Quell'uccello
non poteva essere cattivo, pensarono, e le braccia dei ragazzi
diventarono fiacche, le mani lasciarono cadere asce e machete e, come
gli anziani prima di loro, essi caddero in ginocchio e ascoltarono in
trance il canto dell'uccello.
Quando calò la notte, tornarono
barcollanti e confusi dal capo mentre nelle loro orecchie risuonava
ancora il canto dell'uccello misterioso e dissero al capo del
villaggio: “Nessuno può resistere al potere magico dell'uccello”. Il
capo del villaggio che s’infuriò e rispose “non restano che i
bambini, essi sanno ascoltare e hanno occhi limpidi, li condurrò
contro l'uccello”.
Il mattino dopo, il capo e i
bambini della tribù si diressero all'albero su cui riposava lo strano
uccello. Non appena i bambini fecero saggiare all'albero il morso
dell'ascia, la fitta chioma sì apri e l'uccello comparve come sempre
con la sua bellezza accecante. Ma i bambini non guardavano in alto, i
loro occhi erano posati sulle asce e i machete che avevano in mano ed
essi continuavano a tagliare.
L’uccello cominciò a cantare, il
capo riusciva a sentire che quel canto era di una bellezza senza
pari, riusciva a sentire che le mani s’indebolivano, ma le orecchie
dei bambini riuscivano a sentire solo i colpi secchi e regolari delle
asce e dei machete. Per quanto incantevole fosse il canto
dell'uccello, i bambini continuarono a tagliare, tagliare, tagliare.
Finalmente il tronco scricchiolò,
si spezzò, l’albero si schiantò a terra e con lui precipitò l'uccello
strano e misterioso. Il capo trovò l'uccello lì dove giaceva,
schiacciato dal peso dei rami.
La gente arrivò di corsa per
vedere, gli anziani disillusi e i giovani vigorosi non riuscivano a
credere che i bambini fossero riusciti nell'impresa con le loro esili
braccia!
Quella sera, il capo proclamò una
gran festa in segno di ricompensa per i bambini e disse: “Voi siete
gli unici a saper ascoltare e ad avere gli occhi limpidi, voi siete
gli occhi e le orecchie della tribù”.
TOP
La gatta che venne
in casa
Questa storia che proviene dallo
Zimbabwe, spiega come i gatti divennero abitanti delle case degli
uomini.
C’era una volta una gatta, selvatica,
che viveva tutta sola nella giungla. Dopo un pò si stufò di vivere
sola e si trovò un marito, un altro gatto selvatico che a lei pareva
la creatura più deliziosa di tutta la giungla.
Un giorno, mentre andavano a zonzo
lungo il sentiero tra l'erba alta, spuntò fuori Leopardo, e il marito
di Gatta venne spazzato via, pelo zampe e tutto il resto, a terra
nella polvere.
«oh, oh! - disse Gatta -. A quanto pare
mio marito è finito nella polvere e non è la creatura più deliziosa
di tutta la giungla. Leopardo invece sì che lo è». E così Gatta andò
a vivere con Leopardo.
Vissero insieme molto felicemente
finché un giorno, mentre erano a caccia nella boscaglia,
all'improvviso con un balzo Leone piombò dritto addosso Leopardo e se
lo divorò.
«oh, oh, oh! - disse Gatta -. A quanto
pare Leopardo non è la creatura più deliziosa di tutta la giungla.
Leone invece sì che lo è».
E così Gatta andò a vivere con Leone.
Vissero insieme motto felicemente
finché un giorno, mentre girovagavano nella foresta, una sagoma
enorme comparve minacciosa sulle loro teste, Elefante posò una zampa
sulla testa di Leone e lo schiacciò al suolo.
«Oh, oh, oh, oh! - disse Gatta -. A
quanto pare Leone non è la creatura più deliziosa di tutta la
giungla. Elefante invece sì che lo è».
E così Gatta andò a vivere con
Elefante. Si arrampicò sulla sua groppa e si accomodò a fare le fusa
sul suo collo, giusto in mezzo alle orecchie.
Vissero insieme molto felicemente
finché un giorno, mentre passavano tra le canne alte in direzione del
fiume...pum-pum! - ci fu una forte esplosione, ed Elefante si
schiantò a terra.
Gatta si guardò intorno e tutto ciò che
riuscì a vedere fu un omino con un fucile.
«Oh, oh, oh, oh, oh! - disse Gatta -. A
quanto pare Elefante non è la creatura più deliziosa di tutta la
giungla. Uomo invece sì che lo è».
E così Gatta seguì Uomo fino alla sua
casa, e saltò sul tetto di paglia della capanna.
«Finalmente - disse Gatta -, ho trovato
la creatura più deliziosa di tutta la giungla».
Gatta visse tutta felice sulla paglia
del tetto e cominciò a dare la caccia ai topi e ai ratti che vivevano
nel villaggio. Finché un giorno, mentre se ne stava sul tetto a
scaldarsi al sole, sentì un rumore provenire dall'interno della
capanna. Le voci di Uomo e di sua moglie si fecero sempre più alte
finché Uomo uscì, e ruzzolò a terra nella polvere.
«Ah, ah! - disse Gatta -. Ora sì che so
chi è la creatura più deliziosa di tutta la giungla.
Gatta scese giù dalla paglia, entrò
nella capanna, e si sedette accanto al fuoco vicino a Donna.
E da allora lì è rimasta per sempre.
TOP
I doni di Re Leone
Re Leone dava una grande festa e nessun
animale poteva mancare, poiché un invito di Re Leone era legge. Solo
l'antilope puntava le zampe. «Oh no disse, Leone di certo non vede
l'ora di banchettare con la nostra famiglia. Se andiamo a questa
festa chi ci assicura che non ci mangerà?».
«E vero, è vero! » disse in coro un
gruppo di antilopi.
«Allora ci andrò da solo una di loro.
Se non ci vado potremmo avere dei problemi».
«D'accordo, andiamo» disse l'altro
maschio.
L'antilope femmina sbuffò rabbiosa e
non mosse una zampa. Solo la vecchia Nonna Antilope non poteva
resistere a un invito che prevedeva un banchetto - anche se c'era il
rischio che gli ospiti finissero col mangiare lei!
E così gli animali cominciarono ad
arrivare. Leopardo e Coniglio, Zebra e Talpa, Elefante, Puzzola e
Serpente. Babbuino era troppo curioso per tenersi alla larga; Scimmia
era troppo stupida. C'erano anche Irace, Ippopotamo e Lucertola, e
anche lena e Sciacallo. oh, sì - quella festa era proprio la fine del
mondo.
Dapprima ballarono un po' e Babbuino
menava le danze. Poi si misero a cantare e lo Sciacallo sfoggiò una
bella voce. Dopo di che mangiarono miele e bevvero latte. Anche
Leone, Leopardo, Lince e lena mangiarono insieme agli altri, come se
non avessero mai assaggiato il sangue. Leone riteneva che a una festa
non fosse il caso di servire i familiari degli ospiti.
«Adesso ascoltatemi, miei ammali!»
disse Leone quando ebbe ripulito con la lingua la ciotola del miele
(poiché un re mangia per primo, per ultimo e un bel po' anche nel
mezzo, agli altri non resta che prendere quel che capita).
«Ascoltate, miei animali! - disse di nuovo -. Vorrei offrire un dono
a ciascuno di voi per dimostrarvi che sono un buon re».
«Grazie, grazie, grazie!» urlarono gli
animali, e si accalcarono, ognuno col timore che prima ancora di
poter giungere in testa al gruppo qualcun altro potesse ricevere il
regalo migliore.
«Calma! - ruggì Leone -. Chi scalpita
non avrà nulla - e gli avidi avranno il loro dono per ultimi».
Il che riportò un po' di calma.
«Quelli di voi che vorrebbero le corna
- disse Leone - si mettano da un lato!».
«Corna? - chiese Antilope ai suoi
compagni -. Non vi pare che a noi starebbero bene le corna?».
«E’ vero! E’ vero! », urlarono le
antilopi, e si raggrupparono da un lato.
«Ecco - disse Leone, ed esse si misero
le corna -. Ma le vostre femmine che non sono venute non avranno
niente».
Elefante vide le antilopi sfilare in
parata e cominciò ad agitare la sua mole imponente per avvicinarsi a
Leone. «Anch'io voglio le corna», disse e con la bocca ne afferrò un
bel paio bianche.
«Sfacciato insolente! - ringhiò Leone
-. Visto che sei stato così sfacciato, le corna ti resteranno
attaccate alla bocca, e non potrai spostarle sulla testa, come le
antilopi».
«Oh, santo cielo! - balbettò Elefante
-. Ma adesso ho il naso troppo corto. Non riesco... non riesco... non
riesco... a respirare!».
«Prendi questo! » disse Leone, e tirò
il naso di Elefante fin quasi a farlo strisciare per terra. «Va
meglio così?».
«Grazie», mormorò Elefante, e si
allontanò strascicando le zampe, con un paio di corna a mo' di denti
e il naso penzoloni.
Ma attorno al mucchio di corna era già
in corso un altro parapiglia. Era Rinoceronte che ficcava il naso qua
e là.
«Ma bene - disse Leone -, dal momento
che ti piace ficcare il naso dappertutto, tu avrai le corna ficcate
dritte sul naso».
«Oh, no - io non le voglio affatto! »
disse Rinoceronte, e subito tentò di aggredire il re con le sue nuove
corna. Ma Leone gli diede una zampata tale da accorciargliene una e
da fargli quasi uscire gli occhi dalle orbite. Ecco perché, ancora
oggi, Rinoceronte ci vede così male e ha uno strano paio di corna.
Leone si diresse al mucchio successivo.
«E qui abbiamo delle bellissime orecchie!», disse.
A dire il vero, gli animali sono
proprio come i bambini: non hanno orecchie, e neppure le vogliono. Ma
Leone ne aveva già afferrato un paio lunghe, e non aveva intenzione
di rimettere giù una cosa una volta che l'aveva presa, perché lui era
il re. «Allora, prendete queste!» disse, e le mise sul primi due
animali che gli capitarono a tiro. Erano Asino e Coniglio. E a loro
non restò altro che ringraziare.
«Chi vuole dei bel vestiti?», incitò
Leone.
La cosa destò stupore. Leone di certo
sapeva il fatto suo, poiché agli animali piace un mondo mettersi in
mostra. Ognuno vorrebbe sempre avere un aspetto migliore di chi gli
sta vicino.
A Leopardo toccò un vestito maculato.
Zebra fu vestita con una giacca a strisce. Quanto a Cavallo e Mucca,
quella è una lunga storia.
«Noi lavoriamo nella fattoria», disse
Cavallo.
«E ci tocca vestirci per bene tutti i
giorni», disse Mucca.
«Un abito solo non ci basta», disse
Cavallo.
«Non vorremo certo che il contadino
rida di noi animali», disse Mucca.
«D'accordo, d'accordo», disse Leone,
poiché la coda del Cavallo gli piaceva e Mucca aveva una voce così
soave da intenerire persino il cuore di un re. «Venite qua! ».
Cavallo fu il primo. oh, ma definirlo
bello non gli rende giustizia! A lui toccarono degli abiti pezzati
grigio e nocciola, marrone scuro e bianchi come la neve, e neri come
la notte. «Grazie mille», disse e trottò via. Ma dopo qualche tempo
si stufò di tutto quel svestirsi e rivestirsi, cosicché spartì gli
abiti tra i suoi figli. Ed ecco perché, ancora adesso, ogni cavallo
ha un unico abito, ma l'aspetto di ogni cavallo è diverso dall'altro.
A Mucca toccò un abito variopinto, una
giacca rossiccia e un abito da festa nero. Ma dopo un po' fece come
Cavallo e li passò al figli.
Mentre Leone era ancora alle prese con
Mucca, una voce stridula si levò dal gruppo: «Ehi, e a me? Non vorrai
dare tutti i vestiti migliori a Cavallo e Mucca!». Era Giraffa.
«Che villana! - esclamò Leone - Come
osi urlare al tuo re? D'ora in poi non parlerai più!». E così avvenne
che Giraffa perse la voce.
Tanto per far capire agli animali che
non voleva che gli mettessero fretta, Leone fece un altro giretto
intorno al mucchio delle corna e ne scelse un paio per Mucca, da
abbinare al completi che le aveva donato.
«Grazie mille», disse Mucca e se ne
andò via con i suoi doni.
Ma Giraffa, pur non potendo dire una
parola, sembrava così sconsolata che Leone ebbe pena di lei. «Ecco un
abito speciale per te - disse il re -, e un paio di corna da
abbinarci».
Giraffa indossò l'abito e le corna, e
già aveva un aspetto migliore. Leone la guardò dalla testa al piedi.
«E ti darò anche un collo lungo così potrai vedere i nemici da
lontano - disse -. E delle gambe lunghe così potrai scappare
velocemente». A quel punto Giraffa era contenta, e trotterellò via
soddisfatta.
Proprio quando Leone stava per
voltarsi, qualcosa si mosse tra le sue zampe. «Ehi!» urlò facendo un
salto per aria, e prima che il colpevole potesse scappare, Leone lo
aveva già schiacciato. Era Lucertola, che sgusciò dalle zampe di
Leone con la testa livida, nera e blu. «La colpa è tua - disse il re
D'ora in poi avrai la testa bluastra» (*).
Leone cominciava a diventare
impaziente, poiché il sole stava calando e il suo stomaco iniziava a
brontolare. Latte e miele non sono cibo vero per il re delle bestie.
E così agli animali non restava che
prendere quel che trovavano. Babbuino raccattò una coda a forma di
falce. A Coniglio e Talpa ne toccò una lunga e sottile ma, poiché a
loro non piaceva, andarono quatti quatti a seppellirla. E così
restarono senza niente.
Capra ebbe una barba e prima ancora che
Nonna Capra capisse quel che accadeva ne toccò una anche a lei. Gli
animali ridacchiavano tra loro, ma Re Leone incalzava. «Avanti!
Avanti!», chiamava.
A Ippopotamo furono appioppati quattro
denti giganti, e a Serpente toccò accidentalmente la ciotola ricavata
da una zucca che Leone aveva rubato a un cacciatore e che conteneva
delle erbe medicinali. Serpente mandò giù l'intruglio in un unico
sorso. Il liquido cominciò a fermentare e Serpente aveva solo Voglia
di sputarlo; l'intruglio si trasformò in veleno e Serpente aveva solo
voglia di mordere.
«Tagliategli le zampe! » urlò Re Leone.
Ma non servi a niente. Serpente a quel punto era talmente fuori di sé
che strisciò via sulla pancia, e ancora oggi morde tutto quello che
gli capita a tiro e il suo veleno è più pericoloso che mai.
A Puzzola, dal canto suo, toccò la
boccetta di profumo di Re Leone e se la rovesciò tutta addosso.
Delizioso, quasi quanto una puzza! Gli animali si turarono il naso e
arraffarono quel che potevano: corna, zoccoli e code svolazzanti. E
poi se la squagliarono.
«E a noi?» lagnarono lena e Sciacallo,
che ancora non avevano avuto nulla perché erano troppo schizzinosi.
Stanco di tante fatiche, Leone si
guardò intorno, ma restavano soltanto un ululato e una risata.
«Prendete quel che
vi pare - disse - e tra un minuto non
voglio più vedervi qua intorno! ».
I due dovettero afferrare quel che
c'era. Ed ecco perché, ancora oggi, lena ha la risata più forte di
tutti gli animali e quanto a ululati non c'è bestia che possa
superare Sciacallo.
Quando la vecchia Tartaruga raggiunse
finalmente il posto in cui erano stati distribuiti i doni, non c'era
più l'ombra di un animale né di un regalo. Ecco perché ancora oggi si
aggira nel suo guscio corneo che Coccodrillo ha fatto per lei. E Rana
vive completamente nuda nell'acqua. La lunga attesa l'aveva talmente
accaldata che era andata a fare una nuotatina, ma qualcuno le rubò i
vestiti. Ora è troppo timida per mostrarsi agli altri animali. Quando
se ne sta per un po' al sole, non appena sente qualcosa che si muove,
si tuffa subito in acqua. Ma la notte, quando è buio, lei e le sue
sorelle escono allo scoperto e allora si può sentire il loro lamento.
« Strazio! Strazio! Strazio! », si
lamenta una. « Grave! Grave! Grave!», lamentano le altre.
(*) Si tratta della lucertola del
Marocco, di colore verde scuro con la testa bluastra.
TOP
Il messaggio
Questa è la storia di Luna Piena, Zecca
e Lepre, e del messaggio che Luna mandò agli uomini tanto, tanto
tempo fa.
Non era certo un messaggio qualunque!
Anzi, era un messaggio della massima importanza. Perché Luna in
realtà non muore mai. Lei ritorna sempre, come vediamo tutte le volte
che c'è la luna piena. E Luna voleva che gli uomini sapessero questa
verità: «Così come lo muoio e poi rinasco, anche voi morirete e
rinascerete».
Luna decise che era Zecca a dover
portare agli uomini questo importante messaggio. Sapeva che Zecca la
pigra se ne sarebbe rimasta all'ombra di un cespuglio in attesa che
passasse una capra o un pastore. Dopo di che sarebbe saltata su uno
di loro per farsi dare un passaggio fino al villaggio dove c'erano i
falò, e il messaggio sarebbe giunto agli uomini.
E così a Zecca venne consegnato il
messaggio da comunicare.
Sfortunatamente Zecca non solo era
pigra, ma non ci vedeva neppure bene. Quando Zecca si congedò da Luna
col suo messaggio, era ancora notte. Si infilò sotto al più vicino
ciuffo d'erba e dormi finché le capre non cominciarono a brucare.
Rimase in attesa della sua occasione.
Non appena la prima ombra cadde sul
ciuffo d'erba, Zecca saltò fuori, strisciò, si arrampicò lungo la
zampa che si trovò di fronte e si tenne ben stretta. Ma Zecca aveva
compiuto un terribile errore. Mentre lei ripeteva il messaggio tra sé
e sé, per non scordarlo, la terra sotto di lei spari, l'albero tkau e
i cespugli di euforbia si fecero sempre più piccoli.
Solo allora si rese conto che quella
capra aveva le piume al posto del pelo! La grandula fece il suo verso
rauco mentre si preparava ad atterrare su un cespuglio lontano. Si
scrollò le piume vigorosamente, Zecca si librò nell'aria e andò ad
atterrare tra le canne.
Quella notte stessa Luna spiò tra i
cespugli di euforbia più lontani, nella speranza di vedere la gente
del villaggio danzare dalla gioia per la buona notizia ricevuta. Ma
tutto taceva e i falò ardevano deboli. Dai pianti dei bambini capì
che qualcuno era gravemente malato. E allora realizzò che Zecca non
aveva ancora comunicato agli uomini la buona novella.
Quella notte cadde qualche goccia di
pioggia, e così il secondo giorno la sabbia intorno a Zecca pullulava
di antilopi e gazzelle che saltavano dalla gioia. Un'ombra attraversò
il canneto dove Zecca stava in attesa e lei pensò, «Ci siamo», e
cominciò la scalata.
Oh no, quella a cui Zecca era attaccata
non era la zampa di una capra! Quando se ne rese conto, la gazzella
coi suoi salti aveva già oltrepassato il villaggio, e inseguiva la
pioggia lontano, in direzione del tramonto.
Quando la gazzella si fermò a brucare
nel tardo pomeriggio, Zecca realizzò che un altro giorno era passato
senza che il messaggio fosse stato consegnato. E ormai il villaggio
era al dì là di quel monti che erano ancora più in là dei monti più
lontani.
Poco dopo, quando Luna spiò tra i
cespugli di euforbia, vide che i falò erano ancora più fiochi della
notte precedente e senti che la gente si lamentava. Qualcuno si era
davvero gravemente ammalato, e Luna capì che Zecca non aveva ancora
consegnato il suo messaggio di gioia.
Il terzo giorno, mentre Zecca se ne
stava su una pianta di acetosa, Lepre venne a rosicchiarne le foglie
succose. E Zecca le raccontò il suo problema.
Lepre, che era terribilmente curiosa,
volle subito sapere quale fosse il messaggio, e Zecca glielo
snocciolò senza indugi: «Così come lo, Luna, muoio e poi rinasco,
anche voi morirete ma rinascerete».
«Si tratta di un messaggio importante -
pensò Lepre tra sé
Se lo consegnerò alla gente del
villaggio, entrerò nelle grazie di Luna». Subito si offri di portare
Zecca al villaggio.
Erano appena giunti al primi cespugli
di euforbia che Lepre diede una scrollata al suo manto di pelo, e
Zecca fece un volo per aria. In un battito di ciglia Lepre le urlò:
«Vattene via! », e prosegui rapida verso il villaggio, per consegnare
il messaggio agli uomini.
Purtroppo, se Zecca era miope, Lepre
aveva la vista corta. Non pensava ad altro che alla fama e alla
fortuna che avrebbe guadagnato grazie all'importante messaggio che
portava. Ma non se l'era ripassato continuamente come aveva fatto
Zecca; era scappata a gambe levate, tanto che le orecchie e la coda
bianca e soffice erano apparse come un baleno sul ciottoli e sui
ciuffi d'erba.
Ma quando giunse al villaggio, senza
fiato, Lepre non riusciva in alcun modo a ricordare il messaggio così
come glielo aveva detto Zecca. Continuava a ripeterlo, ma più lo
ripeteva più le parole si rimescolavano e lei si confondeva.
Tutta impolverata e pallida, Lepre
crollò a terra e consegnò alla gente del villaggio il seguente
messaggio: «Così come io muoio e poi non rinasco, anche voi morirete
ma non rinasce rete». La gente del kraal (villaggio) cominciò a
piangere e a ricoprirsi di cenere e di sabbia, e in quello stesso
istante, l'uomo gravemente malato esalò l'ultimo respiro.
Quella notte, quando Luna spiò tra i
cespugli di euforbia, non vide un solo carbone ardente. Il kraal era
deserto. La gente era andata tutta via. Non c'era traccia di vita.
Scrutò attentamente e non riuscì a
scorgere Zecca da nessuna parte, mentre Lepre era ancora accanto al
falò spento e ripeteva confusamente il messaggio rimescolato.
Luna si infuriò. Afferrò un ceppo di
legno arso e colpì Lepre dritto sul muso. Lepre si prese un tale
spavento che lanciò della cenere dritto in faccia a Luna.
Da allora Lepre ha il palato spaccato,
e sul volto di Luna si scorge ancora un tocco di cenere.
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Il leone, la
lepre e la iena
C’era una volta un leone di nome Simba
che viveva in una caverna. In gioventù la solitudine non lo aveva
preoccupato, ma non molto tempo prima dell'inizio di questa storia,
si era fatto una così brutta ferita alla zampa che non era più in
grado di procurarsi il cibo da solo. Finalmente cominciò a capire che
la compagnia aveva i suoi vantaggi.
Le cose gli sarebbero andate davvero
male se a Sunguru la Lepre non fosse capitato di passare un giorno
dalla sua caverna. Guardando dentro, Sunguru capì che il leone stava
morendo di fame. Subito cominciò a darsi da fare per l'amico malato e
a dargli conforto.
Grazie alle cure premurose della lepre,
Simba riguadagnò a poco a poco le forze, finché finalmente non stette
abbastanza bene da catturare qualche preda per entrambi. Ben presto
una bella pila di ossi cominciò ad accumularsi davanti all'ingresso
della caverna del leone.
Un giorno, Nyangau la Iena, mentre
fiutava qua e là nella speranza di procacciarsi qualcosa per la cena,
senti un invitante profumo di midollo. Il fiuto la condusse alla
caverna di Simba, ma poiché dall'interno gli ossi erano ben in vista,
essa non poté rubarli indisturbata. Essendo una codarda, come tutta
la sua specie, decise che l'unico modo per impossessarsi di quel
bocconcini prelibati era quello di fare amicizia con Simba. E così si
avvicinò lentamente all'ingresso della caverna e tossì.
«Chi è che rovina la serata con questo
orrendo gracchiare?» chiese imperioso il leone, levandosi in piedi e
preparandosi a indagare su quel rumore.
«Sono io, la tua amica Nyangau -
balbettò la lena, perdendo quel po' di coraggio che aveva -. Sono
venuta a dirti quanto sei mancato a tutti noi animali, e come non
vediamo l'ora che tu ti rimetta in salute!».
«Bene, sparisci - ringhiò il leone -,
perché a me pare che un'amica avrebbe dovuto informarsi della mia
salute ben prima, invece di aspettare il momento in cui potrei
tornarle nuovamente utile. Sparisci, ho detto!».
La lena strisciò via rapidamente, la
coda scarmigliata infilata tra le zampe storte, seguita dal risolini
insolenti della lepre. Ma non riusciva a dimenticare la pila di ossi
invitanti davanti all'entrata della caverna del leone.
«Ci riproverò», decise la iena. Qualche
giorno dopo fece ben attenzione a fare la sua visitina mentre la
lepre si era allontanata in cerca di acqua per cuocere la cena.
Trovò il leone che sonnecchiava davanti
all'ingresso della caverna.
«Amico mio - sorrise leziosa Nyangau -,
ho ragione di credere che la tua ferita alla zampa faccia scarsi
progressi a causa del trattamento sleale che stai ricevendo dalla tua
cosiddetta amica Sunguru».
« Cosa vuoi dire? - grugni scostante il
leone -. Devo ringraziare Sunguru se non sono morto di fame durante
la fase peggiore della mia malattia, mentre tu e i tuoi compagni
avete brillato per assenza!».
«Comunque sia, quel che ti ho detto è
vero - confidò la iena -. E’ risaputo da tutti qua in giro che
Sunguru sta facendo alla tua ferita la cura sbagliata per impedirti
di guarire. Difatti quando tu starai bene, lei perderà il suo posto
di padrona di casa - una vita comoda per lei, non c'è che dire!
Lascia che io ti dica, amico mio, che Sunguru non sta affatto agendo
nel tuo interesse!».
In quel momento la lepre tornò dal
fiume, con la zucca piena d'acqua. «Ma bene - disse rivolgendosi alla
iena mentre poggiava per terra il suo carico -, non mi aspettavo di
vederti qui dopo la tua partenza frettolosa e ingloriosa dell'altro
giorno. Dimmi un po', cosa vuoi questa volta?».
Simba si rivolse alla lepre. «Ho
ascoltato da Nyangau delle storie sul tuo conto - disse -. Dice che
sei rinomata da queste parti per la tua abilità e la tua astuzia di
dottore. Dice anche che le medicine che tu prescrivi sono
imbattibili. Ma insiste nel dire che avresti potuto far guarire la
mia ferita alla gamba già da un bel pezzo, se fosse stato nel tuo
interesse. E’ vero?».
Sunguru rifletté un attimo. Sapeva di
dover affrontare la situazione con cautela, poiché aveva il forte
sospetto che Nyangau stesse cercando di imbrogliarla.
«Beh - rispose esitante -, sì e no.
Sai, io non sono che un piccolo animale e talvolta le medicine che mi
servono sono molto grandi, e lo non sono in grado di procurarmele -
cosa che per esempio avviene nel tuo caso, buon Simba».
«Cosa vuoi dire?» farfugliò il icone,
mettendosi seduto e mostrandosi a un tratto interessato.
«E semplice - replicò la lepre -.
Quello che mi ci vorrebbe per farti guarire definitivamente è un
pezzo di pelle del dorso di una iena adulta da mettere sulla tua
ferita».
Sentito questo, il leone saltò addosso
a Nyangau prima ancora che la creatura frastornata avesse il tempo di
scappare. Strappò una striscia di pelle dal dorso della povera
idiota, dalla testa fino alla coda, e se la sbatté dritta sulla
ferita alla zampa. Mentre la pelle si staccava dalla schiena della
iena, i peli rimasti si stirarono e si drizzarono. Ancora oggi
Nyangau e tutta la sua specie hanno dei peli lunghi e grossi dritti
sulla criniera dei loro corpi sventurati.
Dopo questo episodio, la fama di
Sunguru come dottore si sparse ovunque, poiché la ferita alla zampa
di Simba guari senza ulteriori problemi. Ma ciò avvenne molte
settimane prima che la iena avesse il coraggio di farsi rivedere in
pubblico.
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Le parole di Sankhambi
Una volta le scimmie erano
animali con la pancia e pelosi che si muovevano lentamente. Per
Sankhambi il briccone era uno spasso seguirle per tirare loro la
lunga coda e farle infuriare. Le scimmie si vendicavano lanciandogli
rami e noci dagli alberi.
A Sankhambi questa faccenda delle
scimmie non piaceva e un giorno decise di affrontare la cosa. «Mie
care amiche - disse con voce dolce e un luccichio negli occhi
maliziosi -, voglio dirvi un grande segreto».
«Non gli credete; è un truccoi», disse
la scimmia più anziana, ma Sankhambi implorò e supplicò le scimmie di
ascoltare quel suo segreto davvero speciale. E poiché loro sono
animali curiosi, discesero lentamente dagli alberi e si avvicinarono.
«Mi piacerebbe potervi fare un piacere
- disse Sankhambi, con una voce dolce come il miele -. Lassù sulla
montagna c'è una caverna e in fondo alla caverna c'è un'enorme arnia
piena di miele. Venite con me, vi mostrerò la strada».
Le scimmie ingorde si misero subito in
fila dietro di lui, pensando solo alla delizia dorata che le
attendeva.
Finalmente Sankhambi le condusse
lungo la montagna fino all'ingresso di una caverna in parte coperto
da un tetto di roccia sospeso. «Entrate, amiche», le invitò
generosamente.
Ma non appena le scimmie furono
dentro, Sankhambi cominciò a battere i piedi cosicché dei tonfi
riecheggiarono per tutta la caverna, poi strillò fingendosi
terrorizzato e disse che il tetto stava crollando. «Tirate su
le braccia e reggetelo bene. lo corro a cercare dei pali per
fissarlo. Restate dove siete, non muovete neppure un muscolo, e
reggete bene!».
Le scimmie fecero esattamente
così: rimasero immobili, con le braccia tese sopra la testa per
bloccare il tetto e non farlo sprofondare. Rimasero immobili. E
ancora immobili. Difatti non osavano muoversi, altrimenti il tetto
della caverna sarebbe crollato loro dritto in testa.
Oh, se solo Sankhambi fosse
tornato in fretta con quel pali! Naturalmente, a quel punto SankhambI
stava già trotterellando giù verso il lago. «Che branco di scimmie»,
rideva sguaiato, e andò a rannicchiarsi in un posticino al sole per
farsi indisturbato un bel sonnellino pomeridiano.
Per tutta la calura del giorno, e
in mezzo al freddo della notte, mentre le stelle giacevano bianche
sull'acqua del grande lago, le scimmie rimasero immobili come
pilastri di pietra a reggere il tetto della caverna con tutte le loro
forze.
Fu solo quando la luce del giorno
cominciò a baluginare a oriente che la scimmia più anziana
all'improvviso ebbe un'idea. Con cautela staccò un dito, poi un
altro, poi tutta la zampa, poi anche l'altra... guardò le facce
sudate delle sue compagne accanto a lei e capì che Sankhambi si era
preso gioco di tutte loro!
A una a una le scimmie
abbassarono le braccia rigide e indolenzite. E quando posarono lo
sguardo sul propri corpi, videro che le loro sagome panciute erano
completamente cambiate. Con tutta quella fatica, quel sudore e quello
stare dritte immobili per reggere il tetto della caverna, i loro
corpi erano diventati lunghi e snelli.
Ed ecco perché, ancora oggi, le
scimmie riescono a muoversi sugli alberi con tanta agilità.
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Storie di
rondini
In una favola esopica si racconta come
nacque il rapporto d'amicizia tra gli uomini e le rondini: "Era da
poco germogliato il vischio e la rondine avvertendo il pericolo che
incombeva sugli uccelli, li raccolse tutti a parlamento e li esortò a
tagliare le querce produttrici di resina; nel caso però che ciò non
fosse possibile per loro, li consigliava di ricorrere agli uomini,
pregandoli che non usassero il vischio per catturarli. Ma tutti gli
uccelli cominciarono a deriderla, dicendole che stava proponendo
delle assurdità; allora la rondine andò lei stessa dagli uomini,
chiedendo di essere accolta come supplice. Grazie alla sua
perspicacia quelli acconsentirono e le permisero di diventare una
loro coinquilina. Per questo motivo, mentre a tutti gli uccelli gli
uomini danno la caccia per mangiarli, soltanto la rondine,
rifugiandosi presso di loro, può impunemente fare il nido anche nelle
loro case.
Nella mitologia greco-romana la rondine
era un animale sacro ad Afrodite (Venere). Cfr. Eliano "La rondine è
sacra agli dei protettori della casa e ad Afrodite, perché anche lei
appartiene a loro".
Nella favolistica antica troviamo
spesso la rondine: "Un giovane scialacquatore, dopo essersi mangiata
tutta l'eredità paterna, rimase con il solo mantello addosso. Vedendo
volare una rondine fuori stagione, credette che fosse già venuto il
bel tempo e che ormai potesse fare a meno anche del mantello, di
conseguenza vendette anche questo. Ma col tornare del brutto tempo ed
essendosi fatta molto rigida la temperatura, quel giovane, mentre
camminava, trovò in terra morta stecchita la rondine ed allora
esclamò: "Disgraziata hai rovinato contemporaneamente me e te!"
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Nomi
degli Uccelli in Lingua Veneta e alcuni canti (clicca e ascolta).
(si ringrazia l'amico "Bepi"
Miglioranza)
|
Nome Italiano |
Nome veneto (Zone: Treviso,
Venezia) |
|
Svasso maggiore
Tuffetto
Airone cenerino
Airone rosso
Tarabusino
Germano reale
Canapiglia
Fischione
Alzavola
Marzaiola
Codone
Mestolone
Moretta
Moretta grigia
Moriglione
Moretta tabaccata
Quattrocchi
Smergo
Pesciaiola
Sparviere
Poiana
Porciglione
Voltolino
Schiribilla
Re di quaglie
Gallinella d'acqua
Avocetta
Pivieressa
Pavoncella
Piovanelli in genere
Pettegola
Pantana, totano moro
Chiurlo
Chiurlo piccolo
Pittima reale
Beccaccia
Croccolone
Frullino
Beccaccino
Gabbiano reale
Civetta
Succiacapre
Upupa
Martin pescatore
Picchi in genere
Torcicollo
Allodola
Tottavilla
Cappellaccia
Prispolone
Pispola
Spioncello
Ballerina
Averla maggiore
Averla piccola
Passera scopaiola
Sordone
Cannaiola
Capinera
Regolo
Balia nera
Pigliamosche
Saltimpalo
Codirosso
Cesena
Sassello
Tordo bottaccio
Tordella
Codibugnolo
Cinciallegra
Cinciarella
Merlo acquaiolo
Scricciolo
Zigolo giallo
Strillozzo
Migliarino di palude
Peppola
Fringuello
Verdone
Ciuffolotto
Frosone
Gardellino
Lucherino
Fanello
Crociere
Passero
Fringuello alpino
Passera matuggia
Storno
Rigogolo
Chiandaia
Gazza ladra
Assiolo
Verzellino
Beccafico
Culbiano |
Sisolon
Sisolo
Sgarzo grigio
Sgarzo rosso
Centocoste
Masorin (m), Anara (f)
Pignol
Ciosso
Sarsegna
Crecoea, crecola
Asià
Foffano
Penacin
Magasson
Magasso
Magasseto
Campanato
Servolon
Servoea
Storea
Poia
Forsana
Quaina
Fiorin
Re quaio
Sfoio
Totano, caegher
Barusoea
Paonsina
Bisighin, tramontanee
Totano gambe rose
Totano moro, totani o totanei
Arcasa, arcada
Arcasiol
Vettola
Gainasa
Ciocheta
Becanea
Becanoto
Magoga
Suita
Tetavache
Gaeto de montagna
Piombin
Picoso, becaram
Becaformighe
Eodoea, lodola
Berlua o birulin
Capinga
Tordina
Fista
Fiston
Codacazola, coeta
Redestol, lora
Redestoea
Moreta
Foramuri
Canevela
Caonero
Stelin
Batiae
Becamosche
Favareto
Coa rosa
Ciac, gasanea, tordo colombin
Sisilin
Cit, tordo da ua
Merlo gaion, tordo gasaro
Codonet
Parusoea
Parusin
Merlota
Stronsit
Smeardo, verdois
Peton, petas
Pionsa, fiotta
Paccagnoso, pagagnos, montan
Savatol, finco
Sarantolo, sarant, lugaro
Finco subioto
Frison
Gardein
Lucarin, lugherin
Faganel
Beco in crose
Panagasa, siliga, sigheta
Maton
Selega migliarina
Stornel
Miglioro, beoria, redendolo, compare piero
Gaia
Checa
Frus
Lugherin da tramontana
Batiae
Biancheton |
La caccia
nella musica e nella storia.
Una scena di caccia
del 1300 c.a
Il testo poetico anonimo riportato di seguito fu musicato da
Gherardello da Firenze (1320-ca. 1362), che riprese il modello
delle composizioni musicali di Maestro Pietro, e fatte risalire
al 1340 circa, presso le corti d’Alberto e Massimo della Scala
(Padova e Verona). Queste composizioni erano dei madrigali che
usavano l’artificio contrappuntistico e presero il nome di
“caccia” dal fatto che una voce cacciava l’altra. L’applicazione
del canone delle due voci rendeva più concitate e realistiche le
scene all’aperto, come cacce, mercati, pesca o giochi.
Già in precedenza in Francia con la “chace” (1250 circa) si era
fatto uso del canone a più voci, ma fu con l’Ars Nova italiana
che si raggiunse il realismo e l’alta intensità emotiva con
l’ausilio d’effetti d’eco, dialogo, ripetizioni, intrecci di
note, ritmi spezzati, imitazioni e intervalli. Altri compositori
come Lorenzo da Firenze e Vincenzo da Rimini (metà XIV sec.)
imitarono e coltivarono il filone della caccia, antenata a tutti
gli effetti della fuga.
Tra i poeti rinomati per i testi delle cacce del 1300 vanno
ricordati Niccolò Soldanieri (1325-1385) e Franco Sacchetti
(1332-1400).
Da notare come l’irregolarità dei versi poetici contribuisce a
creare l’effetto di concitazione e animazione.
Tosto che l’alba del bel giorn’appare,
isveglia i cacciatori: Su ch’egli è ‘ltempo.
Alletta li can. Tè, tè, tè, Viola tè, Primiera tè.
Sull’alto al monte co’ buon’ cani a mano
E gli brachetti al piano
E nella piaggia ad ordine ciascuno!
I’ veggio sentir uno de’ nostri miglior bracchi:
stà avvisato!
Bussate d’ogni lato
Ciascun le macchie, chè Quaglina suona!
Aiò, aiò! A te la cervia vene!
Carbon l’a pres ed in bocca la tene.
Dal monte què che v’era su gridava:
A l’altra, a l’altra! E suo corno sonava.
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RIDIAMOCI SOPRA
In un paese un signore
arriva a casa ubriaco e la moglie inizia a urlare, lui è con un
amico, perde la pazienza e la strozza. Dopo tre giorni fanno il
funerale ed a una curva il carro funebre sbanda, esce di strada,
si apre la cassa e scoprono che la donna è ancora viva. Com'è,
come non è, succede che dopo due anni la strozza di nuovo e muore
davvero. Al funerale il vedovo va dall'autista del carro funebre
e gli dice: "mi raccomando alla curva di andare piano perché due
anni fa un carro funebre è uscito di strada ed è successa una
disgrazia".
Il vedovo va al cimitero e
porta i fiori sulla tomba della donna, sente un rumore si gira di
colpo e vede la cognata che gli dice: "ma la tomba non è
questa, è dall'altra parte". Lui risponde: "qua o là,
l'importante è che non sia a casa".
Finalmente arriva il giorno del
processo ed il giudice chiede all'amico: "lei era li, perché non ha
fatto niente mentre il suo amico strozzava la moglie?" "Sa signor
giudice" risponde lui "non sono intervenuto perché ho visto che ce
la faceva benissimo da solo". L'avvocato difensore, che è una
donna, per cercare di salvare il cliente cerca di convincere la
giuria che si tratta di un vecchio e incapace perfino di fare
l'amore e chiede al cliente di togliersi i pantaloni davanti al
giudice. Dice: "vede signor giudice, questa persona è una vittima,
vede che pelle moscia" e, così dicendo, mette una mano sulla -pelle
morta- per fare vedere al giudice che è tutto -inutilizzabile-.
L'imputato dice sottovoce all'avvocato: "dottoressa a cave a man se
no perdemo a causa". A
scuola: "no
prof non stavo parlando, gli ho solo chiesto una cosa"!
Il
Grand'Ammiraglio della flotta sale sulla plancia di comando, vede
una luce in lontananza tra la nebbia e ordina di segnalare: siamo
in rotta di collisione, spostatevi due gradi a sinistra. Arriva
la risposta: io non mi sposto, spostatevi voi due gradi a destra.
L'Ammiraglio si arrabbia e ordina di segnalare: sono l'Ammiraglio
della flotta e vi ordino di spostarvi due gradi a sinistra.
arriva la risposta mentre la luce si avvicina sempre di più:
spostatevi voi due gradi a destra. L'ammiraglio salta in piedi e
ordina di segnalare: sono l'Ammiraglio della flotta, capo supremo
di tutta la marina militare e vi ORDINO di spostarvi due gradi a
sinistra. La luce è vicinissima e dritta davanti alla nave,
arriva la risposta: qui il guardino del faro ... adesso sono
cavoli vostri.
Mario arriva a casa trafelato
e chiama la moglie a gran voce: Maria, Maria corri, corri che ho
vinto al totocalcio, e lei: che cosa? hai vinto al totocalcio?
Si, Si ho vinto un sacco di soldi, dice lui, dai prepara le
valige, e lei: e dove andiamo? Ma che hai capito? Gli ribatte
lui: sei tu te ne vai.
Davanti a San Pietro arrivano
tre vedove. Il Santo chiede loro: chi di voi tre donne ha tradito
il marito alzi la mano. Due alzano la mano e una no. Bene, dice
il Santo, tutte e tre in purgatorio ... anche la sorda.
Nel confessionale: padre mi
perdoni perché ho peccato, ho portato a casa la mia fidanzata. Il
padre: ma non è peccato. Padre padre ma la fidanzata l'ho anche
portata in camera. Il padre: ma non è peccato. Padre ma l'ho
anche fatta sedere sul letto. Il padre: "ma non è peccato", ed
aggiunge: "e dopo che cosa avete fatto. Niente padre ... che
peccato.
Un medico rimorchia una tipa
e la porta a letto. Alla mattina il dottore chiede alla ragazza:
allora ti è piaciuto? E lei: senti, una domanda, tu sei un
anestesista vero? Si, gli risponde, perché? perché non ho sentito
niente!
Al funerale di un cardiologo
i colleghi accompagnano mesti la salma mentre uno continua a
ridere. Gli chiedono" perché ridi? Rido perché gli hanno fatto un
cuscino di fiori a forma di cuore. Embé che c'è da ridere era un
famoso cardiologo. Rido al pensiero di che cuscino faranno a me
quando muoio ... io sono un ginecologo.
All'uscita da scuola un bimbo
si avvicina al vigile e gli dice: vigile, vigile, lo sai che se
mio papa era un gatto e mia mamma era una gatta io sarei un
gattino? e lo sai che se mio papà era un gallo e la mia mamma una
gallina io sarei un pulcino? e lo sai che se il mio papa era un
cavallo e la mia mamma una cavalla io sarei un cavallino? Il
vigile non ce la fa più e si gira arrabbiato e chiede al bimbo:
di un pò, e se tuo padre era cornuto e tua madre era una mucca tu
che cosa saresti? Il bimbo scappa via e torna dopo un pò e fa:
sono andato a chiedere al mio papà e mi ha detto che se il mio
papà era cornuto e la mia mamma era una mucca io sarei un vigile.
In un incendio muore un uomo
e chiamano la moglie per il riconoscimento della salma ma sono
rimasti intatti e riconoscibili solo gli organi genitali. La
donna si fa coraggio, alza il lenzuolo, guarda, e poi esclama:
"ma non è mio marito, anzi le dirò più, non è nessuno degli
uomini del paese".
Due fidanzatini sotto il
portone: lui è appoggiato al portone e chiede: dai dammi un
bacio. - No. - Dai dammi un bacio. - No. - Dai dammi un bacio. -
Ti ho detto di no! Si spalanca una finestra esce una signora e
grida. E dagli sto bacio basta che toglie la schiena dal
campanello del citofono.
Pierino una sera entra nella
camera dei genitori e vede la mamma seduta sulla pancia del papà
che va su e giù e chiede: mamma che cosa fate? - ma niente
Pierino la mamma cerca di sgonfiare la pancia al papà. Dopo un
attimo di riflessione il bimbo ribatte: tanto è inutile perché
tutte le mattine quando tu vai al lavoro arriva la zia che si
inginocchia davanti al papà e la rigonfia con la bocca.
Due sposi al 25° di
matrimonio partono per una vacanza in Spagna. A Madrid
sentono una signora che chiama: Pedro, Pedro vien por far la
siesta. Hai sentito marito? la siesta e tu non riesci nemmeno a
fare la prima.
Un'anziana va dal medico e si
spoglia. Il medico rimane incuriosito dal colore dei capelli che
sono bianchi mentre la "farfalla" è di pelo nero. Chiede la
motivazione del colore giovanile della parte intima e la nonna: -
vuole mettere le preoccupazioni che mi ha dato la testa, per
questo i capelli sono bianchi, mentre la farfalla, lei no, mi ha
dato solo soddisfazioni!
- Ho fatto la dieta per 15
giorni. - E che cosa hai perso? - due settimane"!
Perché i carabinieri non
fanno inseguimenti nei campi? perché hanno paura di essere
seminati.
Domande:
Come mai per chiudere Windows
bisogna cliccare su "Start"?
Come mai la Lemonsoda è fatta con aromi artificiali e nel
detersivo per i piatti trovi vero succo di limone?
Quando producono un nuovo cibo per cani "più gustoso", in realtà
chi lo ha assaggiato?
Perché sterilizzano l'ago prima di praticare le iniezioni letali?
Se volare è così sicuro, come mai quello dell'aeroporto lo
chiamano Terminal?
Se avete già provato a fare l'amore con CONTROL la prossima volta
provate con ALT CANC.
Al pronto soccorso: dottore
dottore, se mi tocco il collo sento dolore, se mi tocco il
costato sento dolore, se mi tocco il fianco sento dolore, se mi
tocco il ginocchio sento dolore che cos'ho? ... ma è semplice lei
ha rotto il dito.
Sapete chi è il poliziotto più sfortunato? Quello che muore al
posto di Blocco. E quello più fortunato? Blocco!
Le categorie più bugiarde sono le donne e i cacciatori. I
cacciatori prendono un uccello e dicono di averne presi venti, le
donne ne prendono venti e dicono di averne preso ... uno.
Il bambino alla mamma: "Mamma perché la maestra a Roberto lo
chiama Robertino, Paolo Paolino, Luca Luchino e a me no?". La
mamma tentennante: "lo capirai da grande... Pompeo!"
Quale è il Nome più bello per una ragazza da rimorchiare? Ikea: è
svedese, costa poco, te la porti subito a casa e te la monti in 5
minuti!!
L'autunno è un brutto periodo per le donne... si seccano i
piselli, migrano gli uccelli, cadono i marroni, e se poi c'è
anche la nebbia non si vede più un c....!!
Hai sentito? Il
nostro capo è morto. - Si. - E' tutto il tempo che mi sto
chiedendo chi sia morto con lui.
- Come sarebbe .. "con lui" ?
- Ma sì, ho visto che c'era scritto: "...con lui muore uno dei
nostri più instancabili lavoratori..."
Il capo all'impiegato:
- E' già la quinta volta che arriva tardi questa settimana; che
cosa devo pensare? - Che è venerdì.
Un impresario a un altro:
- Come mai i tuoi impiegati arrivano sempre così puntuali? -
Facile, 30 impiegati e solo 20 posti auto.
- Noi cerchiamo un uomo che non ha paura di nessun lavoro e
che non si dà mai malato.
- Bene, mi assuma, che vi aiuto a cercarlo.
Rossi, lo so che il suo stipendio non è sufficiente per potersi
sposare, ma un giorno me ne sarà riconoscente.
- Capo, posso uscire due ore prima oggi? Mia moglie vuole andare
per negozi con me"
- Non se ne parla nemmeno. - Grazie capo, lo sapevo che non mi
avrebbe lasciato nei casini.
Moglie - Caro, ti va di passare una bella serata?
Marito - D'accordo cara, rientro domani. Ciao!
Eva - Adamo, ti sembra questa l'ora di rincasare?
Adamo - Lascia stare Eva... una filaaaa!
Lui - Paola, quando finirai di essere gelosa?
Lei - Quando tornerai a chiamarmi Antonella!!!
- Mia moglie cucina dei piatti che si sciolgono in bocca...
- Ah, allora tua moglie sa cucinare...
- No, li serve in tavola prendendoli direttamente dal
congelatore!
- Nonno, cos'è l'AIDS?"
- Mah! Deve essere un diserbante, ho sentito dire che fa morire i
finocchi...!
- Mamma... è vero che mi ha portato la cicogna?
- Be non esageriamo, diciamo che era un gran bell'uccellone!!
Un giorno Silvio muore e finisce all'inferno, dove lo stanno
aspettando.
"Non so cosa fare", esordisce il diavolo, "Sei nel mio elenco ma
non ho più posto per te. D'altro canto devi obbligatoriamente
stare qui".
Dopo averci pensato su, il diavolo prosegue: "Sai cosa faccio? Ho
due o tre persone che non sono state tanto cattive quanto te. Ne
lascerò andare una e tu ne prenderai il posto. Anzi, ti lascio
addirittura scegliere quale liberare".
A Silvio la proposta sembra accettabile e cosi il diavolo apre la
prima porta.
Li dentro, in una grande piscina, nuota Bettino Craxi che si
immerge ripetutamente tentando di portare in superficie un
immenso e sfavillante tesoro, riemergendo però sempre
desolatamente a mani vuote.
E si immerge e riemerge, e ancora e ancora. Questo è il suo
destino all' inferno.
"No" dice il Cavaliere "non ci siamo, non sono un gran nuotatore.
E poi a mani vuote non posso restare, non potrei fare questo per
l'eternità".
Il diavolo lo conduce nella stanza successiva dove trovano
Francesco Cossiga, che con un enorme piccone deve frantumare
giganteschi massi di pietra durissima; e poi altri ed altri
ancora. "No, sa che ho un problema alla spalla, mi farebbe male
picconare in continuazione per l'eternità".
Il diavolo apre la terza porta. All'interno, l'ex presidente
degli U.S.A. Bill Clinton, nudo, sdraiato sul pavimento, con le braccia
dietro la nuca e le gambe larghe; china su di lui c'è Monica Lewinsky intenta nell'ormai famosa attività.
Silvio osserva incredulo e dopo un po' dice: "Si, si può fare,
vada per questo".
"OK" dice il diavolo, "Monica: puoi andare!".
Tra amici: "Mia moglie dopo 20 anni
di matrimonio non ha ancora capito che i colorati non si lavano a
90 gradi, pazienza per le mutande e le canottiere rosa, ma quello
che non riesco a sopportare è la bandiera italiana verde, rosa e
rosso"!.
Detti popolari:
El lievoro scampa in
proprio, el can ghe core drio par conto tersi!
El can el se el meio amigo dell'omo. A moier
dell'omo a se el meio amigo del can.
Can coragioso ... vive poco.
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Ricette
Alcune sono antiche, tratte da un testo del 1940, in cui si parla
addirittura di otarde o ortolani, uccelli oggi non cacciabili (L.
157/92). In queste vecchie ricette si usa la stufa, strumenti
oggi in disuso e, per friggere, lo strutto. Regolatevi di
conseguenza.
SELVAGGINA
(consigli generali, tratti da un testo del 1940)
Con tale nome
viene indicato l'insieme degli animali viventi allo stato di
natura dei quali si entra in possesso mediante la caccia. Questo
insieme si distingue, poi, in selvaggina da penna e in selvaggina
da pelo.
Appartengono al
primo gruppo tutti i volatili, e cioè beccaccia, quaglia, gallo
selvatico, fagiano, otarda, pernice, ecc.; la cacciagione minuta
e cioè allodola, beccafico, merlo, ortolano, ecc.; infine gli
uccelli acquatici, e cioè beccaccini, anatra selvatica,
gallinella d'acqua.
Appartengono al
secondo gruppo i mammiferi, come lepre, coniglio selvatico,
capriolo, daino e cinghiale. Rispetto agli animali domestici la
selvaggina ha carne più compatta e più colorita (la cosiddetta
carne nera), meno ricca in grassi, ma maggiormente provvista di
albumina.
La
selvaggina da penna richiede due requisiti essenziali: essere
giovane e ben nutrita; non fa eccezione alla regola il pollame, e
il detto “la gallina vecchia fa buon brodo” è una pietosa
menzogna.
I volatili sono
in genere tutti giovani, perché si tratta di selvaggina annuale:
ma in ogni modo sicuri indici della sua giovane età sono la
tenerezza del becco e la flessibilità dello sterno. Per giudicare
la necessaria pinguedine della selvaggina da penna, basterà
palpare l'animale per riscontrare se la sua carne è resistente, e
soppesarlo con la mano: il suo peso dove essere proporzionato al
volume.
Più difficile è
stabilire la giovane età della selvaggina da pelo, in
quanto gli animali più grossi vengono venduti
in pezzi e le caratteristiche somatiche dell'individuo giovane
sfuggono necessariamente al compratore.
L'esame è
ancora possibile per la lepre, che, in genere, si acquista
intiera. I mesi migliori per consumare quest’ottimo animale sono
quelli invernali, durante i quali la sua carne attinge la massima
saporosità. Gli individui vecchi si riconoscono facilmente dai
peli bianchi che hanno intorno al naso. Inoltre i denti divengono
irregolari ed acquistano una rilevante lunghezza. Un'altra
caratteristica degli animali giovani: i leprotti hanno orecchi
teneri, che facilmente si strappano, le zampe magre ed i ginocchi
grossi. Indici della freschezza dell'animale ucciso sono: assenza
di ogni cattivo odore, occhio ancor vivo, carne di un bel colore
roseo, e mancanza di venature verdastre sul ventre.
La giovane età
di un cinghiale si riconosce dai denti di difesa che appaiono
corti: i denti lunghi ed arcuati sono propri degli individui
vecchi. Ma poi che non è sempre possibile accertarsi di tali
caratteristiche, badare nell'acquisto che il pezzo di carne sia
compatto, con la pelle molto aderente.
Il capriolo e
il daino si trovano più difficilmente sul mercato: l'unico indice
della età appare dal manto che è di colore più scuro negli
individui più vecchi.
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FAGIANO
Soprannominato
il re della cacciagione, il fagiano, per l'eleganza del suo
corpo, per lo splendore delle piume e per la squisitezza delle
carni, merita effettivamente questo appellativo. Conviene però
fare qualche riserva su quello che la grande tradizione afferma.
Si vuole infatti che il fagiano non giunga alla perfezione di
sapore che quando la sua decomposizione sta per incominciare. Ma
questo stato di incipiente putrefazione, che si dice
indispensabile affinché il fagiano possa sviluppare tutto il suo
aroma, è cosa non da tutti accettata. Può esser vero che il
fagiano cucinato subito dopo ucciso non differisca sensibilmente
da un qualunque pollo, ma, secondo noi, si potrà efficacemente
cucinarlo dopo un periodo relativamente breve di riposo
(pochissimi giorni) tanto da permettere alle carni di subire una
giusta mortificazione. Il fagiano si tiene appeso per il becco e
si spiuma soltanto al momento di cuocerlo. L'antica cucina
portava in tavola il fagiano adornandolo con la testa, la coda e
le ali; ma questa pratica è stata abbandonata dalla cucina
moderna, la quale tende a semplificare tutto. E poiché resta
eliminato questo ornamento di piume, noi vi consigliamo di
acquistare sempre una fagiana anziché un fagiano, poiché la
fagiana, a patto di essere giovine, è più grassa, più delicata e
più saporita.
Una
pratica dei paesi dell'est è quella di scuoiare il fagiano
anziché spennarlo alla maniera nostra. E' un sistema molto veloce
di preparazione per la cottura ma che rende la carne secca poiché
viene a mancare la pelle. Si consiglia, nel caso che il fagiano
sia scuoiato, di tagliarlo a pezzi per la cottura e di avvolgere
i pezzi in una fetta di pancetta. Preparato in questo modo
rimarrà tenero e saporito. Provare per credere.
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FAGIANO IN
CASSERUOLA
Fagiano -
Burro - Sale - Pepe - Cognac, mezzo bicchierino - Brodo -
Estratto di carne.
Uno dei modi
più semplici e più buoni per cuocere il fagiano. Dopo averlo
nettato, legatelo e fatelo cuocere lentamente, in una casseruola
di terraglia, mettendo come unico condimento: burro, sale e pepe.
Quando sarà cotto (la cacciagione si tiene sempre scarsa di
cottura) e dorato, accomodatelo nel piatto. Togliete via un po'
di grasso dalla casseruola e staccate il fondo della cottura con
mezzo bicchierino di cognac e appena un dito di brodo, nel quale
avrete fatto sciogliere una punta di cucchiaino da caffè di
estratto di carne. Mescolate e fate dare un bollo e innaffiate il
petto del fagiano con questa pochissima salsa.
FAGIANO ALLA
CREMA
Fagiano -
Burro - Cipolla - Sale - Pepe - Crema di latte, un bicchiere -
Succo li limone.
Cuocete il
fagiano in un tegame di porcellana, con burro, poca cipolla
tritata, sale e pepe. Quando sarà quasi cotto aggiungete un
bicchiere di crema di latte e finite di cuocere irrorando
frequentemente il fagiano con questa crema. Ultimate con qualche
goccia di sugo di limone. Appoggiato il tegame su un piatto con
salvietta, mettete il coperchio e fate portare in tavola.
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FAGIANI E
POLLAME ARROSTO TARTUFATI
Giovane
fagiano, oppure cappone o tacchino – grasso di animale – tartufi
neri - sale - pepe – cognac - marsala - olio.
Il taccino, il
cappone, il fagiano tartufati si preparano tutti nello stesso
modo.
Solo varia
quantità di tartufi e di grasso animale a seconda del peso
dell'animale (per un grosso tacchino, 300 g di grasso e 500 g di
tartufi). Il grasso a pezzi e le bucce di tartufi vanno messi in
un mortaio. di terra. I tartufi sbucciati li ritaglierete in
spicchi e li metterete in una terrina con sale, pepe, un pizzico
di spezie, un po' di cognac, un po' di marsala e un po' d'olio,
lasciandoli in questa marinata per un'ora. Intanto pestate
energicamente nel mortaio le cortecce dei tartufi e la sugna in
modo da avere un impasto perfetto, che si può rendere ancora più
fine e delicato passandolo dal setaccio. Dopo che i tartufi
saranno stati in marinaggio per un'ora, travasateli con tutto il
loro condimento nel grasso e impastate il tutto con le mani. Con
questo composto di grasso aromatizzato e tartufi riempite il
tacchino, il cappone oppure il fagiano, cucitelo e mettetelo ad
arrostire in forno o allo spiedo. Nella stagione fredda è buona
regola riempire l'animale e lasciarlo in luogo fresco per due o
tre giorni, affinché le carni possano ben profumarsi dell'olio
dei tartufi. L'antica cucina consigliava, specie per i fagiani,
di racchiuderli, dopo riempiti di tartufi, in scatole di carta
pesante, tipo carta da disegno, e di lasciarli in riposo al
fresco per un paio di giorni per poi cuocerli al forno nello
stesso involucro di carta che veniva unto al momento della
cottura, e che si toglieva quasi a cottura ultimata per dar modo
all'animale di colorirsi all'esterno. E’ un sistema ottimo, che
contribuisce a facilitare la penetrazione nelle carni dell'aroma
dei tartufi.
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QUAGLIE
PICCANTI
Quaglie, 6 -
sale - pepe - uovo - olio, mezzo cucchiaio – mollica di pane
grattata.
Nettate e
fiammeggiate sei quaglie, togliete loro il collo e spuntate le
ali e le estremità delle zampine. Apritele poi con un taglio
lungo tutto il dorso, e dopo averlo ben ripulito anche
nell'interno risciacquatele e asciugatele. Quindi, premendo su
ognuna con la mano, schiacciatele in modo da allargarle un poco
ed appiattirle: né più né meno di come si fa per il pollo in
gratella. Condite le quaglie con sale e pepe e poi intridetele in
un uovo, sbattuto con mezzo cucchiaio d'olio. Passatele poi nel
pane grattato, o meglio nella mollica di pane grattata, e un
quarto d'ora prima di andare in tavola disponetele sulla gratella
e fatele cuocere su della brace voltandole spesso affinché il
pane non bruci. Appena cotto accomodatele in un piatto, velandolo
con la seguente salsa.
Salsa per le
quaglie: Brodo o acqua, mezzo bicchiere - Estratto di carne, un
cucchiaino - Fecola di patate - Burro, g. 100 - Succo di limone -
Prezzemolo trito, un, cucchiaio - Pepe o pepe di Cajenna - Aglio.
Mettete in una
casseruolina il brodo o l'acqua e scioglieteci sul fuoco
l'estratto di carne. Poi addensate leggermente il liquido con
poca fecola di patate sciolta in acqua fredda. Levate la
casseruolina dal fuoco e mischiateci, un pezzetto alla volta, il
burro, lavorando sempre la salsa con un mestolino o anche con una
piccola frusta, e non aggiungendo un pezzetto di burro se il
primo non si è amalgamato. Quando, tutto il burro sarà
amalgamato, aggiungete ancora qualche goccia di sugo di limone,
una cucchiaiata di prezzemolo trito, un buon pizzico di pepe o
una puntina di pepe rosso di Cajenna e una puntina d'aglio
schiacciato.
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FAGOTTINI DI
QUAGLIE
Farina, g. 250
- Sale - Burro, g. 100 - Acqua, un bicchiere - Quaglie, 6 - Pepe
- Uovo sbattuto.
Ricetta
semplice, elegante, e gustosa. Mettete sulla tavola di cucina 250
grammi dì farina, un buon pizzico di sale. 100 grammi, di burro e
impastate ogni cosa con circa un bicchiere d'acqua, in modo da
ottenere una pasta piuttosto soda. Fatene una palla e lasciatela
riposare per mezz'ora. Intanto nettate sei quaglie che condirete
nell'interno con un pizzico di sale e un po' di pepe. Stendete
ora la pasta all'altezza di due o tre millimetri e con un
piattino di circa 15 centimetri di diametro, che appoggerete
rovesciato sulla pasta come modello, tagliate con la punta di un
coltellino sei dischi. Se non vi riuscisse di ottenere tutti e
sei i dischi, rimpastate i ritagli. Ponete nel mezzo di ogni
disco una quaglia, ben raccolta in sé, e, ripiegate il disco su
se stesso dopo averne inumidito gli orli con un po' d'uovo
sbattuto o d'acqua.
Pigiate bene con le dita gli
orli della pasta affinché combacino perfettamente e, se volete
rendere la preparazione più elegante, passate sul doppio orlo la
rotella spizzata. Quando avrete imprigionato tutte le quaglie nel
loro involucro di pasta appoggiate i sei involti sulla placca del
forno e infornate a fuoco moderato. Dopo circa un quarto d'ora
intensificate un po' il calore, ma senza tuttavia eccedere, di
modo che dopo circa mezz'ora i fagottini siano color d'oro e le
quaglie nell'interno possano essere cotte a giusto punto.
Accomodate i fagottini in un piatto con salvietta e fateli
servire subito.
Questo sistema
di cottura, privo di ogni complicazione, mantiene alla quaglia
tutto il suo profumo, che non viene alterato dalla presenza di
grassi o aromi. La cottura si compie esclusivamente col grasso
della quaglia. E’ per questo necessario curare bene la chiusura
dei fagottini, affinché durante la cottura il sugo della quaglia
non vada disperso.
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QUAGLIE E
TORDI STUFATI
Quaglie o
tordi, 6 - Burro, g. 70 circa - Lardo, 40 dadini - Sale - Pepe -
Dadini di mollica di pane fritti nel burro o strutto - Cognac, un
bicchierino.
Nettate sei
quaglie (o tordi), fiammeggiatele, risciacquatele, asciugatele in
una ,salvietta e mettetele in un solo strato in una piccola
casseruola con mezzo ettogrammo scarso di burro e una quarantina
di dadini di lardo, della grandezza di un dado da giuoco. Condite
con sale e pepe, e mettete la casseruola su fuoco moderato,
chiudendola bene col suo coperchio. Mentre le quaglie cuociono e
imbiondiscono, friggete nel burro o nello strutto una cinquantina
di dadini di mollica di pane della stessa grandezza di quelli di
lardo. Passate un ramaiolo d'acqua bollente in una terrina di
porcellana, gettate via l'acqua e asciugate sollecitamente il
recipiente nel quale metterete le quaglie, i dadini di lardo, i
dadini di pane e qualche tocchetto di burro. Levate con un
cucchiaio tutto il grasso dalla casseruola nella quale cossero le
quaglie, diluite con un bicchierino di cognac il fondo della
cottura, staccandolo con un cucchiaio di legno, e con questa
salsetta innaffiate le quaglie, -Coprite la terrina col suo
coperchio e fate portare immediatamente in tavola.
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QUAGLIE ALLA
PURE’, DI PISELLI
Piselli, kg. 1
- Sale - Zucchero - Burro - Quaglie, 6 - Lardo - Prosciutto.
Sbucciate un
chilogrammo di piselli e cuoceteli in acqua bollente
leggermente salata. Appena cotti scolateli e passateli dal
setaccio. Raccogliete in una casseruola la purè, mettetela sul
fuoco, aggiungeteci una pizzicata di zucchero e lavoratela con un
cucchiaio, fino a che si sarà bene asciugata. Allora, fuori del
fuoco, condite la con una noce di burro. Prendete ora sei quaglie,
già nettate e preparate, spruzzatele leggermente di sale,
avviluppatele in una sottile fetta di lardo e cuocertele per una
diecina di minuti in casseruola con un pezzo di burro. Imburrate
leggermente un tegame di porcellana resistente al fuoco.
Disponete sul
fondo delle sottili fette di prosciutto e su queste spianate in
strato regolare la purè di piselli. Togliete la bardatura di
lardo alle quaglie cotte e affondatele a metà nella purè di
piselli. Innaffiate con un po' di burro fuso e mettete il tegame
in forno per una diecina di minuti.
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QUAGLIE NELLE PAGNOTTINE
Quaglie - Sale
Pepe - Salvia - Prosciutto grasso e magro - -Pasta da pane - Uovo
sbattuto.
E’ una
preparazione prettamente casalinga, che pure ha degli amatori.
Dopo aver sventrato le quaglie, portato via loro il collo con la
testa e spuntato le ali e le zampine. Conditele con sale e pepe,
mettete su ognuna un paio di foglie di salvia e poi fasciatele
con una larga fetta di prosciutto grasso e magro. Acquistate dal
fornaio della pasta da pane in tale quantità da poterne ricavare
tante pagnottine per quante sono le quaglie. Dividete la pasta in
pezzi e spianate ogni pezzo sulla tavola. Nel mezzo della
pagnottina spianata (che dovrà avere, l'altezza di circa un
centimetro) mettete la quaglia, col petto appoggiato sulla pasta
e la schiena in alto. Riportate nel mezzo il bordo della pasta
chiudendo bene la quaglia. Capovolgete allora la pagnottina
ultimata e appoggiatela sulla placca del forno in modo che la
piegatura resti al disotto. Fate così tutte le pagnottine,
lasciatele lievitare doratele con uovo sbattuto e passatele in
forno caldo per circa mezz'ora.
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ALLODOLE E TORDI COI FUNGHI
Per 6 persone:
Funghi porcini, kg. 1,5 - Olio - Aglio - Sale - Prezzemolo -
Allodole o tordi, 12 - Burro - Prosciutto grasso e magro - Pepe -
Cipolla - Cognac o marsala, un bicchierino - Acqua o brodo -
Estratto di carne.
Mondate i
funghi porcini, ritagliateli, risciacquateli e fateli cuocere con
olio, aglio, sale e prezzemolo trito. Calcolate due o più
allodole (o tordi) a persona, spiumatele, fiammeggiatele,
togliete il collo e la testa e con le forbici aprite il dorso,
vuotatele delle interiora, risciacquatele, asciugatele e,
mettendole col petto in alto, schiacciatele leggermente. Ponete
in un tegame un po' d'olio e burro, e qualche fettina di
prosciutto grasso e magro tagliuzzata. Fate scaldare, aggiungete
le allodole, conditele con sale, pepe e pochissima cipolla
tritata e fatele rosolare a fuoco vivace, facendo prender loro
colore da una parte e dall'altra. A questo punto bagnatele con un
bicchierino di cognac, o un dito di marsala, fate evaporare e poi
bagnate nuovamente con dell'acqua o del brodo, in cui avrete
sciolto un pochino di estratto di carne. L'acqua deve essere in
tale quantità da ricoprire appena le allodole. Diminuite il fuoco
e lasciate cuocere per circa un quarto d'ora, fino a che la salsa
sarà ristrettissima. Accomodate nel mezzo del piatto i funghi
porcini e intorno disponete le allodole, sgocciolando su esso il
poco sugo che sarà rimasto dalla cottura.
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ALLODOLE ALLA CACCIATORA
Allodole
- Olio - Sale - Pepe - Prosciutto - Salvia - Marsala, un
bicchierino, o mezzo bicchiere di vino bianco secco - Chicchi di
uva, un pugno - Crostini di pane fritti.
Le allodole, e
in generale tutti i piccoli uccelli, si sventrano introducendo la
punta di un coltellino nel fianco sinistro, sopra all'attaccatura
della coscia. Facendo leva col coltellino si asportano facilmente
le interiora senza deformare gli uccellini. Spiumate,
fiammeggiato, nettate bene le allodole e mettetele in una padella
con un po' d'olio, sale, pepe, qualche fettina di prosciutto
tagliuzzato e qualche foglia di salvia (poca). Fate cuocere a
fuoco forte e quando le allodole avranno preso un bel colore
d'oro scuro bagnatele con un bicchierino di marsala o mezzo
bicchiere dì vino bianco secco. Fate cuocere ancora, e qualche
minuto prima di toglierle dal fuoco, aggiungete nella padella un
buon pugno di chicchi d'uva sgranati. Se le allodole
minacciassero di bruciare, bagnatele con qualche cucchiaiata di
brodo o d'acqua. Mescolate con cura affinché i chicchi d'uva non
abbiano a disfarsi e Versate le allodole nel piatto contornandolo
di crostini di pane fritto.
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TORDI ARROSTO IN GRATELLA
Tordi, 1-2 a
persona - Sale - Pepe - Burro - Rete di maiale - Mollica di pane
grattata - Guarnizione di fettine di limone e ciuffi di crescione
- Facoltativo: tartufo nero.
Calcolate uno
o due tordi a persona. Dopo averli spiumati e fiammeggiati,
mettete i tordi davanti a voi col dorso in alto, e con le forbici
tagliate, con un taglio lungo, il dorso dall'alto in basso, come
si fa per il pollo alla diavola. Aprite leggermente il tordo,
sventratelo, risciacquatelo e asciugatelo. Poi mettetelo di nuovo
sulla tavola col petto in alto, e col palmo della mano
schiacciatelo un poco, senza tuttavia deformarlo. Condite i tordi
con sale e pepe e poi ungeteli di burro liquefatto. Se volete
dare alla preparazione un carattere di maggiore finezza, tritate
un tartufo nero e sul petto di ogni tordo seminate una forte
pizzicata di questa granella di tartufo. Fatto questo, prendete
dei quadratini di rete di maiale, grandi abbastanza da poterci
avvoltolare un tordo e, uno alla volta, involtate tutti i tordi.
Ungeteli allora con un pennello bagnato di burro liquefatto, e
poi rotolate ogni tordo nella mollica di pane grattata, facendola
bene aderire con la mano e con la lama di un coltello. Disponete
i tordi cosi ultimati sulla gratella e fateli arrostire su della
brace bene accesa, per una diecina di minuti, ungendoli di quando
in quando. Potrete anche cuocerli nel forno, ma il primo metodo è
preferibile. Quando i tordi saranno cotti (ricordate che la
cacciagione non va cotta eccessivamente) e la panatura ben
dorata, accomodate l'arrosto in un piatto, guarnendolo con delle
lettine di limone e qualche ciuffo di crescione.
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ORTOLANI COL RISOTTO
(N.B. è una
ricetta antica; gli ortolani non sono più cacciabili L. 157/92)
Ortolani -
Sale - Pepe - Salvia - Fettine di vitello, una per ogni ortolano
- Burro - Cipolla - Carota gialla - Prezzemolo - Lauro (alloro)-
Timo - Prosciutto grasso e magro - Vino bianco, mezzo bicchiere -
Brodo - Sugo di carne senza pomodoro - Fecola di patate.
Per cucinare
gli squisiti ortolani, che tra gli uccellini sono forse i più
ricercati dai buongustai, ci sono molto ricette. Una delle
migliori è senza dubbio la seguente. In possesso del numero
sufficiente di ortolani, spiumateli, nettateli e spuntate le
zampette. Passateli poi sulla fiamma di una lampada a spirito o
sulle fiammelle del gas per bruciacchiare ogni residuo di
peluria. Raccoglieteli quindi in una terrinetta, conditeli con
sale, pepe o abbondanti foglie di salvia, mescolateli un poco
perché prendano il condimento, coprite la terrina e lasciatela in
luogo fresco per un po' di tempo, affinché gli uccellini possano
ben profumarsi di salvia. Preparate tante fettine di vitello
strette, lunghe e sottili per quanti sono gli ortolani. Liberate
gli ortolani dalle foglie di salvia ed involtatene uno alla volta
nelle fettine di vitello, in modo che vi risulti come un
salsicciotto. Fermateli a due a due con uno stecco di legno, e
mettete gli ortolani così preparati in una teglia, dove avrete
messo un pezzo di burro, un po' di cipolla tritata, una carota
gialla in dadini, un ciuffo di prezzemolo trito, mezza foglia dì
lauro spezzettata, un rametto di timo e qualche fettina di
prosciutto grasso e magro. Coprite la teglia e fate rosolare a
fuoco piuttosto vivace, mescolando di quando in quando affinché
né gli ortolani né le erbe né il resto abbiano a bruciacchiarsi.
Quando uccellini e erbe avranno preso una bella colorazione
biondo-scura, versate nella teglia mezzo bicchiere di vino bianco,
mescolate ancora, e quando l'umidità del vino sarà evaporata,
bagnate di nuovo con del brodo, tanto da ricoprire appena gli
uccellini. La teglia deve essere proporzionata alla quantità
degli ortolani da cuocere e gli uccellini debbono stare allineati
in un solo strato, ma gli uni vicini agli altri, senza che
rimangano spazi vuoti. Diminuito il fuoco, coprite il recipiente
e lasciate cuocere pian piano fino a cottura completa degli
ortolani e della carne, ciò avverrà in una mezz'ora, o al massimo
trentacinque minuti. Quando gli ortolani saranno cotti,
estraeteli dalla teglia per passarli in un altro recipiente.
Passate da un colino il fondo della cottura, sgrassatelo e
rimettetelo sul fuoco, aggiungendoci un ramaiolo di sugo di carne
senza pomodoro, o, in mancanza di questo, un ramaiolo d'acqua in
cui farete sciogliere un cucchiaino di estratto di carne.
Rimettete la salsa sul fuoco e fatela un po' ridurre. Legatela
poi con un po' di fecola di patate. Quando la salsa sarà
sufficientemente densa, versatene qualche cucchiaiata sugli
ortolani messi da parte, e la rimanente salsa serbatela per
ultimare la preparazione.
Risotto:
Burro - Riso, g. 50 a pers. - Vino bianco, 1/2 bicc. - Brodo -
Parmigiano.
Mettete in una
casseruola un bel pezzo di burro, e quando sarà sciolto,
aggiungete del riso, in quantità proporzionata. Fate insaporire
il riso mescolando con un cucchiaio di legno, e poi bagnatelo con
mezzo bicchiere di vino bianco. Asciugato che sia il vino,
bagnate il riso con del brodo, portandolo a giusta cottura e
ultimandolo con dell'altro burro e abbondante parmigiano
grattato. Versate questo risotto in un piatto dandogli forma
bombata, e sul risotto accomodate gli ortolani. Innaffiate ogni
cosa con la salsa ben calda e mandate in tavola.
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PERNICE ARROSTO
Pernice
giovane - Burro - Lardo - Crostone di pane fritto nel burro -
Spicchi di limone - Crescione (foglie di vite).
E’ necessario
che la pernice sia giovine e ciò si riconosce dall'estremità
affilata delle grandi piume dell'ala, mentre la pernice adulta ha
l'estremità arrotondata e l'occhio circondato da un cerchio
rosso. Per fare le pernici arrosto s'imburra una foglia di vite
con la quale si ricopre il petto dell'animale, e sulla foglia si
dispone una fetta di lardo, tenendo a posto il tutto con una
legatura. Si fa arrostire per venti o venticinque minuti, avendo
l'avvertenza, cinque minuti prima, di togliere lardo e foglia di
vite. Si prepara un largo crostone di pane fritto nel burro, ci
si appoggia la pernice e si decora il piatto con qualche spicchio
di limone e dei ciuffi di crescione.
Se non si ha a
disposizione la foglia di vite, si ricopre il petto solo con la
fetta di lardo.
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PERNICE ALLA CREMA
Pernice -
Burro - Cipolla Sale - Pepe - Crema di latte, mezzo bicchiere -
Succo di limone.
Si fa cuocere
la pernice in una casseruola di porcellana con burro, poca
cipolla trita, sale e pepe. Quando la pernice sarà quasi cotta si
aggiungo mezzo bicchiere di crema di latte, e si ultima la
cottura irrorando frequentemente la pernice con questa crema. Si
rifinisce la salsa con qualche goccia di sugo di limone. Si serve
nello stesso recipiente.
PERNICE IN CASSERUOLA
Pernice -
Burro - Sale - Pepe - Cognac, mezzo bicchierino – Estratto di
carne.
Dopo aver
preparato la pernice si fa cuocere in una casseruola con burro,
sale e pepe. Quando la pernice sarà cotta e ben dorata si
accomoda nel piatto. Si toglie via un po' di grasso dalla
casseruola e si stacca il fondo della cottura con mezzo
bicchierino di cognac e un dito d'acqua calda nella quale si sarà
fatto sciogliere un pochino di estratto di carne. Si fa dare
ancora un bollo e con questa poca salsa s'innaffia il petto della
pernice.
BECCACCINI AL COGNAC
Beccaccini -
Burro - Sale - Pepe - Scalogno - Cognac - Estratto di carne.
Semplice ed
eccellente ricetta per cucinare i beccaccini. Dopo averli
preparati si tagliano in due metà e si fanno colorire vivacemente
nel burro. Si condiscono con sale, pepe e un piccolo trito di
scalogno, lasciandoli cuocere per circa sei minuti. Appena cotti
si accomodano nel piatto. Nel recipiente di cottura si versa un
po' di cognac, staccando bene con un cucchiaio di legno il fondo
di cottura. Si aggiunge una puntina di estratto di carne sciolta
in pochissima acqua bollente, si mescola, si sgocciola questa
poca salsa sui beccaccini e si manda subito in tavola.
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BECCACCIA FARCITA
Beccaccia -
Lardo - Burro - Scalogno - Funghi, un pugno - Sale - Pepe -
Spezie - Prezzemolo trito - Torlo d'uovo - Vino bianco – Brodo -
Grossi crostoni di pane fritti nel burro, 2 - Succo di limone.
Si spiuma, si
fiammeggia e si sventra la beccaccia. Si toglie il grecile e il
fiele che si gettano via, e il restante degli intestini si trita
sul tagliere insieme con una fettina di lardo. A parte si farà
scaldare in un pochino di burro mezzo scalogno tritato per ogni
beccaccia, aggiungendo poi un pugnello di funghi triti, che si
fanno cuocere. Si possono adoperare funghi freschi o secchi. In
quest'ultimo caso è necessario far rinvenire i funghi in acqua
fredda. Si aggiunge questo trito di funghi e scalogno agli
intestini tritati e si completa il composto con un pochino di
sale, pepe, spezie, prezzemolo trito e un rosso d'uovo. Con
questa farcia si riempie la beccaccia e si cuce. Si fascia poi il
petto della beccaccia con una sottile fetta di lardo che si tiene
a posto con una passata di refe. Si adagia la beccaccia così
preparata in una teglietta unta di burro e sì fa cuocere in forno
per una ventina di minuti, avendo l'avvertenza di bagnare di
quando in quando la beccaccia con un pochino di vino bianco e
qualche cucchiaiata di buon brodo. Si preparano, mentre la
beccaccia cuoce, due grossi crostoni di pane, ricavandoli da un
pane a cassetta, e si friggono a color d'oro nel burro. Appena la
beccaccia sarà cotta si taglia in due pezzi ed ognuno di questi
pezzi si adagia, con una parte del ripieno, sul crostone di pane.
Si spreme sulla beccaccia un po' di sugo di limone e si fa
portare subito in tavola.
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FOLAGA CON LE OLIVE
Folaga - Olio
- Lardo - Cipolla - Aglio - Sedano - Carota gialla - Timo - Lauro
(alloro)- Vino rosso secco, mezzo bicchiere - Sale - Pepe - Pomodoro -
Olive verdi in salamoia.
Assai
conosciuta e diffusa tra noi è la folaga, nella quale però il
gusto di pesce è spiccatamente pronunciato. Tra i metodi, più. o
meno empirici, per eliminarlo, il migliore è il seguente, che
rende la folaga un alimento gradevolissimo. Dopo aver spiumato,
vuotato e bene risciacquato la folaga, si tuffa in una pentola
con acqua bollente e si lascia bollire per qualche minuto. Si
getta via la prima acqua e si sostituisce con altra acqua
bollente. Dopo qualche altro minuto di ebollizione, si rinnova
per una terza volta l'acqua bollente, aggiungendoci però un
pochino di aceto. Dopo qualche altro minuto di ebollizione la
folaga è pronta per essere cucinata. Per l'azione dell'acqua
bollente essa perdo tutto il suo grasso, che è quello a più forte
gusto di pesce. Vedrete infatti che, a traverso le successivo
ebollizioni, il grasso viene, a raccogliersi in larghe chiazze
sulla superficie dell'acqua; da prima in maggiore quantità, e poi
sempre diminuendo, finché l'ultima ebollizione con aggiunta di
aceto porta via ogni residuo. Questa triplice ebollizione
preventiva non porta alcuna conseguenza nella cucinatura della
folaga, ma anzi facilita la cottura, data la durezza della carne
dell'animale. La, folaga può essere cucinata arrosto o in salmi,
secondo la formula data più sopra per l'arzàvola. Però la ricetta
migliore e più adatta, ad una buona cucina di famiglia è la
seguente.
Dopo aver
preparato con cura la folaga, come è stato detto, dividetela in
pezzi. Mettete in una casseruola un pochino d'olio e lardo
pestato, aggiungete mezza cipolla tritata, un pezzettino d'aglio,
sedano e carota gialla, e qualche buon aroma. come timo e lauro.
Fate rosolare un poco, e poi aggiungete la folaga facendo
colorire a color biondo scuro folaga e ortaggi. A questo punto
scolate un po' di grasso e bagnate con mezzo bicchiere di vino
secco rosso. Lasciate evaporare completamente il vino, condito
con sale e pepe, aggiungete pochissimo pomodoro e ricoprite
d'acqua la folaga. Diminuite il fuoco e lasciate bollire
dolcemente a recipiente coperto fino a cottura. Cinque minuti
prima togliete il nocciolo a un buon pugno di olive verdi in
salamoia, e aggiungetele nella casseruola.
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BECCACCE ARROSTO CON
CROSTINI
Beccaccia -
Sale - Lardo - Olio o burro - Crostini fritti nel burro -
Fegatini di pollo, 2 - Pepe - Lauro (alloro)- Timo - Maggiorana –
Estratto di carne, un cucchiaino - Fecola di patate, mezzo
cucchiaino - Marsala, un cucchiaino - Tuorlo d'uovo - Crescione.
La beccaccia
trova nello spiedo uno dei modi migliori per mettere in valore
tutta la finezza e il profumo della sua carne. Spiumate la
beccaccia, fiammeggiatela e poi toglietele tutte le interiora che
vanno serbate a parte (meno il grecile e il fiele che getterete
via) e serviranno per fare i crostini d'accompagno. Risciacquate
la beccaccia, asciugatela, conditela nell'interno con un pizzico
di sale, e attraversatene il corpo col becco, che deve passare
vicino all'attaccatura delle cosce. Poi con una fetta larga e
sottile di lardo fasciatele il petto assicurando il lardo con
qualche passata di refe. Spolverizzate la beccaccia di sale e
infilzatela nello spiedo. Con un pennello ungetela di burro
liquefatto o olio e esponetela alla fiamma nel girarrosto, fiamma
che deve essere piuttosto brillante, poiché la beccaccia non dove
cuocere a lungo ma colorirsi esternamente per rimanere appena
sanguinante nell'interno. Dovrete tenerla al fuoco da venticinque
a trenta minuti, non più, sempre che il fuoco sia abbastanza gaio
da poter assicurare la cottura. Le beccacce vanno cotte
all'ultimo momento e vanno servite ben calde; calcolate dunque il
tempo necessario per cuocerle, affinché non abbiano ad attendere
troppo. Un'operazione che invece richiede un pochino più di tempo
è quella dei crostini. Con le interiora di ogni beccaccia vengono
sei crostini. Quindi regolatevi in conseguenza a seconda del
numero delle beccacce che dovrete cucinare. Da un pane a
cassetta, possibilmente raffermo, ritagliate delle fette di pane
spesse un centimetro scarso e della grandezza di una carta da
gioco. Prendete una teglia in cui i crostini possano stare
allineati in un solo strato, mettete del burro in questa teglia,
fatelo soffriggere e quando sarà ben sciolto e fumante friggete i
crostini da una sola parte, avvertendo che il pane non dovrà
abbrustolirsi ma prendere una leggerissima colorazione bionda:
quindi i crostini debbono stare pochissimo al fuoco. Quando
avrete fritto tutte le fette di pane, estraetele e lasciate il
burro nella teglia perché servirà ancora. Mettete sul tagliere le
interiora della beccaccia e cioè il cuore, il fegato e le
budelline, mettete anche sul tagliere due fegatini di pollo, o
tre se sono piccini, e tritate il tutto grossolanamente. Mettete
adesso un po' di burro in una padellina, passateci il trito di
fegatini di pollo e interiora di beccaccia, condite con sale e
pepe, mezza foglia di lauro, un ramoscello di timo e un pizzico
di maggiorana. Fate cuocere, mescolando, e quando il trito sarà
cotto passatelo in un mortaio e pestatelo. Dopo pestato passate
il composto dal setaccio, e raccogliete la farcia in una
scodella. Mettete adesso sul fuoco una casseruolina o un tegamino
con un dito d'acqua, e nell'acqua sciogliete un cucchiaino scarso
di estratto di carne. Mettete in un bicchiere un dito d'acqua
fredda, e in essa stemperate mezzo cucchiaino di fecola di
patate. Quando l'acqua della casseruolina bollirà e l'estratto di
carne si sarà bene sciolto, versate in questo brodo, a poco a
poco, la farina di patate sciolta, fino a che la salsa diventerà
molto spessa. Mescolatela, e quando vedrete che è bene infittita
toglietela dal fuoco e mischiateci una cucchiaiata di buon
marsala. Ripetiamo che questa salsa deve essere molto densa.
Travasate la salsa ottenuta nella scodella della farcia,
aggiungete un rosso d'uovo e mescolate bene per amalgamare ogni
cosa. Con un cucchiaio distribuite in parti uguali questa farcia
sui crostini, appoggiandola sulla parte del pane che è stata
fritta. Con la lama di un coltello pareggiate bene la farcia
dandole forma bombata e poi allineate i crostini nella teglia che
avrete lasciata in disparte, dove deve esserci ancora del burro
avanzato dalla prima cottura dei crostini. Se questo burro non
fosse in quantità sufficiente aggiungetene un altro pochino.
Dieci minuti prima di servire la beccaccia infornate la teglia,
affinché la parte inferiore del pane possa colorirsi a sua volta
e nello stesso tempo la farcia possa rassodarsi e colorirsi
leggermente. Al momento di mandare in tavola togliete dallo
spiedo la beccaccia, liberatela dal lardo posto sul petto, e ai
lati del piatto accomodate i crostini, guarnendo il piatto con
qualche ciuffo di crescione risciacquato bene, asciugato e non
condito. Se i crostini fossero molti, li farete servire in un
altro piatto a parte. Abbiamo indicato lo spiede, che è il metodo
di cottura classico. Ma la beccaccia arrosto viene anche
benissimo in forno. Forno piuttosto vivace: tempo di cottura
circa venti minuti. La formula dei nostri crostini è forse la
migliore che si conosca.
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ARZAVOLA ALLO SPIEDE (alzavola
allo spiedo)
Arzàvola -
Lardo - Guarnizione di crescione e fette di limone (spiede).
L'arzàvola,
che è il tipo più piccolo della specie delle anitre selvatiche, è
anche il tipo più pregiato. Viene servita largamente, specie nei
pranzi di magro, essendo considerata, insieme con la folaga, la
gallinella d'acqua ed altre specie consimili, come cibo di magro.
Però, mentre quasi tutte le altre varietà, e specialmente la
folaga, hanno un gusto di pesce pronunciatissimo che non le rende
accette a tutti, l'arzàvola sfugge a questo inconveniente, e le
sue carni sono delicatissime. Dopo averla ben preparata, se ne
fascia il petto con lette di lardo e si arrostisce possibilmente
allo spiede, dando non più di quindici minuti di cottura. Si
serve con crescione e fette di limone.
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ARZAVOLA IN SALMI' (alzavola in
salmì)
Arzávola -
Sale - Pepe - Noce moscata - Spezie - Vino rosso, mezzo bicchiere
- Acqua, 2 cucchiai - Estratto di carne - Burro, g. 50 – Farina -
Succo di limone.
Dopo avere
preparato con cura l'arzàvola, arrostitela allo spiede o in
forno, dando ad essa non più di dieci minuti di cottura. Il fuoco
dov'essere abbastanza vivace, affinché la carne possa subito
colorirsi all'esterno, pur rimanendo piuttosto sanguinante
all'interno. Togliete allora le due parti del petto e le cosce,
ritagliando il tutto in fini asticciole, che condirete con sale,
pepe, noce moscata e spezie, e terrete in caldo tra due piatti.
Spezzettate la carcassa col coltello, pestatela nel mortaio e
diluite queste ossa pestate con mezzo bicchiere di vino rosso.
Passatele da un colino pigiando con forza per estrarre tutto il
succo dalla carcassa pestata. Raccogliete questo liquido in una
casseruolina e aggiungeteci un paio di cucchiaiate d'acqua, in
cui avrete sciolto un po' di estratto di carne. Scaldate la salsa
senza lasciarla bollire, legatela con un pezzetto di burro
impastato con poca farina, e completatela aggiungendoci una
grossa noce di burro in pezzetti messi un po' alla volta e sempre
mescolando. Spremete finalmente sulla salsa un po' di sugo di
limone e versatela sulle asticciole di arzàvola preparate.
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FILETTI DI ARZAVOLA (alzavola) ALLE
ACCIUGHE
Arzàvola allo
spiede o al forno - Burro - Parmigiano grattato – Acciughe -
Mollica di pane grattata - Succo di limone.
Dopo
aver cotta l'arzàvola allo spiede o al forno, tenendola molto
scarsa di cottura, staccate le due parti del petto e appoggiatele
su un piatto di porcellana resistente al forno o di metallo
argentato, abbondantemente imburrato. Spolverizzate i due filetti
di parmigiano grattato, poneteci sopra dei filetti d'acciuga
tagliati in cordoncini sottili e ben pareggiati. cospargete con
poca mollica di pane fresca grattata, innaffiate di burro fuso e
fate gratinare per pochi minuti in forno caldo. Prima d'inviare
in tavola spremete sui filetti un po' di sugo di limone.
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GALLINELLA D'ACQUA
Assai meno
stimata dell'arzàvola, la gallinella di acqua può essere
nondimeno preparata arrosto o in salmì. Dovendola arrostire al
forno è consigliabile di non appoggiarla direttamente sulla
teglia, ma di metterla su una piccola gratella affinché il
grasso, che ha forte odore di pesce, possa scolare e non
impregnare le carni di quest'odore poco gradito.
SALMI’ CLASSICO
Pernici,
fagiani, beccacce, pivieri, anitre, oche o pavoni, ecc. – Lardo –
Cognac , mezzo bicchierino - Brodo - Estratto di carne - Burro -
Carota gialla – Cipolla – Scalogno - Timo - Lauro (alloro)- Prezzemolo -
Pepe in grani – Sale - Vino, mezzo bicchiere - Farina – Funghetti
coltivati e cotti nel burro, 10 - Tartufo.
I piatti di
caccia non si fanno certo tutti i giorni in famiglia. Appunto per
questo vogliamo darvi, per la caccia, le migliori ricette della
tradizione culinaria; e la seguente è tra le più fini
preparazioni dell'alta cucina. Da taluni si crede che il salmì
debba essere
una preparazione a base d'aceto, mentre nel salmi classico non ve
ne è neanche la più piccola traccia. Il salmi può farsi sia con
alcune specie di cacciagione, come fagiani, pernici, beccacce,
pivieri, anitre selvatiche, ecc., sia con animali d'allevamento,
come oche, faraone, pavoni, piccioni, ecc. Qualunque animale
destinato ad essere preparato in salmi va prima arrostito, allo
spiedo - preferibilmente - o al forno. Se si tratta di selvaggina
la cottura dovrà essere tenuta leggermente scarsa. L'animale
viene poi ritagliato in pezzi e insaporito in una speciale salsa.
Prenderemo come esempio il salmi di pernici, sul quale potrete
basarvi per qualunque altra specie di salmi. In possesso di una o
più pernici fasciate loro il petto con una fetta di lardo e
arrostitele, allo spiede o in forno, per una ventina di minuti,
in modo da averle appena cotte. Dividete ogni pernice in cinque
pezzi e cioè: le due cosce, i due filetti con l'ala attaccata e
la parte centrale del petto. Il dorso della pernice andrà messo
da parte. Togliete la pelle ai cinque pezzi già detti e
pareggiateli bene. Prendete ora una casseruola, metteteci mezzo
bicchierino di cognac, dategli fuoco e lasciatelo ardere un
momento. Aggiungete due cucchiaiate di brodo bollente in cui
avrete sciolto una puntina di estratto di carne. Mettete in
questa casseruola i pezzi di pernice, copriteli con un foglio di
carta bene imburrata, affinché non abbiano a disseccarsi e
chiudete col coperchio, lasciando la casseruola in caldo vicino
al fuoco. Per ogni pernice tritato mezza carota gialla di media
grandezza, un po' meno della quarta parte di una cipolla e uno
scalogno. Mettete queste erbe in una casseruola con un po' di
burro, aggiungete un rametto di timo, un pezzetto di lauro,
qualche gambo di prezzemolo tagliuzzato, un pizzico di pepe in
granelli, un po' di sale e fate colorire. Quando questi aromi
saranno coloriti scolate via il grasso e bagnateli con mezzo
bicchiere di vino bianco. Lasciate ridurre il vino a metà e poi
aggiungete - sempre per ogni pernice - un ramaiolo abbondante di
brodo nel quale avrete sciolto un cucchiaino scarso di estratto
di carne. Avrete intanto pestato nel mortaio la pelle e il dorso
della pernice. Mettete tutto ciò a bollire insieme Con la salsa,
lasciando cuocere per una diecina di minuti. Passate poi il tutto
dal Setaccio, pigiando bene col cucchiaio per estrarre tutto il
sugo dalle erbe e dalle ossa tritate. Raccogliete questa salsa in
una casseruolina, addensatela leggermente con un pezzetto di
burro impastato con poca farina e lasciato bollire adagio adagio
per una diecina di mintiti ancora, togliendo con un cucchiaio
tutte le impurità che verranno a galla. Finite la salsa, fuori
del fuoco, mettendoci, uno alla volta, qualche pezzettino di
burro, e mescolando per unire bene il burro alla salsa e darle
del vellutato. Versate questa Salsa sui pezzi di pernice tenuti
in caldo, e riscaldate ogni cosa, ma senza lasciar bollire.
Aggiungete una diecina di funghetti, già cotti a parte con un po'
di burro, un piccolo tartufo sottilmente affettato, e travasate
il salmi nel piatto.
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CROSTINI DI FINTA CACCIAGIONE
-Per 6 persone
(24 crostini): Cipolla - Lardo, g. 100 - Fegato di maiale o di
vitello, g. 100 - Sale – Pepe - Timo - Lauro (alloro)- Marsala - Fettina
di vitello o di maiale, g. 100 - Prosciutto, g. 30 - Salvia –
Tuorlo d'uovo - Pane a cassetta - Burro - Spicchi di limone -
Facoltativo: fegatino di pollo.
Affettate
sottilmente un pezzetto di cipolla e tagliate in dadini una
fettina di lardo da un ettogrammo. Quando la cipolla incomincerà
a soffriggere e il lardo sarà diventato trasparente (non dove
sfrittolarsi, ma rimanere morbido) aggiungete un ettogrammo di
fegato dì maiale o di vitello o - se l'avete – un fegatino di
Pollo. Anche il fegato dove essere ritagliato in dadi. Condite
con sale, pepe, un rametto di timo e un pezzetto di lauro, e
quando il fegato sarà appena
cotto togliete
la padella dal fuoco e travasate il tutto in una scodella.
Mettete ora nella stessa padella un dito di marsala e su fuoco
molto leggero fatene evaporare circa la metà. Unite il poco
marsala rimasto al resto. Lasciate freddare e poi passate ogni
cosa dalla macchinetta da tritare, aggiungendo una fettina di
carne cruda (di maiale o di vitello) del peso di un ettogrammo,
una fettina di prosciutto di una trentina di grammi e un paio di
foglie di salvia tritato. Passate un paio di volte il composto
nella macchina per averlo molto fino e raccoglietelo in una
scodella; aggiungeteci un rosso d'uovo e impastate bene ogni
cosa. Tagliate da un pane a cassetta dei crostini rettangolari
alti mezzo centimetro lunghi sette centimetri e larghi tre
centimetri. Disponete sopra un po' di ripieno, lisciandolo con la
lama di un coltello e dandogli una f orma leggermente bombata.
Allineateli in una teglia bene imburrata e infornateli per una
diecina di minuti. Accomodateli in un piatto con salvietta e
accompagnateli con limone a spicchi.
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LEPRE IN SALMI'
Lepre -
Cipolla - Sedano - Carota gialla - Prezzemolo - Lauro (alloro) - Timo -
Rosmarino - Salvia - pepe - Vino rosso, un bicchiere d’olio -
Sale – Farina, mezzo cucchiaio - Acqua, 1-2 ramaioli -
Facoltativo: 2 acciughe, aglio, aceto, vino bianco.
Spellare la
lepre è cosa facilissima. S'incide all'attaccatura delle zampe
anteriori o posteriori: si fanno cioè quattro tagli circolari su
ogni attaccatura. Si prosegue incidendo le due cosce in modo da
metterlo a nudo. Si prendono allora entrambe le zampe posteriori
con la mano sinistra e con la destra si tira giù la pelle,
rivoltandola. La pelle verrà via così facilmente fino al collo.
Con qualche altro opportuno taglio sulle zampe anteriori si
spellerà completamente l'animale. Dopo averlo spellato si mette
sulla tavola appoggiato sul dorso. e con un coltello si apre dal
basso ventre fino al petto; si allarga con le mani, si estraggono
gli intestini e si taglia in pezzi: generalmente la testa e lo
zampe si scartano; si tagliano nel punto dell'articolazione le
zampe, quindi si staccano le due cosce. Si corica il torso
rimasto sul fianco, e con un coltello si taglia l'estremità delle
costole, che va gettata via. Si taglia allora la groppa in due
parti uguali, che si suddivideranno ancora in due pezzi ognuna, e
per ultimo si staccherà il collo. Se si trattasse di una lepre
molto grossa queste divisioni potranno essere moltiplicate.
Risciacquate
accuratamente i vari pezzi e asciugateli. Poi accomodateli in una
terrina e ricopriteli con una cipolla, un po' di sedano, carota
gialla e prezzemolo, il tutto tagliuzzato. Aggiungete mezza
foglia di lauro, un rametto di timo, un
pizzico di
rosmarino, una foglia di salvia, un buon pizzico di pepe e
innaffiate ogni cosa con un bicchiere di vino rosso. Lasciate
stare così la lepre per un'ora o due; poi estraetela dalla
marinata e asciugatela. Mettete in una casseruola un po' d'olio,
fatelo ben scaldare e aggiungete i pezzi della lepre. Conditeli
col sale e lasciateli rosolare, aggiungendo man mano le varie
erbe impiegate nella marinata, che tirerete su con una cucchiaia
bucata. Quando i pezzi saranno rosolati scuri, spolverizzateli
con mezza cucchiaiata di farina, mescolate e dopo un minuto o due
versate nella casseruola il vino nel quale ha marinato la lepre.
Asciugate il vino e bagnate la lepre con un ramaiolo o due
d'acqua, diminuito un po' il fuoco, coprite la casseruola e
lasciate finir di cuocere dolcemente. Al momento di andare in
tavola estraete i pezzi della lepre e disponeteli nel piatto.
Staccate il fondo con un pochino d'acqua e passate da un colino.
Con questa poca salsa velate la lepre e fate servire.
Se proferite
una salsa un po' piccante, cotta la lepre mettetene i vari pezzi
in un'altra casseruola. Staccate il fondo di cottura, passatelo e
aggiungetelo alla lepre. Pestate nel mortaio un paio di acciughe
lavate e spinate, una cucchiaiata di prezzemolo, un pizzico di
pepe e una puntina d'aglio, e stemperate con un dito d'aceto e un
dito di vino bianco. Versate questa salsetta sulla lepre,
mescolate e tenete in caldo vicino al fuoco, ma senza bollire,
per cinque minuti.
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LEPRE ALLA SANT'UBERTO
Lepre - Olio -
Cipolla - Carota gialla - Sedano - Chiodo di garofano - Salvia -
Lauro (alloro)- Timo - Rosmarino - Maggiorana - Ginepro, 10 bacche -
Aglio - Vino rosso, 2 bicchieri - Aceto - Farina, un cucchiaio -
Acqua, 1-2 ramaiuoli - Gelatina di ribes, un cucchiaio –
Filettino di buccia di arancia, mezzo cucchiaio.
Spellata,
preparata e divisa in pezzi la lepre, fate una marinata nel modo
seguente. Mettete in una casseruola due o tre cucchiaiate d'olio,
un cipolla, una carota gialla e una costola di sedano tritati, e
lasciate cuocere su fuoco molto moderato per un buon quarto d'ora
senza però far colorire le erbe. Aggiungete allora un chiodo di
garofano, due foglie di salvia, una foglia di lauro, un rametto
di timo, poco rosmarino, un pizzico di maggiorana, una diecina di
bacche di ginepro e uno spicchio d'aglio diviso in fettine.
Lasciate cuocere per un paio di minuti e poi bagnate con due
bicchieri di vino rosso e due dita d'aceto. Mescolate, fate
levare il bollore, togliete la casseruola dal fuoco e travasate
la marinata in un recipiente di terraglia per lasciarla freddare.
Accomodate i pezzi della lepre (lavati e asciugati) in una
terrina, versateci la marinata fredda con tutti gli aromi e
lasciate stare così fino al giorno dopo. Il giorno dopo mettete
un po' d'olio in una casseruola, fatelo scaldare, e poi
aggiungeteci i pezzi della lepre tolti dalla marinata e bene
asciugati. Fate rosolare a fuoco vivace, e quando la lepre
incomincia a colorire aggiungete un po' alla volta le erbe e gli
aromi della marinata che estrarrete dal vino con una cucchiaia
bucata. Quando ogni cosa avrà preso una tinta piuttosto scura
aggiungete una cucchiaiata di farina. Mescolate e dopo un minuto
o due, versate nella casseruola, un po' alla volta, il liquido
della marinata, non mettendone dell'altro se il precedente non si
è asciugato. Esaurito tutto il vino,
bagnate la lepre con un
ramaiolo o due d'acqua, coprite la casseruola, diminuite il fuoco
e lasciate finir di cuocere dolcemente. Estraete allora i pezzi
di lepre dalla casseruola e teneteli in caldo; Staccate il fondo
di cottura della casseruola aggiungendo un pochino d'acqua e se
ci fosse molto grasso galleggiante - cosa improbabile - lo
toglierete con un cucchiaio. Passate la salsa da un colino,
raccoglietela in un'altra casseruola e aggiungete una cucchiaiata
di gelatina di ribes e una mezza cucchiaiata di filettini di
scorza d'arancia, ottenuti tagliando sottilmente un pezzo di
buccia d'arancia (senza parte bianca) e ritagliando questa buccia
in listelline sottilissime. Sciolta la gelatina di ribes
rimettete nella casseruola i pezzi di lepre, mescolate e tenete
in caldo fino al momento di mandare in tavola.
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CINGHIALE IN AGRODOLGE ALLA
ROMANA
Un pezzo di
cinghiale - Vino secco, 3 bicchieri - Aceto, mezzo bicchiere
abbondante - Cipolle - Carote gialle - Sedano - Prezzemolo -
Chiodi di garofano, 6 - Lauro (alloro)- Timo - Pepe - Olio - Sale - Lardo
– Prosciutto grasso e magro - Zucchero, 2-3 cucchiai - Aglio -
Cioccolata grattata, 2 cucchiai - Fecola di patate, se occorre -
Uvetta sultanina, un pugno -
Visciole
secche, un pugno - Prugne secche - Scorzetta di cedro e di
arancia candita.
Il cinghiale si
dovrebbe sempre, prima di cucinarlo, tenere almeno un paio di
giorni in un bagno aromatico. Quando non c'è tempo di fargli
subire il marinaggio, se ne può fare a meno, ma certo riuscirà
meno saporito. Si lava bene il pezzo dì cinghiale e si asciuga.
Alcuni conservano la cotenna; altri, e forse più opportunamente,
la tolgono e la gettano via, poiché, a meno che non si tratti di
cinghiali assai giovani, la cotenna risulta sempre dura e poco
digeribile. Si mette sul fuoco una casseruola con due bicchieri
di vino e un po' meno di mezzo bicchiere d'aceto. Si aggiungono
una cipolla, una carota gialla, un paio di costole di sedano e un
ciuffo di prezzemolo, il tutto tagliuzzato; e poi due o tre
chiodi di garofano, una foglia di lauro, un paio di rametti di
timo e un buon pizzico di pepe in granelli. Si fa levare il
bollore a tutto ciò e si lascia freddare, avendo però
l'avvertenza di travasare la marinata in una terrinetta e di non
lasciarla freddare nel rame. Si accomoda, il pezzo di cinghiale
in una terrina, ci si versa la marinata fredda con tutte le erbe
e si lascia in questo bagno aromatico per un paio di giorni, come
è stato già detto. Se la marinata non fosse sufficiente a
ricoprire il pezzo di cinghiale, converrà voltare la carne a
lunghi intervalli (due o tre volte nella giornata). Quando si
deve cuocere il cinghiale, si estrae dalla marinata, si asciuga,
si lega con un po' di spago per mantenerlo in forma. Si versa un
po' d'olio in una casseruola, e quando è ben caldo si mette giù
il pezzo di cinghiale, che si fa rosolare a lungo e su fuoco
piuttosto vivace. Si condisce con sale e pepe, e si aggiungono un
paio di cipolle di media grandezza, una carota gialla e una
costola di sedano, il tutto tagliuzzato, un paio di chiodi di
garofano, un rametto di timo e mezza foglia di lauro. Si
aggiungono anche dei pezzetti di lardo e del prosciutto grasso e
magro in listelline o in dadini. Si fa continuare a rosolare su
fuoco
vivace, voltando di quando in
quando il cinghiale, e raggiunta una bella colorazione scura
delle erbe e della carne, si bagna ogni cosa con un bicchiere di
vino secco. Si stacca bene col cucchiaio il fondo della cottura,
e appena il vino è evaporato si ricopre la carne con acqua.
Appena il cinghiale bollirà nuovamente, si mette il coperchio
sulla casseruola, si diminuisce il fuoco e si lascia finir di
cuocere pian piano. Quando, immergendo un ago da cucina nella
carne, l'ago vi penetrerà facilmente, il cinghiale sarà cotto a
giusto punto. Estraetelo, liberatelo dallo spago e mettetelo in
una casseruola più piccola con poche cucchiaiate di sugo,
copritelo e tenetelo in caldo. Con un cucchiaio portate via
allora tutto il grasso che si sarà raccolto alla superficie del
sugo del cinghiale rimasto nella casseruola grande. Questo sugo
dovrà avere una giusta densità, e non essere in quantità
eccessiva: tanto da formare una sufficiente salsa per la carne.
Mettete adesso in un polsonetto due o tre cucchiaiate di
zucchero, uno spicchio d'aglio schiacciato e la quarta parte di
una foglia di lauro. Lasciate liquefare lo zucchero, mescolandolo
frequentemente (senza aggiungerci affatto acqua), e quando sarà
diventato biondo chiaro bagnatelo con due dita d'aceto. Vedrete
che lo zucchero ai rapprenderà un po' nel fondo del recipiente.
Staccatelo pian piano con un mestolo, sempre tenendolo sul fuoco,
e quando sarà completamente sciolto, aggiungete due cucchiaiate
di cioccolata grattata. Lasciate bollire ancora un pochino, e
quando anche la cioccolata sarà sciolta, passate questa salsa
nella casseruola del sugo del cinghiale. Mescolate, lasciate
scaldar bene e se questa salsa fosse un po' liquida,
l'addenserete con un po' di fecola di patate sciolta in un dito
d'acqua, o con una noce di burro impastata con un cucchiaino di
farina. Ottenuta una salsa di giusta densità, passatela da un
colino, raccogliendola in un'altra casseruola. Uniteci allora un
pugno d'uvetta sultanina, un pugno di visciole secche, qualche
prugna secca e un po' di scorzetta di cedro e di arancia candita,
ritagliata in dadini.
Le visciole e
le prugne vanno prima tenute per un po' di tempo in bagno in
acqua tiepida per nettarle dalla polvere e lasciarle rinvenire;
poi si disossano. Affettate finalmente il cinghiale, disponetelo
sul piatto di servizio e versateci la salsa bollente.
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CINGHIALE IN SALSA DI RIBES
Cinghiale
cucinato come nella ricetta precedente - Gelatina di ribes, un
cucchiaio colmo - Pinoli, un pugno - Scorzetta di arancia candita
in pezzettini, un cucchiaio - Burro.
Se desideraste
completare il cinghiale con la salsa di ribes, seguirete il
seguente procedimento. Dopo cotto il cinghiale nel modo già
spiegato, estraetelo dalla casseruola, liberatelo dallo spago e
tenetelo in caldo, coperto. Sgrassate accuratamente il sugo, e se
non fosse sufficientemente denso legatelo con un pochino di
fecola: se fosse invece troppo ristretto diluitelo con un po' di
brodo o acqua. Ottenuta una salsa di giusta consistenza e in
quantità tale da poter essere sufficiente per rivestirne il
cinghiale, passatela da un colino raccogliendola in un'altra
casseruola. Rimettetela sul fuoco, fatela ben scaldare e
aggiungeteci una cucchiaiata colma di gelatina di ribes, un pugno
di pinoli e un'abbondante cucchiaiata di scorzetta di arancia
candita, ritagliata in pezzettini. Quando la gelatina di ribes
sarà ben sciolta, tirate indietro la casseruola e ultimate la
salsa con qualche pezzettino di burro. Affettate il cinghiale e
innaffiatelo con la salsa.
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NOCE DI DAINO IN SALSA DI CILIEGE
Per 6
persone: Lombata di daino (sella) senza ossa, kg. 1 - Olio, mezzo
bicchiere Cipolla - Carota gialla - Sedano Prezzemolo - Aglio, 2
spicchi Maggiorana - Menta - Origano Timo - Lauro (alloro)- Ginepro, 5-6
bacche - Salvia - Rosmarino - Coriandoli - Vino rosso secco, un
bicchiere e mezzo - Aceto - Burro, g. 50 circa - Sale -
Estratto di carne, un cucchiaino - Farina, un cucchiaio -
Salsa di ciliege.
Per questa
squisita preparazione di caccia dovrete provvedere
preferibilmente un pezzo di lombata di daino, o, come più
comunemente si dice, di sella. Questa lombata va poi disossata in
modo da ricavarne il lombo senz'osso. Nettate accuratamente la
carne da tracce di pelle, grasso e filamenti nervosi e
ritagliatela in fette d'un paio di dita di spessore, che poi
spianerete leggermente con lo spianacarne. Accomodate queste
fette di carne in una terrina e preparate la marinata. Mettete in
una casseruola un po' meno di mezzo bicchiere d'olio, una cipolla
tagliuzzata, una carota gialla in fette sottili, una costola di
sedano tagliuzzata e abbondante prezzemolo. Lasciate cuocere per
circa mezz'ora su fuoco molto moderato, affinché le erbe non
abbiano a colorirsi. Aggiungete allora due spicchi d'aglio
ritagliati in fettine e un misto di aromi composto di: un pizzico
di foglie di maggiorana, di menta e di origano, un rametto di
timo, una foglia di lauro spezzettata, cinque o sei bacche di
ginepro, un po' di salvia, poco rosmarino e un pizzico di
coriandoli. Mescolate e appena l'aglio incomincerà a scaldarsi
bagnate con un bicchiere e mezzo di vino rosso secco e un dito
d'aceto. Lasciate bollire insensibilmente per cinque minuti e poi
togliete la marinata dal fuoco. Lasciatela freddare e versatela,
con tutti gli aromi, sul daino. Coprite la terrina e mettetela in
luogo fresco per tre o quattro giorni. Se la marinata non fosse
sufficiente per ricoprire la carne, avrete l'avvertenza di
innaffiare la carne con la marinata o di voltarla.
Questo una
volta al giorno. Non avendo tempo disponibile potrete ridurre il
tempo di marinagio anche a una giornata, specie se la stagione è
calda; altrimenti la carne correrebbe il rischio di alterarsi.
Quando dovrete
cucinare queste nocette di daino estraetele dalla marinata,
liberatele dalle erbe e asciugatele bene in una salvietta.
Mettete poi un pezzo di burro e poco olio in un tegame di rame a
bordi bassi, o in una teglia, e quando i grassi saranno ben caldi
mettete giù la carne che farete rosolare a fuoco vivace da una
parte e dall'altra. Conditela allora col sale e portatela a
cottura diminuendo un po' il fuoco e bagnandola con qualche
cucchiaiata della marinata. Quando le nocette saranno cotte
disponetele tra due piatti e tenetele in caldo. Scolate un po'
del grasso rimasto nel tegame o nella teglia, rimettete il
recipiente sul fuoco e versateci circa un bicchiere della
marinata rimasta, che avrete fatto passare da un colino per
liberarla dalle erbe. Aggiungete un cucchiaino di estratto di
carne e lasciate che la salsa evapori di circa la metà.
Addensatela allora con una noce di burro impastata con un
cucchiaio di farina, date un'ultima mescolata e rimettete nel
recipiente le nocette di daino che lascerete bene intridere nella
salsa, sull'angolo del fornello, senza che abbiano più a bollire.
La salsa deve
risultare pochissima e densa. Coprite il recipiente e tenetelo in
caldo fino al momento di mandare in tavola. Preparate ora la
seguente salsa di ciliege che servirà ad accompagnare il daino.
Salsa di
ciliege - Un'arancia - Marsala, un bicchiere - Gelatina di
ribes, g. 100 - Cannella - Ciliege sciroppate, g. 300.
Con un
coltellino tagliente portate via sottilmente la buccia di
un'arancia, senza tracce di parte bianca. Ritagliate questa
buccia in filettini minuscoli e metteteli in una casseruolina con
un bicchiere di marsala dolce e il sugo dell'arancia. Ponete sul
fuoco e lasciate bollire fino a che il liquido si sarà ridotto a
metà. Aggiungeteci allora un centinaio di grammi di gelatina di
ribes, un pizzico di cannella e quando il ribes sarà ben sciolto
aggiungete tre ettogrammi di ciliege dolci sciroppate e scolate
dal loro sciroppo. Fate dare ancora un bollo e travasate le
ciliege con la loro salsa in una piccola legumiera. Accomodate le
nocette di daino nel piatto di servizio e a parte fate servire le
ciliege.
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NOCETTE DI FINTO DAINO
Per 6 persone:
Filetto di maiale, kg. 1 - Per il resto, come nella ricetta
precedente.
Questa
preparazione è una derivazione della ricetta precedente. Liberate
accuratamente il filetto dal grasso e da qualche filamento,
ritagliatelo in fette di circa tre dita di spessore, che
spianerete in modo che possano allargarsi un poco e raggiungere
l'altezza di un dito, rimanendo rotondo. Accomodatelo in una
terrina e, per la marinata come per tutto il procedimento di
cottura, regolatevi esattamente secondo le istruzioni contenuto
nella precedente ricetta.
I filetti di
maiale preparati come quelli di daino sono squisiti e, se la
preparazione è stata eseguita bene, riesce difficile riconoscere
la carne di maiale da quella di daino o di capriolo.
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CANNOLICCHI AL BASILICO
Per 4 persone:
Cannolicchi, g. 500 - Grasso di prosciutto, g. 50 - Prezzemolo -
Aglio Strutto, un cucchiaio - Pomodori, kg. 1 - Sale - Pepe
Parmigiano grattato, g. 50 - Basilico.
I cannolicchi
sono una qualità di pasta bucata di piccolo taglio, adattatissima
ad essere cucinata col sugo. Dovrete scegliere una varietà non
molto grande e piuttosto spessa, che mantenga bene la cottura.
Mettete sul tagliere una fetta di grasso di prosciutto (mezzo
ettogrammo abbondante) e tritatela finemente con un po' di
prezzemolo e un pezzetto d'aglio. In una casseruola mettete il
grasso di prosciutto tritato e una cucchiaiata di strutto, e
quando il grasso sarà f uso e leggermente soffritto, aggiungete
nella casseruola un chilogrammo di pomodori che avrete lavati,
spellati, fatti in pezzi e privati dei semi. Preferite una
qualità di pomodoro carnosa e con poca acqua. Conducete la
cottura a fuoco piuttosto vivace, e condite con sale e pepe.
Quando il pomodoro sarà quasi cotto, per il che occorrerà un
tempo relativamente breve, mettete in una pentola con acqua
salata in ebollizione la pasta; poi scolatela, versatela in una
terrina e conditela con la salsa preparata, mezzo ettogrammo di
parmigiano grattato e una cucchiaiata di foglie di basilico
fresco ben lavate e tagliuzzate. Siccome la salsa rimane un po'
densa, è bene aggiungere, mentre si condisce la pasta, qualche
cucchiaiata dell'acqua di cottura. Potrete eseguire la stessa
ricetta con vermicelli, maccheroncini, ecc.
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SPAGHETTI CON VERDURE E SCAMPI
Per 4
persone: Spaghetti: g 320 - scampi: g 400 - pomodorini: g 200 -
una zucchina - una carota - sedano: g 100 - prezzemolo - uno
spicchio d'aglio - peperoncino - vino bianco - olio extravergine
d'oliva - sale. Dopo aver lavato i pomodorini tagliarli a metà.
Lavare le altre verdure. Con uno scavino formare le perle di
verdure con la carota, il sedano e la zucchina e bollirle in
acqua salata, iniziando dalle verdure più dure. Sciacquare gli
scampi e con un coltellino affilato tagliarli sul dorso. In una
padella scaldare due cucchiai d'olio, aggiungere l'aglio, il
peperoncino e gli scampi, rosolare, bagnare con il vino bianco,
lasciare evaporare, unire i pomodorini, coprire, a metà cottura
aggiungere le perle di verdure e un po' d'acqua e continuare la
cottura per 15 minuti. Cuocere gli spaghetti in acqua salata,
scolarli, condirli con le perle di verdure e l'intingolo di
scampi e spolverarli con il prezzemolo tritato.
Tempo di preparazione: un'ora.
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Bucatini al ragù di capesante
Per 4
persone: Bucatini: g 320 - 20 capesante - uno scalogno -
prezzemolo: g 30 - concentrato di pomodoro: g 40 - vino bianco -
olio extravergine d'oliva - sale e pepe. Lavare, asciugare e
tritare il prezzemolo. Pelare ed affettare lo scalogno. Aprire le
capesante con un coltellino, staccare il frutto, sciacquarlo e
tagliarlo a pezzi. In una casseruola scaldare due cucchiai
d'olio, aggiungere le capesante e lo scalogno, rosolare a fuoco
vivace, bagnare con il vino bianco e lasciare evaporare, quindi
versare il concentrato di pomodoro e un bicchiere d'acqua,
salare, pepare e cuocere per 15 minuti, mescolando di tanto in
tanto. Cuocere i bucatini in acqua salata, scolarli, condirli con
il ragù di capesante, irrorarli con un filo d'olio e spolverarli
col prezzemolo tritato.
Tempo di preparazione: 30 minuti.
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TAGLIATELLE ALLA N'DUJA
(Calabria)
Per 2 persone:
200 g di tagliatelle senza glutine che si possono acquistare in
farmacia o in negozi specializzati, in alternativa si può
utilizzare una pasta di riso o di mais (molto buone le Asolane) -
40 g n'duja che è un insaccato tradizionale calabro fresco e con
molto peperoncino o in alternativa si può utilizzare una semplice
salsiccia (peperoncino facoltativo)- 40 g di pomodori secchi
sott' olio, tagliati finemente - 1 spicchio d'aglio schiacciato -
pecorino grattugiato. Far dorare l'aglio nell'olio dei pomodori
secchi, aggiungere la N'duja sbriciolata e far rosolare alcuni
minuti, quindi aggiungere i pomodori secchi tagliati. Cuocere al
dente le tagliatelle in abbondante acqua salata facendo
attenzione ai tempi di cottura che variano secondo gli
ingredienti delle tagliatelle, scolare e amalgamare al sugo nella
padella. Prima di servire, cospargere con pecorino.
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riso e sciopeti
Per 2 persone: 200g di riso, un
mazzetto di virsuli o sciopeti, una cipolla, burro, sale
formaggio. Lavate con cura i virzulì, scolateli e tritateli
finemente. Mettete in un tegame una buona noce di burro e la
cipolla anch'essa tritata finemente e fate rosolare. Quando la
cipolla avrà assunto un bel colore dorato, incorporate i virzulì
e fate insaporire per 5 minuti circa. Salate, pepate e,
mescolando sempre con il cucchiaio di legno perché il tutto non
attacchi, unite il riso, lasciatelo rosolare per pochi attimi e
poi aggiungete, poco alla volta, il brodo bollente. Continuate ad
aggiungere il brodo a mano a mano che il riso si asciuga fino a
cottura ultimata come per un normale risotto. Quando il risotto
sarà pronto controllate il sale, aggiungete burro, unite il
formaggio grattugiato, mescolate e, dopo aver spento il fuoco,
coprite il tegame con un coperchio per pochi attimi. Servite
bollente in piatti caldi.
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SFORMATO DI PENNE ALLA PARMIGIANA
(Emilia Romagna)
Per 2 stampi: 200 g di penne senza
glutine che si possono acquistare in farmacia o in negozi
specializzati, in alternativa si può utilizzare una pasta di riso
o di mais (molto buone le Asolane)
- 1 melanzana violetta a fette - 120 g di parmigiano grattugiato
- pangrattato senza glutine - farina senza glutine - sale e pepe
macinato fresco - origano - 1/5 l di salsa di pomodoro - 30 ml
d'olio d'oliva extra vergine - basilico fresco - 2 stampi per
sformato di ca. 10 cm di diametro. Lavare la melanzana e
tagliarla a fette. Passare le singole fette nella farina e
friggerle nell'olio. Sgocciolarle e lasciarle asciugare su un
canovaccio. Far cuocere i resti della melanzana nella salsa di
pomodoro. Cuocere le penne in abbondante acqua salata (tempi di
cottura sulla confezione), scolare e amalgamare con metà del
sugo. Oliare gli stampi per sformato, spolverare con il
pangrattato e riempire a strati: una fetta di melanzana in fondo,
poi la salsa di pomodoro, abbondante parmigiano, quindi la pasta
e cosi via, fino a riempire gli stampi; concludere con uno strato
composto da fetta di melanzana, salsa di pomodoro e parmigiano.
Cuocere in forno a 170° per ca. 15 minuti, rovesciare lo sformato
dallo stampo. Rivoltare (lo strato gratinato deve essere in alto)
e servire cosparso di alcune foglie di basilico fresco e un po'
d'origano. Un trucco: verso la fine della cottura, commutare il
forno sul riscaldamento superiore in modo da far gratinare lo
sformato nella parte alta e conferirgli una bella crosta dorata.
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TAGLIATELLE AL RAGU' D'AGNELLO E ZAFFERANO
(Abruzzo)
Per 2 persone: 200 g di tagliatelle
senza
glutine che si possono acquistare in farmacia o in negozi
specializzati, in alternativa si può utilizzare una pasta di riso
o di mais (molto buone le Asolane)
- 200 g di cosciotto d'agnello disossato tagliato a cubetti - 100
ml di brodo di verdura - 1 cipolla piccola tagliata a cubetti - 1
spicchio d'aglio schiacciato - 1 rametto di rosmarino - origano -
timo e salvia - 1 foglia d'alloro - 1 g di pistilli di zafferano
(in alternativa zafferano in polvere) - 50 ml d'olio d'oliva -
100 g di pomodorini ciliegia - 5 foglie di basilico - 50 ml di
vino rosso - pecorino grattugiato da cospargere - sale e pepe
macinato fresco. Fare rosolare cipolla e aglio in olio d'oliva,
aggiungere il cosciotto d'agnello tagliato a cubetti e far dorare
bene il tutto. Insaporire con sale e pepe, deglassare con vino
rosso. Immergere lo zafferano nel brodo di verdura e versare
sulla carne, aggiungere la foglia d'alloro. Far stufare coperto
il ragù di agnello a calore moderato per ca. 45 minuti. Dieci
minuti prima del termine della cottura aggiungere i pomodorini
ciliegia, il timo, l'origano, il rosmarino, la salvia e le foglie
di basilico e portare ancora ad ebollizione per breve tempo.
Cuocere al dente le tagliatelle in abbondante acqua salata (tempi
di cottura sulla confezione). Amalgamare le tagliatelle nel sugo
e servirle cosparse di pecorino.
Le erbe fresche si aggiungono sempre subito prima della fine
della cottura.
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SPAGHETTI ALLE COZZE
TARANTINE (Puglia)
Per 2 persone: 200 g di spaghetti
senza
glutine che si possono acquistare in farmacia o in negozi
specializzati, in alternativa si può utilizzare una pasta di riso
o di mais (molto buone le Asolane)
- 400 g di cozze fresche - 1 cipolla piccola tritata - 1 spicchio
d'aglio non sbucciato e schiacciato - 1 pomodoro maturo in
concassée - 50 ml d'olio d'oliva extra vergine - vino bianco
secco - prezzemolo tritato - pepe bianco macinato fresco.
Pulire accuratamente le cozze, eliminare la barba, lavarle bene e
farle sgocciolare. Mettere in una casseruola metà dell'olio
d'oliva, farvi dorare lo spicchio d'aglio, aggiungere le cozze e
deglassare con il vino. Coprire e lasciare cuocere per ca. 5
minuti. Terminata la cottura, togliere le cozze dal fuoco e
metterle in caldo, togliere lo spicchio d'aglio. Nel frattempo,
far rosolare a parte la cipolla tritata nel rimanente olio e
aggiungere il pomodoro in concassée. Aggiungere la miscela al
sugo di cottura delle cozze, insaporire con prezzemolo e pepe.
Cuocere al dente gli spaghetti in abbondante acqua salata,
scolare e amalgamare con la salsa di pomodoro; continuare la
cottura per un minuto. Solo alla fine mischiare le cozze; è
preferibile staccarne una parte dal guscio. Servire caldo.
Utilizzare esclusivamente cozze freschissime. Le cozze che non si
aprono durante la cottura vanno scartate. Chi ha la fortuna di
pescare personalmente le cozze dagli scogli potrà pulirle in un
modo molto semplice: vanno messe in un secchio con un paio di
litri d'acqua, indossare dei guanti ed iniziare a girarle
vorticosamente nel secchio prima in un senso e poi in un altro
cambiando l'acqua ogni volta e finché non risulta pulita. Finire
la pulizia togliendo le barbe rimaste. A chi piace il piccante:
insaporire la salsa con peperoncino.
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PENNE RIGATE ALLA NAPOLETANA
(Campania)
Per 2 persone: 200 g di penne
rigate o rigati senza
glutine che si possono acquistare in farmacia o in negozi
specializzati, in alternativa si può utilizzare una pasta di riso
o di mais (molto buone le Asolane)
- 50 ml d'olio d'oliva - 1 pz. cipolla tagliata a cubetti - 1
spicchio d'aglio schiacciato - 60 g di gambo di sedano tagliato a
cubetti - 1 pz. di carota tagliata a cubetti - 100 g di ricotta -
50 g di pancetta tesa tagliata a cubetti - 2 pomodori tagliati a
cubetti - origano - sale e pepe macinato fresco - 50 g di
pecorino o parmigiano grattugiato. Fare rosolare in olio d'oliva
la pancetta, il sedano, la carota, la cipolla e l'aglio e
aggiungere i pomodori. Insaporire con sale e pepe e far bollire
sino ad ottenere un sugo denso e cremoso. Cuocere al dente le
penne rigate o i rigati in abbondante acqua salata. Amalgamare la
pasta al sugo, aggiungere la ricotta a cucchiaiate e mescolare
brevemente. Cospargere con parmigiano o pecorino grattugiato e
origano e servire.
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TAJARIN ALL'ALBESE (Piemonte)
Per 2 persone: 200 g di tagliatelle
senza
glutine che si possono acquistare in farmacia o in negozi
specializzati, in alternativa si può utilizzare una pasta di riso
o di mais (molto buone le Asolane)
- 40 ml d'olio d'oliva - 40 g di burro - 1 cipolla piccola
tagliata a cubetti - 200 g di fegatini di pollo freschi tagliati
finemente - 2 pomodori maturi tagliati a cubetti - 50 ml di vino
bianco secco - 1 tartufo bianco piccolo - 50 g di parmigiano
grattugiato - sale e 1 pepe macinato fresco. Sciogliere il burro
nella padella insieme all'olio d'oliva, farvi rosolare la
cipolla, aggiungere i fegatini e soffriggere brevemente, poi
deglassare con vino bianco. Aggiungere i pomodori e fare
sobbollire per qualche minuto fino ad ottenere una consistenza
cremosa. Aggiustare di sale e pepe. Cuocere al dente le
tagliatelle in abbondante acqua salata. Amalgamare la pasta al
sugo e cospargere con il tartufo tagliato sottilmente. Servire
con parmigiano. Salare i fegatini solo alla fine, altrimenti
diventano stopposi ed asciutti.
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TAGLIATELLE AL RAGU' DI
CINGHIALE (Toscana)
Per 2 persone: 200 g di tagliatelle
senza
glutine che si possono acquistare in farmacia o in negozi
specializzati, in alternativa si può utilizzare una pasta di riso
o di mais (molto buone le Asolane) -
200 g di sella o cosciotto di
cinghiale tagliato a cubetti - 1 cipolla piccola tagliata a
cubetti - 1 spicchio d'aglio schiacciato - 1 carota piccola
tagliata a cubetti - 30 g di gambo di sedano tagliato a cubetti -
200 ml di vino rosso corposo - sale e pepe macinato fresco - 1
rametto di rosmarino - 50 ml d'olio d'oliva. Rosolare a fuoco
vivo in olio d'oliva la carne, aggiungere cipolla, aglio, carota,
sedano, salare, pepare e far dorare bene. Deglassare con il vino
rosso. Aggiungere il rametto di rosmarino e far stufare
lentamente e coperto per ca. 45 minuti. All'occorrenza
incorporare un po' d'acqua. Cuocere al dente le tagliatelle in
abbondante acqua salata per 8 minuti ed amalgamare al sugo.
Servire subito. I funghi porcini freschi arrostiti s'accompagnano
perfettamente con questo piatto.
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SPAGHETTINI CON LA BOTTARGA
(Sardegna)
Per 2 persone: 200 g di spaghettini
senza
glutine che si possono acquistare in farmacia o in negozi
specializzati, in alternativa si può utilizzare una pasta di riso
o di mais (molto buone le Asolane)
- 2 fette di bottarga - 1 spicchio
d'aglio schiacciato - prezzemolo tritato - il succo di mezzo
limone - 50 ml d'olio d'oliva extra vergine - sale e pepe
macinato fresco. Far sciogliere la bottarga in olio d'oliva e
rosolarvi brevemente l'aglio. Cuocere intanto al dente gli
spaghettini in abbondante acqua salata. Aggiungere un po' d'acqua
di cottura alla miscela di bottarga e l'olio d'oliva e deglassare
con il succo del limone. Aggiungere gli spaghettini, salare e
pepare e servire subito con il prezzemolo tritato.
Non abbondare con il sale perché la bottarga è già molto salata.
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SPAGHETTI ALLA CARBONARA (Lazio)
Per 2 persone: 200 g di spaghetti
senza
glutine che si possono acquistare in farmacia o in negozi
specializzati, in alternativa si può utilizzare una pasta di riso
o di mais (molto buone le Asolane)
- 50 ml d'olio d'oliva - 100 g di pancetta tagliata a
striscioline - 1 rosso d'uovo fresco - 50 g di parmigiano
grattugiato - prezzemolo tritato finemente - sale e pepe
macinato fresco. Fare imbiondire la pancetta in olio d'oliva,
salare e pepare. Cuocere al dente gli spaghetti in abbondante
acqua salata, scolarli ed amalgamare alla pancetta.
Aggiungere il rosso d'uovo e mescolare ancora a fondo. Servire
con il parmigiano.
Per alleggerire la ricetta, saltare la pancetta in una pentola
antiaderente senza l'aggiunta dell'olio d'oliva.
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RIGATONI ALLA NORMA (Sicilia)
Per 2 persone: 200 g di rigatoni o
penne senza
glutine che si possono acquistare in farmacia o in negozi
specializzati, in alternativa si può utilizzare una pasta di riso
o di mais (molto buone le Asolane)
- 50 mi d'olio d'oliva - 1 cipolla piccola tagliata a cubetti - 1
spicchio d'aglio schiacciato - 1 melanzana piccola pelata e
tagliata a cubetti - 2 pomodori maturi tagliati a cubetti - 100 g
di ricotta compatta - sale e pepe macinato fresco. In una padella
antiaderente soffriggere a fuoco vivo in olio d'oliva i cubetti
di melanzana, salare, pepare e tenere in caldo. Soffriggere in
olio d'oliva cipolla e aglio, aggiungere i pomodori, salare,
pepare e fare bollire fino ad ottenere una salsa consistente.
Aggiungere le melanzane. Amalgamare al sugo i rigatoni fatti
cuocere al dente in abbondante acqua salata e cospargere con la
ricotta a cubetti. Servire subito.
Del basilico fresco tagliato a striscioline conferirà al piatto
un sapore particolare.
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LASAGNE AL RADICCHIO TREVISANO
(Veneto)
Per 2 persone: 200 g di lasagne
senza
glutine che si possono acquistare in farmacia o in negozi
specializzati - 50 g
di farina senza
glutine - 2 cespi di
radicchio - 50 g di burro - 50 ml di latte - noce moscata
grattugiata a piacere - 10 ml d'olio d'oliva extra vergine - 1
cipolla piccola tritata - 50 ml di vino rosso secco - sale e pepe
macinato fresco - 50 g di parmigiano grattugiato. Preparazione
per la besciamella: sciogliere il burro, unire mescolando la
farina, unire il latte e portare ad ebollizione. Salare e pepare.
Insaporire con la noce moscata. Preparazione: Lavare il radicchio
e tagliarlo finemente. Far rosolare la cipolla nell'olio,
aggiungere il radicchio, deglassare con il vino e far stufare per
ca. 3 o 4 minuti; salare e pepare. Aggiungere la besciamella
piuttosto cremosa, ma non troppo densa, al radicchio stufato.
Preparare le classiche lasagne: in uno stampo resistente al
calore, disporre alternativamente le sfoglie di pasta, la
besciamella col radicchio e il parmigiano, fino a formare almeno
quattro strati. Concludere con uno strato di besciamella. Cuocere
in forno a 170°C per ca. 25 minuti e far gratinare. Dividere in
porzioni e servire seguendo il suggerimento di presentazione.
Tenere da parte alcune foglie di radicchio crudo per la
decorazione, soffriggerne rapidamente la metà e disporle sulle
lasagne poco prima di servire.
ZUPPA DI CONCHIGLIETTE E
LENTICCHIE DI CASTELLUCCIO (Umbria)
Per 2 persone: 160 g di
conchigliette senza
glutine che si possono acquistare in farmacia o in negozi
specializzati, in alternativa si può utilizzare una pasta di riso
o di mais (molto buone le Asolane) -
100 g di lenticchie secche
(preferibilmente lenticchie di Castelluccio) - 200 ml di brodo di
verdura - 20 ml d'olio d'oliva extra vergine - 1 cipolla tritata
- 1 spicchio d'aglio schiacciato - 50 g di carote e gambo di
sedano tagliati a cubetti (grossi ca. quanto le conchigliette) -
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro - sale - pepe macinato
fresco - erbette miste tritate (alloro, salvia, prezzemolo,
rosmarino, timo, maggiorana). Mettere l'olio in una pentola,
farvi rosolare il trito di cipolla e aglio, deglassare con il
brodo. Aggiungere le lenticchie e il concentrato di pomodoro,
cuocere per ca. 20 minuti. Aggiungere le carote ed il sedano e
far cuocere per altri 5 minuti. Aggiustare di sale e pepe.
Cuocere le conchigliette direttamente nella zuppa di lenticchie.
Far saltare in padella le erbette tritate con un filo d'olio,
aggiungere alla zuppa e servire subito. Un trucco: mettere le
lenticchie in ammollo in acqua fredda per 30 - 40 minuti e poi
scolarle prima della cottura, non solo cuoceranno meglio, ma
verranno eliminate anche le impurità.
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TAGLIOLINI CON TARTUFI E RICCI DI
MARE
Per 4
persone: Tagliolini 350 - 30 ricci di mare - 20 tartufi di mare -
2 spicchi d'aglio - concentrato di pomodoro g 60 - peperoncino -
vino bianco - un ciuffo di prezzemolo - olio d'oliva - sale e
pepe.
Immergete i tartufi di mare 2 ore prima in acqua tiepida. Aprite i ricci
di mare con le forbici, tagliando la parte superiore, lavateli
all'interno ed estraete con un cucchiaino il frutto. In una
padella con l'olio soffriggete uno spicchio di aglio, unite il
frutto dei ricci, rosolate, bagnate con il vino bianco,
aggiungete il concentrato di pomodoro e il peperoncino e cuocete
per 15 minuti. In una casseruola con l'olio soffriggete l'aglio
rimasto, unite i tartufi, bagnate con il vino rimasto, coprite e
cuocete, fino a quando le valve si aprono, quindi eliminate le
valve e recuperate il frutto. Trasferite il frutto dei tartufi
nella padella con i ricci e il concentrato di pomodoro e
continuate la cottura per qualche minuto. Cuocete i tagliolini in
acqua salata, scolateli, conditeli con il sugo preparato e
insaporiteli con il prezzemolo tritato, il sale e il pepe.
Tempo di preparazione: 40 minuti, più l'ammollo dei tartufi di mare.
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RAVIOLI DI SPIGOLA
Per 4
persone: Spigole g 600 - scalogno g 50 - vino bianco - farina g
150 - semola di grano duro g 50 - prezzemolo g 20 - una fetta di
pancarrè - latte - 2 uova - burro g 40 - olio extravergine di
oliva - sale e pepe.
Su una spianatoia versate le farine, unite le uova sgusciate e un pizzico
di sale, lavorate l'impasto con le mani, fino a ottenere un
panetto omogeneo, e lasciate riposare per mezz'ora. Eliminate la
crosta del pancarrè, ammollatelo nel latte e strizzatelo. Lavate
il prezzemolo, sfogliatelo e tritatelo. Sciacquate le spigole,
eliminate la pelle, la lisca e le spine e recuperate la polpa.
Pelate e tritate lo scalogno, soffriggetelo in una padella con
l'olio, disponete la polpa di spigola, bagnate con il vino
bianco, lasciate evaporare, salate, pepate, coprite e cuocete a
fuoco moderato per 15 minuti. Frullate la polpa di spigola con il
prezzemolo e il pancarrè. Stendete il panetto in una sfoglia
sottile, ricavate dei quadrati di 4 centimetri, distribuite i
ripieno, a mucchietti, nel centro dei quadrati, ricoprite con
un'altra sfoglia di pasta, ritagliate i ravioli con l'apposita
rotella e sigillate i bordi. Cuocete i ravioli in acqua salata
per 5 minuti, scolateli, disponeteli nel piatto da portata e
conditeli con fiocchetti di burro.
Tempo di
preparazione: un'ora e 30 minuti.
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SPAGHETTI AI FRUTTI DI
MARE
Ingredienti
per 4 persone: Spaghetti g 400 - vongole veraci g 600 - cozze g
400 - scampi g 300 - gamberi g 300 - 3 spicchi d'aglio -
pomodorini g 250 - un ciuffetto di basilico - un ciuffetto di
prezzemolo - un peperoncino rosso - un bicchiere di vino bianco -
olio extravergine di oliva e sale.
Immergete le vongole 2 ore prima in acqua tiepida. Pulite le cozze
accuratamente in acqua corrente. Tagliate a metà gli scampi ed i
gamberi. Lavate e tagliate i pomodorini a spicchi. In una
casseruola con l'olio soffriggete uno spicchio d'aglio, unite le
cozze e le vongole, bagnate con il vino bianco, coprite e
cuocete, fino a quando le valve si aprono, quindi eliminate le
valve, recuperate il frutto e filtrate l'acqua di cottura. In una
padella con l'olio soffriggete l'aglio rimasto, unite i gamberi e
gli scampi, rosolate, unite i pomodorini, l'acqua di cottura e il
peperoncino, dopo qualche minuto aggiungete le cozze e le vongole
e continuate la cottura per 3 minuti. Cuocete gli spaghetti in
acqua salata, scolateli, conditeli con tutti gli ingredienti,
aromatizzateli con il basilico e il prezzemolo tritati e irrorate
con un filo di olio.
Tempo di
preparazione: 30 minuti, più l'ammollo delle vongole.
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RIGATONI CON GLI UCCELLINI
Per
4 persone: Allodole , 4-5 - Rigatoni, g. 100 - Cipolla - Carota
gialla - Olio - Prosciutto grasso e magro - Aglio - Sale -
Pepe - Lauro (alloro)– Timo - Vino bianco - Burro - Parmigiano -
Facoltativo: fegatini di pollo, salvia.
Potrete usare
qualunque uccellino, ma è preferibile usare delle allodole. Dopo
averle spiumate, nettate e fiammeggiate, con un coltellino
tagliente togliete loro i petti, che metterete da parte. Il resto
delle allodole le triterete grossolanamente, sul tagliere.
Prendete ora
una casseruola, affettateci mezza cipolla e un po' di carota
gialla, metteteci un pochino d'olio e un trito di prosciutto
grasso e magro con una puntina d'aglio. Mettete sul fuoco, fate
scaldare, aggiungete le carcasse tritate degli uccellini, condite
con sale, pepe, un pezzettino di lauro e un rametto di timo, e
lasciate ben rosolare. Quando ogni cosa sarà a color d'oro scuro
bagnate con un po' di vino bianco, e quando l'umidità del vino
sarà evaporata coprite le carcasse tritate con dell'acqua,
diminuite il fuoco e lasciate bollire pian piano per un po' meno
d'un'ora. Passate poi ogni cosa da un colino e col cucchiaio di
legno pigiate bene per estrarre tutto il sugo dalle ossa e dagli
ortaggi. Raccogliete questo sugo in una terrinetta e se fosse
troppo liquido fatelo restringere sul fuoco, in modo da avere una
salsa di giusta consistenza. Mettete ora un po' di burro in un
piccolo tegame e quando sarà sciolto aggiungeteci delle
striscioline di prosciutto grasso e magro. Appena il prosciutto
sarà caldo aggiungete i petti delle allodole, conditeli con sale
e pepe e fateli rosolare da una parte e dall'altra. Quando
saranno cotti - ciò che avverrà in pochi minuti - travasateli con
tutto il prosciutto e il burro nella casseruola della salsa, che
terrete in caldo vicino al fuoco, ma senza che abbia più a
bollire. Lessate la quantità di rigatoni occorrenti, calcolandone
circa un centinaio di grammi a persona, conditeli con burro,
parmigiano e la salsa preparata e sopra disponete i, petti delle
allodole. Lasciate stufare un pochino vicino al fuoco e poi fate
servire. Potrete calcolare un maggiore o minor numero di allodole
a persona, secondo la ricchezza che vorrete dare alla
preparazione. Però crediamo che basandosi sui petti di quattro o
cinque allodole per ogni persona si avrà già una buona media.
Se vorrete
rendere più gustosa la preparazione potrete aggiungere ai petti
di allodola anche dei fegatini di pollo, scottati a parte con un
po' di burro, prosciutto e poca salvia, e ritagliati in dadini.
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MALTAGLIATI COI FUNGHI
Per 6 persone:
Funghi ovoli, kg. 1 o più - Olio - Aglio - Prezzemolo -
Maltagliati, g. 600-700 - Sugo di carne - Parmigiano grattato.
Gustosissimo
piatto di pasta asciutta, anche della cucina genovese. Noteremo
anzitutto che i maltagliati sono una varietà di larghi maccheroni
confezionati in pezzi sbiechi (quella qualità di pasta che
altrove viene chiamata penne, pennoni, ecc.). Mondate,
risciacquate e tagliate in pezzi i funghi ovoli e fateli cuocere
in un tegame di terraglia con un po' d'olio e un trito d'aglio e
prezzemolo. Lessate i maltagliati, scolateli, conditeli con sugo
di carne e abbondante parmigiano grattato, e sulla pasta
disponete ì funghi. Lasciate stufare un pochino prima di mandare
in tavola.
TRENETTE COL PESTO
Trenette
- Patate - Sale - Formaggio grattato - Pesto.
Le lasagne
fatte in casa possono essere sostituite con le trenette, e cioè
con pasta già confezionata. Le trenette sono delle lasagnette
conosciute anche col nome di « lingue di passero » di qualità
speciale, un po' scura e resistentissima alla cottura. Si
preparano delle fette di patate pressa poco della grandezza e
dello spessore delle vecchie monete da venti lire d'argento ((NDR
vi abbiamo già avvisati che sono ricette antiche)) e si mettono
in una pentola con acqua fredda leggermente salata. Si mette la
pentola sul fuoco e quando l'acqua bollirà si aggiungono le
trenette. A cottura, si scolano patate e pasta e si condiscono
con abbondante formaggio grattato e col pesto, il quale verrà
diluito con qualche cucchiaiata dell'acqua della pentola. Bisogna
regolarsi in modo che patate e trenette arrivino insieme di
cottura.
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LASAGNE ALLA CACCIATORA COL POLLO
Per 6
persone: Farina, g. 400 - Uova, 4 - Pomodori, kg. 1 - Olio, mezzo
bicchiere - Burro, g. 50 - Piccola cipolla - Aglio, 2 spicchi -
Pancetta di maiale (ventresca), g. 100 - Pollo - Sale - Pepe -
Marsala, mezzo bicchiere - Parmigiano grattato - Prezzemolo -
Basilico.
Con le uova e
la farina preparate una pasta all'uovo che ritaglierete in
fettucce di tre centimetri di larghezza. Spellate i pomodori,
privateli dei semi, ritagliateli in pezzi e metteteli da parte.
Ponete in una casseruola mezzo bicchiere d'olio e mezzo
ettogrammo di burro, una piccola cipolla tritata e due spicchi
d'aglio intieri. Fate cuocere a fuoco leggero e quando la cipolla
sarà cotta, ma non colorita, aggiungete cento grammi di pancetta
di maiale in listerelle sottili (ventresca), un pollo spezzato,
sale e pepe. Ravvivate il fuoco e fate rosolare tutto di bel
colore biondo scuro.
A questo punto
togliete gli spicchi d'aglio e bagnate l'intingolo con mezzo
bicchiere di buon marsala. Lasciate un po' evaporare l'umidità
del vino e finalmente aggiungete i pomodori preparati. Coprite la
casseruola e continuate la cottura a fuoco moderato per una
ventina dì minuti, mescolando di quando in quando. Se l'intingolo
si asciugasse troppo aggiungerete qualche cucchiaiata d'acqua.
Mettete a cuocere le lasagne, conditele col sugo del pollo e
abbondante parmigiano grattato e sulle lasagne disponete il pollo
spezzato. Ultimate con una cucchiaiata di prezzemolo e di foglie
di basilico tritato insieme e fate portare in tavola. Durante la
stagione degli spinaci si può eseguire la stessa preparazione
usando invece delle Comuni lasagne all'uovo delle lasagne verdi
con spinaci.
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PAPPARDELLE CON LA LEPRE ALLA
TOSCANA
Per 6
persone: Polpa di lepre, g. 500-600 - Burro - Pancetta di maiale
- Cipolla - Sedano - Sale - Pepe - Timo - Farina, un cucchiaio -
Vino secco, un bicchiere - Brodo o sugo di carne senza pomodoro,
l. 0,5 - Pappardelle, g. 600.
Le pappardelle
sono un tipo di pasta corrispondente a fettuccine all'uovo
piuttosto larghe.
La polpa di
lepre, ricavata dalla sella (lombata) o dal coscetto (senza
ossa), va privata delle pellicole e dei nervi, e ritagliata in
pezzetti. Mettete sul fuoco una casseruola con un po' di burro e
un pesto dì pancetta di maiale, mezza cipolla e mezza costola di
sedano, fate soffriggere un poco e poi aggiungete i pezzetti di
lepre che condirete con sale, pepe e un pizzico di timo. Quando
la lepre sarà ben rosolata spolverizzatela con una cucchiaiata di
farina, mescolate, fate un po' imbiondire la farina e poi bagnate
con un bicchiere di vino secco. Quando il vino sarà evaporato
bagnate ancora con circa mezzo litro abbondante di brodo, o
meglio di sugo di carne senza pomodoro. Coprite il recipiente,
diminuite il fuoco e lasciate finir di cuocere. A cottura
completa della lepre il sugo deve risultare di giusta densità.
Lessate le
pappardelle e conditele con abbondante parmigiano grattato e
l'intingolo di lepre. Questa è la ricetta tradizionale toscana
detta “pappardella sulla lepre”.
Altri
procedimenti - Lepre spezzata alla cacciatora o in umido -
Pappardelle.
C'è anche chi
esegue le pappardelle con un altro procedimento, spezzando
cioè la lepre e cuocendola alla cacciatora con molti aromi e un
po' di pomodoro e condisce poi la pasta col sugo della lepre
disponendoci sopra lo spezzato.
E
finalmente c'è un terzo sistema, specialmente usato nelle
campagne toscane. Si divide la lepre in pezzi e si fa cuocere in
umido con abbondante sugo, aggiungendo anche la testa e il
fegato. Quando la lepre è cotta si disossa la testa e si ritaglia
in dadini, si ritaglia in dadini anche il fegato, e si aggiunge
qualche pezzetto di carne di lepre, anche ritagliato in dadini.
Si riunisce tutto ciò in una casseruolina con un parte del sugo,
sì fa dare ancora un bollo a questa specie di ragù, e ci si
condiscono le pappardelle. La lepre viene poi servita a parte,
come piatto a sé.
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LUMACHE ALLA ROMANA
Lumache - Sale
- Olio - Aglio - Acciughe, 3-4 - Pomodoro – Pepe - Menta dei
campi (mentuccia) - Facoltativo: peperoncino.
C'è in giugno
una festa tradizionale romana, la festa della notte di San
Giovanni, la quale, pur avendo perduto, attraverso tanti anni,
gran parte della sua vivacità caratteristica, rimane tuttavia la
mèta verso cui convergono, da tutte le parti di Roma, gioconde
comitive desiderose di perpetuare, tra il profumo dei garofani e
della spighetta, tra mille luci multicolori e concertina
ambulanti di chitarre e mandolini, il rito popolare ((NDR vi
abbiamo già avvisati che sono ricette antiche)). E poiché, come
suol dirsi, tutti i salmi finiscono in gloria, il popolo prende
volentieri d'assalto le osterie, le trattorie e le tante baracche
improvvisate, per consumare specialmente il piatto tradizionale:
le lumache. Di questo piatto classico diamo qui la ricetta
assolutamente autentica, quale si tramanda nelle famiglie romane
e che, naturalmente, dà un risultato ben superiore a quello
offerto la notte di San Giovanni nelle osterie locali.
In possesso
di una certa quantità di lumache, preferibilmente di vigna, si
raccolgono in un grande recipiente, che può essere anche un cesto
di vimini, e si copre il recipiente, badando che l'aria possa
comodamente circolare. In questo recipiente o nel cesto, si
mettono dei pezzi di mollica di pane bagnata nell'acqua e
spremuta e, avendone a disposizione, qualche foglia dì vite. Si
lasciano così in riposo le lumache per due giorni, trascorsi i
quali si procede alle prime operazioni.
Si
versano le lumache in una grande catina, contenente acqua con un
pugno di sale e un bicchiere d'aceto, e s'incomincia con le mani
a mescolare le lumache che sotto questo lavaggio caveranno
abbondantissima schiuma.
Lavatele a lungo, rinnovando
un paio di volte l'acqua con l'aceto e il sale, fino a che
constaterete che le lumache non emettono più schiuma.
Risciacquatele allora accuratamente in acqua fredda. che
cambierete più volte, e poi mettete le lumache così nettate in un
piccolo caldaio con acqua fredda. Ponete il caldaio su fuoco
debole. Man mano che l'acqua intiepidisce le lumache
incominceranno a metter fuori la testa dalla loro casetta. E’,
questo il momento di intensificare il fuoco, affinché le bestiole
possano passare a miglior vita senza rientrare nel guscio.
Raggiunta l'ebollizione, lasciate bollire le lumache per una
diecina di minuti, poi prendetele su con una grossa cucchiaia
bucata e passatele nuovamente nella catinella con acqua fredda,
per un definitivo ed ultimo lavaggio. Prendete ora un largo
tegame di terraglia, metteteci dell'olio e qualche spicchio
d'aglio, e quando l'aglio avrà soffritto, toglietelo via,
aggiungendo tre o quattro acciughe lavate, spinate e fatte in
pezzetti. Appena le acciughe saranno sfatte, mettete nel tegame
una quantità di pomodoro proporzionata alla quantità di lumache,
ricordando che per questa preparazione il sugo dove essere
piuttosto abbondante. Il pomodoro va spellato, privato dei semi e
fatto in pezzi. Quando la salsa avrà preso un bel colore,
conditela con sale, abbondante pepe e un pizzico di foglie dì
menta dei campi, conosciuta a Roma col nome di mentuccia.
Generalmente si usa rendere più piccante la salsa aggiungendo
anche qualche pezzetto di peperoncino. Se la salsa fosse troppo
spessa, diluitela con un pochino d'acqua. Mettete nel tegame le
lumache e lasciatele insaporire su fuoco moderato per una buona
mezzora.
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LUMACHE ALLA FRANCESE
Lumache - Sale
- Vino bianco e acqua in quantità uguali - Cipolla - Carota
gialla - Sedano - Pepe - Prezzemolo - Burro - Spezie -
Pangrattato - Aglio - Scalogno.
Per questa
preparazione occorrono delle grossissime lumache: i veri “escargots”,
così cari ai buongustai francesi. La ricetta differisce
sensibilmente dalle nostre solite, e specialmente dalle famose
lumache alla romana. Lavare le lumache in molte acque, nettarne
bene l'apertura e poi metterle in una terrina con un paio di
pugni di Sale e un bicchiere abbondante d'aceto. Saltellarle di
quando in quando, e lasciarle così almeno un paio d'ore. Poi
lavarle nuovamente in molta acqua, raccoglierle in una
casseruola, coprirle d'acqua fredda e lasciarle bollire cinque
minuti. Scolarle, passarle in acqua fredda, rimetterle nella
casseruola con metà acqua e metà vino bianco, in quantità
sufficiente per ricoprirlo: aggiungere un po' di cipolla e carota
gialla tritate, una costola di Sedano, sale, un buon pizzico di
pepe e un po' di prezzemolo. Continuare la cottura per tre ore.
Trascorso questo tempo estrarre a uno a uno i lumaconi dal
guscio, liberandoli dall'estremità interna. Passare allora le
lumache sgusciate in una padella, con un bel pezzo di burro,
pepe, spezie e poco sale, e lasciarle insaporire su fuoco
moderato. Intanto si saranno nuovamente lavati i gusci vuoti, e
dopo averli asciugati si passeranno in stufa per seccarli
completamente. Rimettere ogni lumaca in un guscio, e riempire il
vuoto con un po' di burro espressamente preparato: si impasta un
ettogrammo di burro con sale, pepe bianco e spezie, a cui si
aggiunge un trito di prezzemolo, aglio e scalogno. Riempiti tutti
i lumaconi, allinearli in un piatto di porcellana resistente al
fuoco e precedentemente imburrato. Innaffiare le lumache con
qualche goccia di vino bianco, cospargerlo di poco pane grattato
molto fine e passare il piatto in forno per una diecina di
minuti. Mangiarlo subito.
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PECE SAN PIETRO CON VONGOLE E
ASPARAGI
Per 4
persone: Pesce San Pietro: 2 chili - vongole veraci: un chilo -
asparagi: g 800 - 2 spicchi d'aglio - mezzo bicchiere di vino
bianco - olio d'oliva - sale e pepe. Sciacquare le vongole e
spurgarle in acqua e sale per mezz'ora. Nel frattempo lavare il
pesce San Pietro e tagliarlo a filetti. Lavare gli asparagi,
eliminare i gambi, sbollentare le punte in acqua salata e
scolare. Soffriggere uno spicchio d'aglio in una casseruola con
l'olio, unire le vongole, bagnare con il vino bianco, cuocere a
fiamma vivace fino a quando le valve si aprono, e filtrate il
liquido di cottura. Salare i filetti di San Pietro, rosolarli in
padella con l'olio e l'altro spicchio d'aglio, aggiungere gli
asparagi, le vongole con il loro liquido di cottura, salare e
pepare.
Tempo di
preparazione: un'ora.
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FILETTI DI BRANZINO ALL'UVA
Per 4
persone: 4 filetti di branzino (o spigola) - uva bianca senza
semi g 200 - uno scalogno - mezzo bicchiere di panna - vino
bianco - burro: g 40 - farina di riso -sale e pepe rosa. Su un
tavolo da cucina infarinare i filetti di branzino con la farina
di riso. Pelare e affettare lo scalogno, soffriggerlo in una
padella con il burro ammorbidito, adagiare i branzini, rosolarli
a fuoco moderato su entrambi i lati, unire gli acini di uva
lavati e sgocciolati, cuocere per 5 minuti, bagnare con il vino
bianco, lasciare evaporare e salare, quindi continuare la cottura
per 5 minuti, versare la panna, mescolare, disporre la
preparazione nel piatto da portata e decorarla con il pepe rosa.
Tempo di
preparazione: 20 minuti
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CALAMARI FARCITI CON RICOTTA E
SCAMPI
Per 4
persone: 4 calamari da g 150 - ricotta: g 200 - scampi: g 200 -
erba cipollina - scalogno: g 20 - un uovo - sale e pepe. Pulire i
calamari, mantenendo intatte le tasche. Sgusciare quasi tutti gli
scampi, sciacquarli, eliminare la testa e la coda, frullare la
polpa con l'uovo sgusciato, la ricotta, lo scalogno affettato e
l'erba cipollina tagliuzzata, salate e pepate. Con una tasca da
pasticciere farcite i calamari con il composto preparato e
chiuderli con uno stuzzicadenti. Cuocere i calamari farciti al
vapore, tagliarli a fette, eliminare lo stuzzicadenti e servirli
nel piatto da portata con gli scampi interi rimasti.
Tempo di preparazione: 25 minuti.
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STORIONE IN CONFETTURA DI CIPOLLE
Per 4
persone: Filetto di storione g 600 - prosciutto crudo affettato g
200 - salvia - rosmarino g 40 - scalogno g 30 - cipolle rosse g
400 - vino rosso - zucchero - olio d'oliva - sale e pepe.
Pelate lo scalogno e tritatelo con la salvia e il rosmarino. Praticate
alcune incisioni nel filetto di storione, inserite lo scalogno
tritato e aromatizzato, avvolgetelo nel prosciutto crudo e
legatelo con lo spago da cucina. Pelate e affettate le cipolle
rosse, rosolatele in una padella, unite un pizzico di zucchero e
di sale, bagnate con il vino rosso, lasciate evaporare,
continuate la cottura, fino a quando la confettura di cipolle sì
è asciugata, aggiustate di sale e pepate. Rosolate il filetto di
storione in una casseruola con l'olio. Trasferitelo in forno e
cuocete a 190 gradi per 10 minuti. Estraete il filetto di
storione dal forno e lasciatelo riposare per qualche minuto.
Disponete la confettura di cipolle nel piatto da portata e
adagiate il filetto di storione tagliato a tranci.
Tempo di preparazione: 40 minuti.
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ORATA AL FORNO CON LE COZZE
Per 4
persone: 4 orate - cozze g 600 - pomodori g 200 - 4 spicchi
d'aglio - un ciuffetto di prezzemolo - vino bianco g 50 - olio
d'oliva - sale e pepe.
Lavate i pomodori, sbollentateli in acqua salata per 10 secondi,
scolateli, raffreddateli in acqua, eliminate la pelle, i semi e
l'acqua di vegetazione e tagliate la polpa a pezzetti. Pulite le
orate nella parte interna ed eliminate le pinne e la coda. Pulite
le cozze accuratamente sotto il getto dell'acqua. Adagiate le
orate in una teglia, aggiungete le cozze, la polpa di pomodoro,
l'aglio, il prezzemolo, l'olio e il vino bianco, salate e pepate.
Coprite le orate con la carta stagnola, cuocetele in forno a 220
gradi per 18 minuti, estraetele dal forno, eliminate la carta
stagnola e disponetele nel piatto da portata.
Tempo di
preparazione: 40 minuti.
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OSTRICHE AL GORGONZOLA
Per 4
persone: 8 ostriche - gorgonzola g 100 - latte g 250 - burro g 30
- farina g 20.
Eliminate la crosta del gorgonzola e tagliatelo a pezzetti. Sciogliete il
burro in una casseruola, unite la farina e cuocete per 2 minuti.
Portate il latte a ebollizione, versatelo nella farina. Cuocete
per 10 minuti, aggiungete il gorgonzola, mescolate con un
cucchiaio di legno, fino a quando si scioglie. Aprite le ostriche
con l'apposito coltellino, svuotatele del liquido. disponetele su
una teglia da forno, cospargetele con la besciamella al
gorgonzola e gratinatele in forno per qualche minuto, quindi
estraetele dal forno e servitele nel piatto da portata.
Tempo di preparazione: 20 minuti.
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RANA PESCATRICE CON CARCIOFI
La rana
pescatrice è un pesce senza spine che piace anche ai bambini.
Per 4 persone:
Una rana pescatrice a tranci da g 800 - 4 carciofi - pancetta a
fette g 80 - 10 pomodorini - rosmarino - uno spicchio d'aglio -
un ciuffo di prezzemolo - bicchiere di vino bianco - olio extra
vergine di oliva - sale e pepe.
Lavate e tagliate i pomodorini a metà, pulite i carciofi, eliminate le
foglie più dure, tagliateli a fettine, metteteli in una padella
con l'olio, l'aglio e mezzo bicchiere di vino bianco, salate e
cuocete con il coperchio per 10 minuti. In una casseruola con un
filo di olio rosolate i tranci di rana pescatrice su entrambi
lati, sfumate col vino rimasto, aggiungete i pomodorini e la
pancetta ridotta a striscioline, insaporite con il rosmarino,
unite i carciofi, salate, pepate continuate la cottura per 10
minuti. Disponete la preparazione nel piatto di portata,
aromatizzatela con il prezzemolo tritato. Tempo di preparazione:
30 minuti.
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STORIONE “REGENGE”
Per 6
persone: Storione, 6 grosse fette spesso un cm. abbondante -
Burro, g. 40 - Sale - Vino bianco, un bicchiere e mezzo - Tartufo
nero - Vongole, g. 400 - Cozze, g. 400 - Pepe - Gamberetti -
Estratto di carne, mezzo cucchiaino - Farina, mezzo cucchiaio.
Spellate
le fette di storione e adagiatele in una teglia imburrata.
Conditele con un pochino di sale, bagnatele con un bicchiere di
vino bianco e copritele con un foglio di carta imburrata. Coprite
poi il recipiente con un coperchio e dopo che il pesce avrà
cominciato a sentire un po' di calore sul fornello, passatelo in
forno per circa un quarto d'ora, avendo l'avvertenza, di quando
in quando, di innaffiarlo, per mezzo di un cucchiaio, col fondo
di cottura. Quando lo storione sarà cotto, disponete le fette su
un piatto ovale, appoggiandole in una sola linea le une sulle
altre, a scalini, e mettendo nel centro di ogni fetta una rotella
di tartufo nero. Mettete ora sul fuoco la teglia col fondo di
cottura e fate bollire. Avrete intanto fatto aprire, in due
padelline separate, le vongole e le cozze. Estraete il frutto
dalla conchiglia e mettete separatamente in un piattino le
vongole e le cozze sgusciate. Finalmente avrete cotto in un po'
di vino bianco, sale e pepe, un buon pugno di gamberetti, ai
quali sguscerete le code, gettando via tutto il resto. Aggiungete
adesso, al fondo della cottura dello storione, il brodo delle
vongole e quello delle cozze, avvertendo di decantare i due brodi
con cautela, in modo da non lasciar passare qualche eventuale
traccia di rena. Aggiungete, se credete, anche un mezzo
cucchiaino di estratto di carne in vasetti, e, a fuoco vivo,
lasciato restringere. Preparate una mezza cucchiaiata di farina
che impasterete con la lama di un coltello sulla tavola con una
grossa noce di burro; mettete un po' alla volta questo burro
impastato nella salsa, sempre mescolando fino a che la salsa si
sarà addensata. Disponete ai lati delle fette di pesce dei
gruppetti alternati di vongole, code di gamberetti e cozze, e
sulle fette di storione lasciate cadere qualche cucchiaiata di
salsa, in modo da velarlo. Il resto della salsa versatelo in una
salsiera e inviate tutto in tavola.
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ANGUILLA
L'anguilla
comune abita le acque dolci, ma per generare dove "calare" in
mare e questa emigrazione avviene nei mesi di fine d'anno,
durante i quali quindi la pesca risulta più facile e abbondante.
L'anguilla,
per la conformazione del suo organismo, può vivere anche a lungo
fuori dell'acqua. Raccomandiamo perciò di non comprar mai
anguille morte e di scegliere quelle di media grandezza.
Sono celebri
le anguille delle valli di Comacchio e quelle del lago di Bolsena.
In alcune regioni d'Italia le anguille grosse sono dette capitoni
e formano la base delle agapi natalizie.
Le ciriole
sono piccole anguille del Tevere, dalla pelle molto delicata, e
contano in Roma numerosi ammiratori.
Nella famiglia
delle Anguille o Murenoidi si rincontra anche il grongo, dal
corpo allungato, di colore scuro, livido. E’ un pesce che si
pesca con l'amo ed ha carne pregiata.
L'aguglia ha la
forma di una piccola anguilla, è argentata, ha un lungo becco
aguzzo e la spina di un bel colore verde.
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ANGUILLA ALLO SPIEDE
Grossa
anguilla - Olio - Sale - Pepe - Lauro (alloro)- Limone – Pane -
Pangrattato.
Per spellare
l'anguilla si fa prima un taglio circolare alla base della testa
e poi si appende l'anguilla ad un rampino. Si incomincia prima
con le dita a staccare e a rovesciare la pelle intorno dove è
stato fatto il taglio e quando se ne è staccata una corta
quantità da potersi prendere fra le dita, si afferra con un panno
e si tira giù da cima a fondo, rovesciandola come un guanto.
Nettate
l'anguilla, spellatela e toglietele la testa, ritagliatela in
pezzi dì 6-7 centimetri, risciacquate questi pezzi, asciugateli e
raccoglieteli in una terrina con olio, sale, pepe, qualche foglia
di lauro e sugo di limone. Mescolateli e lasciateli così per un
paio d'ore. Prendete poi uno spiede ed infilzateci da prima un
cantuccio di pane, quindi i vari pezzi d'anguilla, alternandoli
con foglie di lauro; chiudete con un altro cantuccio di pane.
Cuocete al girarrosto o, in mancanza di questo, appoggiando lo
spiedo su due ferri messi verticalmente, stendendo sotto lo
spiedo un letto di brace incandescente. Quando l'anguilla
incomincerà a sgocciolare, togliete un momento lo spiede dal
fuoco e cospargete abbondantemente il pesce di pane grattato,
girando lo spiede affinché il pane si attacchi da per tutto.
Rimettete lo spiede a posto e, a intervalli di tempo, ripetete
l'operazione dell'impanatura per altre tre o quattro volte.
Quando l'anguilla sarà ben cotta e avrà preso una bella
colorazione dorata, sfilatela dallo spiede, accomodatela in un
piatto e guarnitela con spicchi di limone. Si deve mangiare
caldissima.
ANGUILLA ARROSTO
Anguilla
- Olio - Aceto - Lauro (alloro)- Sale - Pepe - Pangrattato, un pugno.
Scelta
un'anguilla piuttosto grossa, spellatela e tagliatela in pezzi di
cinque o sei centimetri, che risciacquerete e asciugherete in una
salvietta. Metteteli poi in una terrina innaffiandoli con una
marinata composta di olio, un po' d'aceto, qualche foglia di
lauro, sale, pepe e un pugno di pane grattato. Mescolate i vari
pezzi affinché possano prender bene il condimento o lasciateli
così per qualche ora. Prendete poi degli spiedini di metallo o di
canna e infilzateci due o tre pezzi d'anguilla, inframezzandoli
con delle foglie di lauro. Accomodate gli spiedini guarniti in
una teglia, versateci sopra la marinata avanzata e lasciate
cuocere al forno, voltando di quando in quando.
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PREPARAZIONE DELL'ANGUILLA
CARPIONATA
Anguilla
di kg. 1 - Olio - Lauro (alloro)- Sale - Pepe - Aceto, 2 bicchieri -
Aglio, 2 spicchi - Rosmarino, un rametto - Chiodi di garofano,
3-4.
Lavate
l'anguilla e senza spellarla dividetela in 5-6 pezzi, gettando
via la testa e l'estremità della coda. Sventratela e asciugatela,
accomodando poi i vari pezzi in una teglia con un nonnulla
d'olio, qualche foglia di lauro, sale e pepe. Fatela cuocere nel
forno per circa un'ora, estraete i vari pezzi, lasciateli
sgocciolare e poi aggiustateli in una terrinetta dove possano
stare raccolti senza lasciare troppo spazio. Mettete a bollire un
paio di bicchieri d’aceto con un pizzico di sale, qualche
granello di pepe, un paio di spicchi d'aglio mondati, due o tre
foglie d'alloro, un rametto di rosmarino e tre o quattro chiodi
di garofano. Fate dare un bollo all'aceto e poi versatelo così
caldo sull'anguilla. Coprite la terrinetta, e di quando in quando
voltate i pezzi affinché possano imbeversi di aceto. L'anguilla
così preparata si conserva per moltissimo tempo.
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CAPITONE MARINATO
Per 6
persone: Capitone di kg. 1 - Aglio - Sale - Pepe - Lauro (alloro)- Aceto,
un bicchiere - Olio, un bicchiere circa.
Nettate,
sventrate il capitone, ma non toglietegli la testa,
risciacquatelo, asciugatelo, poi, incominciando, dalla testa,
arrotolatelo su se stesso a guisa di spirale e accomodatelo in
una casseruola dove possa entrare giusto; aggiungete uno spicchio
d'aglio intero, un buon pizzico di sale, pepe, qualche foglia di
lauro e versateci sopra un bicchiere d'aceto e circa uno di olio,
in modo che il capitone rimanga sommerso nel liquido. Ponete il
coperchio alla casseruola e portate questa sul fuoco. Fate
bollire adagio, a fuoco lento, e quando il capitone sarà cotto e
l’aceto in parte evaporato, travasate il pesce in una terrinetta
con tutto il suo intingolo, e lasciate freddare. Si mangia freddo
e può attendere anche qualche giorno.
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CAPITONE IN SALSA DI POMODORO
Per 4
persone: Capitone g 800 - 3 spicchi d'aglio - un peperoncino
rosso - salsa di pomodoro g 180 - un cucchiaio di paprika - olio
d'oliva - sale.
Pulite il capitone, senza eliminare la pelle e tagliatelo a pezzi. Pelate
e tritate l'aglio, soffriggetelo in una casseruola con l'olio,
spolverate con la paprika, versate la salsa di pomodoro, portate
sul fuoco, unite il capitone e due bicchieri d'acqua e lasciate
evaporare, quindi salate, aggiungete il peperoncino intero,
continuate la cottura a fiamma vivace per una mezz'ora e lasciate
riposare la preparazione per qualche minuto, prima di servire nel
piatto da portata.
Tempo di preparazione: 1 un'ora.
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CIRIOLE COI PISELLI ALLA ROMANA
Ciriole,
kg. 1 - Olio - Aglio - Cipolline novelle, 4-5 - Sale – Pepe -
Vino bianco, mezzo bicchiere - Salsa di pomodoro, un cucchiaio -
Pisellini sgranati, g. 500.
Queste
piccole anguille non vanno spellate. Si privano della testa,
si nettano e si tagliano in pezzi di cinque centimetri. Mettete
in una casseruola un pochino d'olio, mezzo spicchio d'aglio
tritato e quattro o cinque cipolline novelle finemente tritate.
Appena colorata la cipolla mettete giù le ciriole, conditele con
sale e pepe, e lasciatele insaporire. Quando ogni traccia di
umidità sarà scomparsa, bagnatele, con vino bianco e salsa di
pomodoro. Mescolate, e quasi subito dopo aggiungete i pisellini
sgranati. Mescolate, coprite la casseruola e lasciate cuocere,
aggiungendo, se occorre, qualche cucchiaiata d'acqua.
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GRONGO ALLA GENOVESE
Grongo o
anguille, kg. 1 - Olio, 1. 0,200 - Piccola cipolla -
Acciughe, 6 - Funghi freschi, g. 500 (o funghi secchi, g. 50) -
Sale - Pepe - Vino bianco secco, un bicchiere - Aglio, 2 spicchi
- Piselli sgranati, l. 1 - Salsa di pomodoro, un cucchiaio -
Facoltativo: risotto in bianco.
Tagliate il
grongo o le anguille, dopo averli nettati, in tronconi di circa
quattro centimetri e metteteli in una catinella ad acqua corrente
per un po' di tempo affinché possano dissanguarsi. Mettete in un
tegame largo è basso l'olio, la cipolla tritata e le acciughe
lavate, spinate e fatte in pezzetti. Appena l'olio comincerà a
soffriggere togliete il pesce dall'acqua, asciugatelo bene e
aggiungetelo al soffritto. Il pesce caverà dell'umidità che
bisogna lasciare asciugar bene. Avrete intanto ritagliato i
funghi freschi (o fatti rinvenire in acqua fredda e poi tritati
grossolanamente i funghi secchi). Metteteli nel tegame, condite
con sale e pepe, e, dopo qualche minuto, aggiungete il vino
bianco secco, gli spicchi d'aglio intieri e i piselli sgranati.
Mettete il coperchio al recipiente e lasciate asciugare quasi
completamente il vino. Aggiungete allora la salsa di pomodoro,
poca acqua e, sempre a recipiente coperto, lasciate finir dì
cuocere tutto. Dovrà risultare un insieme tenerissimo, con poca
salsa. Questa preparazione genovese può venire servita con un
risottino in bianco.
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PESCE PERSICO
Si trova
nei laghi della Lombardia. Le sue pinne sono di un caratteristico
color rosso dorato e il mantello presenta striature verde
argento.
Qualche
volta raggiunge il peso di 2 kg., ma più comunemente si trovano
esemplari di circa 300 gr. e di questi abbiamo tenuto conto nelle
nostre preparazioni. Il pesce persico fornisce anche ottimi
filetti.
PESCE
PERSICO ALLA MASSAIA
Pesci
persici di g. 150, uno a persona - Sale - Aceto – Besciamella non
troppo densa, rifinita con un po' di crema di latte e un po' di
burro - Uova sode - Prezzemolo.
Si fanno
cuocere i pesci in acqua salata e leggermente acidulata con
dell'aceto. Appena cotti si estraggono e si gratta la pelle ai
due lati. Si rimettono poi nell'acqua in cui cossero per averli
ben netti. Si sgocciolano nuovamente e si dispongono sul piatto
di servizio. Si innaffiano con una besciamella non troppo densa,
rifinita con un po' di crema di latte e qualche pezzetto di
burro, e su ogni pesce si dispone un trito di uova sode calde,
chiara e rosso, con prezzemolo tritato.
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FILETTI DI PESCE PERSICO ALLA
MILANESE
Pesci
persici - Farina - Uovo sbattuto - Pangrattato - Burro per
friggere - Limone.
Sfilettate dei
pesci persici, togliete la pelle ai filetti, spianateli
leggermente, infarinateli, passateli nell'uovo sbattuto e poi nel
pane grattato. Date loro bella forma e friggeteli nel burro, a
color d'oro. Quando saranno cotti disponeteli nel piatto.
innaffiateli con burro fritto spumante, e guarniteli con spicchi
di limone.
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PESCE PERSICO ALL'OLANDESE
Pesci
persici - Sale - Aceto - Prezzemolo - Timo - Lauro (alloro)- Patatine -
Burro - Succo di limone.
Mettete nella
pesciera acqua a sufficienza per cuocere i pesci. Aggiungete del
sale, una cucchiaiata d'aceto per ogni litro d'acqua e un
mazzolino composto di gambi di prezzemolo, due o tre rametti di
timo e un foglia di lauro. Lasciate bollire per dieci minuti e
poi nel liquido bollente immergete i pesci persici. Coprite la
peschiera diminuite il fuoco e contate dodici minuti di cottura a
lentissima ebollizione per pesci persici di circa 150 grammi, e
un quarto d'ora abbondante se i pesci si aggireranno sui trecento
grammi. Estraete i pesci, grattatene la pelle e rimetteteli nel
bagno per nettarli bene. Disponeteli poi su un piatto coperto con
una salvietta, e circondateli di patatine lessate e ciuffetti di
prezzemolo. A parte fate servire una salsiera con burro fuso, nel
quale avrete aggiunto un pizzico di sale, qualche goccia di sugo
di limone e del prezzemolo tritato.
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TINCA
E’
consigliabile acquistare le tinche vive e tenerle qualche giorno
nell'acqua corrente per far perdere alle loro carni, morbide e
grasse, quel sapore di fango di cui sono impregnate, per
l'abitudine che hanno questi animali d'acqua dolce di vivere in
acque melmose. Fare molta attenzione alla fittissime lische che
possiedono le tinche.
TINCHE MARINATE
Tinche di
g. 200 l'una - Olio per friggere - Cipolla - Aglio, 2 spicchi -
Aceto bianco - Vino bianco secco - Sale - Pepe in grani - Salvia.
Nettate bene
le tinche e friggetele nell'olio. Avrete preparato il seguente
bagno. Fate colorire nell'olio una cipolla con due spicchi
d'aglio, aggiungete aceto bianco allungato con vino bianco secco,
sale, qualche granello di pepe e abbondante salvia. Portate
all'ebollizione e togliete dal fuoco. Appena le tinche saranno
cotte disponetele ancora calde in un recipiente di terraglia con
coperchio, e ricopritele con la marinata. Coprite il recipiente e
prima di mangiare le tinche aspettate un giorno o due affinché
possano bene insaporirsi. Servitele con cetriolini, funghi
all'aceto, ecc.
TINCHE ARROSTO
Tinche -
Olio - Sale e Pepe - Succo di limone.
Dopo avere ben
nettato le tinche si dispongono in un piatto e si spruzzano
d'olio,sale, pepe e sugo di limone; si lasciano così per circa
mezz'ora e poi si arrostiscono sulla gratella. Prima d'inviarle
in tavola s'innaffiano con dell'olio e si completano con sugo di
limone.
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TROTA
La
trota appartiene alla famiglia dei salmoni e vive nelle acque
dolci, specialmente in quelle fredde. Ha carne delicata, bianca
rosata. ed è il pesce più apprezzato tra quelli dì acqua dolce.
Scegliere
trote di media grandezza. E’ sconsigliabile l'uso nei mesi di
novembre e dicembre.
TROTA A VAPORE
Trota di
kg. 1 - Sale - Pepe - Cipolla - Carota gialla - Sedano -
Prezzemolo - Timo - Lauro - Burro, g. 100 - Vino bianco secco o
barolo, 2 bicchieri - Farina, mezzo cucchiaio – Crema di latte,
mezzo bicchiere.
Dopo aver
nettato una trota grande di circa un chilogrammo, asciugatela, e
col coltellino fate da una parte e dall'altra del pesce delle
incisioni in diagonale, ciò che ne faciliterà la cottura. Poi
condite il pesce nell'interno e all'esterno con sale e pepe.
Preparate un po' di aromi di cucina tagliuzzati: una cipolla, una
carota gialla, una costola di sedano, qualche gambo di
prezzemolo, un ramettino di timo mezza foglia di lauro. Togliete
la gratella della pesciera e nel fondo del recipiente bene
imburrato allargate gli aromi. Rimettete a posto la gratella,
ungetela abbondantemente, di burro sciolto, spalmandolo con un
pennello, e sulla gratella adagiate la trota unta di burro.
Coprite il pesce con una carta imburrata, chiudete la peschiera e
iniziate la cottura sul fornello, su fuoco debolissimo, passando
poi il recipiente in forno molto moderato, lasciandolo così per
una diecina di minuti, affinché gli aromi possano sprigionare il
loro profumo senza colorirsi. Trascorsi i dieci minuti versate
nella pesciera un paio di bicchieri di vino bianco secco (per la
trota si può anche impiegare del buon vino rosso tipo Barolo).
A questo
vino si deve prima far levare il bollore. Rimettete a posto la
carta e il coperchio e continuate la cottura in forno un pochino
più forte, ma sempre moderato, per circa mezz'ora, bagnando di
quando in quando il pesce con il poco liquido della peschiera. A
cottura della trota, estraetela, sollevandola con la gratella, e
fatela slittare sul piatto di servizio. Raccogliete il fondo di
cottura in una casseruolina, facendolo passare da un colino; e se
fosse troppo abbondante lasciatelo bollire fino a ridurlo a un
bicchiere. Preparate allora una grossa noce di burro. che
impasterete con mezza cucchiaiata scarsa di farina. Mettete
questo burro impastato nella salsa e, mescolandola con un
cucchiaio o con una frustina, lasciatela addensare. Fate bollire
due o tre minuti, e quando la salsa sarà legata, ultimatela
(sempre tenendola sul fuoco) con circa mezzo bicchiere dì crema
di latte, che metterete a piccole porzioni, sempre mescolando.
Tirate indietro il recipiente e mettete nella salsa, un pezzetto
alla volta, mezzo ettogrammo di burro, mescolando con una
frustina come se doveste montare una maionese. Con questa salsa
velate la trota e mandatela in tavola.
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TROTA ALLA SAVOIARDA
Trota - Sale -
Farina - Burro, g. 200 - Olio - Funghi - Pepe - Prezzemolo -
Pangrattato finissimo - Scalogno.
Dopo aver
preparato una trota ed averla risciacquata ed asciugata,
conditela nell'interno ed all'esterno con un po' di sale,
infarinatela e fatela cuocere nel burro ,su fuoco moderato,
affinché il pesce possa ben cuocere anche nell'interno. A questo
, scopo, se la trota è piuttosto grossa, sarà bene fare delle
incisioni diagonali da una parte o dall'altra. Intanto prendete
un tegame, metteteci un po' di burro e un po' d'olio, fate
scaldare sul fuoco e aggiungete dei funghi affettati. Conditeli
con sale, pepe e prezzemolo trito, e fateli cuocere. Versate
questi funghi in un piatto ovale di porcellana da forno, e
stendeteli su tutto il fondo del piatto. Su questo strato di
funghi appoggiate la trota cotta, innaffiatela col burro in cui
l'avete fritta e velatela con un lieve strato di pane grattato
finissimo. Per ottenere questo pane grattato fino basta passarlo
dal setaccio. Innaffiate il pane con un altro po' di burro e
passate il piatto in forno per qualche minuto per far colorire
leggermente il pane. Mandato in tavola senza travasare,
appoggiando il piatto di porcellana su un altro piatto più
grande. A parte fate servire una salsiera con la seguente
semplicissima salsa. Affettate sottilmente uno scalogno; fate
friggere a color nocciola un ettogrammo e più di burro, e quando
il burro sarà leggermente biondo uniteci lo scalogno trito
ritirando dal fuoco la padellina. Lasciato riposare un minuto o
due, affinché il burro possa profumarsi di scalogno e poi,
facendolo passare da un colino, raccoglietelo nella salsiera,
riscaldata con acqua bollente e asciugata.
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TROTTELLE AL BLU
Piccole trote
di g. 200 - Sale - Aceto - Prezzemolo - Patate - Burro.
S'impiegano per
questa preparazione le piccole trote d'acqua chiara corrente,
preferendo quelle non eccedenti il peso di 300 grammi. Condizione
essenziale è di avere delle trottelle vive. Preparate una
peschiera o una casseruola con acqua salata e fortemente
acidulata con aceto. Quando l'acqua bollirà, uccidete la trota,
vuotatela rapidamente e immergetela nel liquido bollente. Tirate
indietro la casseruola, e per una trota del peso medio di 200
grammi lasciate sobbollire una diecina di minuti sull'angolo del
fornello. Disponete la trottella su un piatto con salvietta e con
prezzemolo intorno, e a parte fate servire delle patate lessate e
sbucciate, e una salsiera di burro fuso. La denominazione “al
blu” indica il colore azzurro che assumono le trottelle eseguite
in questo modo.
CARPA
La carpa vive
nelle acque dolci melmose: ha molta importanza per
l'alimentazione e perciò la si alleva razionalmente.
CARPA ALL'ORIENTALE
Carpa -
Cipolla - Scalogni, 3 - Aglio, 2 spicchi - Olio - Farina, 2
cucchiai - Brodo di pesce - Vino bianco secco - Prezzemolo - Timo
- Lauro (alloro)- Sale - Pepe di Cajenna - Zafferano.
Uccidete
la carpa con un colpo di mazzuolo sulla testa, e subito
squamatela, vuotatela, risciacquatela e dividetela in pezzi di
tre centimetri di larghezza. Tritate una cipolla, due o tre
scalogni, due spicchi d'aglio e passate il tutto in una
casseruola in cui avrete messo un po' d'olio. Ponete sul fuoco e
fate cuocere pian piano, senza lasciar prendere colore agli
ortaggi. Aggiungete allora due cucchiaiate di farina, lasciate
cuocere un pochino, mescolando, e poi sciogliete con metà brodo
di pesce, (o acqua) e metà vino bianco secco. Questo liquido deve
essere in quantità tale da poter poi ricoprire i pezzi della
carpa nella peschiera. Completate con un mazzolino, composto di
gambi di prezzemolo, un rametto di timo e mezza foglia di lauro,
il tutto legato insieme, sale, una buona punta di pepe di Cajenna
e ancora tre o quattro cucchiaiate, d'olio. Tenete la casseruola
sul fuoco per far raggiungere al liquido l'ebollizione. Intanto
disponete sulla gratella della peschiera i vari pezzi del pesce
(compresa la testa e la coda), ricomponendolo come se fosse
intiero. Quando il liquido nella casseruola avrà raggiunto
l'ebollizione, versatelo con tutti i condimenti nella peschiera
in modo da ricoprire completamente il pesce. Rimettete subito sul
fuoco e lasciate cuocere dolcemente per venti o venticinque
minuti. Tirate su allora la gratella dalla pesciera liberando il
pesce dagli aromi, e trasportate i vari pezzi della carpa in un
piatto lungo e profondo, ricomponendola come so fosse intiera.
Rimettete il fondo di cottura sul fuoco e lasciatelo bollire
vivacemente finché ne sarà evaporato un buon terzo. Passate poi
il liquido da un colino, completatelo fuori del fuoco con qualche
cucchiaiata d'olio e una buona pizzicata di zafferano in polvere
e versatelo sulla carpa. Mettete il piatto in luogo freddo
affinché la salsa possa rapprendersi in gelatina. Prima di
inviare in tavola, cospargete il pesce con prezzemolo tritato.
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CARPA ALLA RUSSA
Carpa -
Sale Farina - Burro - Vino bianco secco, 2 bicchieri - Cavolo
acido o choucroute - Cipolle glassate - Olive verdi - Funghetti -
Cetrioli - Ciliege sott’aceto - Cetriolini sott'aceto -
Prezzemolo – Salsa vellutata, l. 0,5 - Crema agra, 4 cucchiai -
Rafano grattato, 3 cucchiai - Aceto, 2 cucchiai.
E’ una
preparazione veramente caratteristica. Squamate, vuotate,
risciacquate una grossa carpa, asciugatela in una salvietta,
spruzzatela di sale, infarinatela e disponetela in una pesciera,
di cui avrete bene imburrato il fondo e bagnate il pesce con due
bicchieri di vino bianco secco. Mettete in forno senza coprire il
recipiente, innaffiando di quando in quando la carpa col vino
messo nella pesciera. Quando avrà preso una bella colorazione
bionda, disponete su un piatto ovale un letto di choucroute già
cotta, e su questa appoggiate il pesce. Intorno intorno disponete
dei gruppetti alternati di cipolle glassate, olive verdi
snocciolate e fate bollire per cinque minuti, funghetti, cetrioli
sbollentati e ritagliati in grosse losanghe, ciliege sott'aceto,
cetriolini e ciuffi di prezzemolo. A parte fate servire una salsa
al rafano che preparerete così. Mettete sul fuoco mezzo litro di
salsa vellutata, fatela ben scaldare e aggiungeteci quattro
cucchiaiate di crema agra, tre di rafano grattato e due d'aceto,
bollito a parte in un tegamino fino a ridurlo ad un cucchiaino da
caffè. Mescolate e tenete vicino al fuoco per cinque minuti.
MANZO ALLA CERTOSINA
Per 6 persone:
Carne di manzo, kg. 1 - Burro - Olio - Lardo - Sale - Pepe - Noce
moscata - Acciughe, 3-4 - Prezzemolo trito, un pugno - Brodo o
acqua.
Mettete
in una casseruola un pochino di burro e d'olio e qualche fettina
dì lardo, e aggiungete poi la carne, in un sol pezzo, che
condirete con sale, pepe e un nonnulla di noce moscata. Fate
rosolare bene, e quando la carne avrà preso un bel colore scuro,
mettete nella casseruola tre o quattro acciughe lavate, spinate e
tritate con un buon pugno di prezzemolo. Bagnate con brodo o
acqua, diminuite il fuoco, coprite la casseruola e lasciate
cuocere adagio adagio. Affettate poi la carne e ricopritela con
il sugo della cottura, al quale avrete tolto un po' di grasso
superficiale. Se il bagno si asciugasse troppo, aggiungete
qualche cucchiaiata d'acqua.
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TERRINA
DI BUE SANT'UBERTO (ndr i buoi oggi sono
introvabili)
Per 6
persone: Magro di bue (culatta o pezza), kg. 1,200 - Sale - Pepe
- Cipolla - Carota gialla - Sedano - Prezzemolo - Barolo o vino
rosso secco - Olio, un cucchiaio - Burro, un cucchiaio - Salsa di
pomodoro, mezzo cucchiaio - Pernice - Tartufo nero Brodo - Fecola
di patate - Marsala Chiara d'uovo - Farina Contorno a piacere.
Provvedetevi
di una fetta molto spessa di culatta o pezza, che si possa
ritagliare in tocchi, ognuno dei quali deve bastare ad una
persona. Mettete questi pezzi di carne in una terrinetta,
conditeli con sale e pepe, e affettateli sopra un pochino di
cipolla, un pezzo di carota gialla, una costola di sedano e un
ciuffo di prezzemolo, ricoprendoli poi con del vino rosso secco e
di buona qualità. La ricetta vorrebbe del barolo, ma del buon
vino secco farà lo stesso. Lasciate stare in marinata i pezzi di
carne per circa trentasei ore. Prendete poi una casseruola,
metteteci una cucchiaiata di olio e una cucchiaiata di burro,
affettateci mezza cipolla, mezza carota gialla, una costola di
sedano e dei gambi di prezzemolo. Fate scaldare e aggiungete la
carne bene asciugata. Lasciate rosolare, con fuoco piuttosto
brillante, affinché l'umidità contenuta nella carne possa
rapidamente evaporare. Mentre la carne si rosola, bagnatela pian
piano con il vino della marinata, privato degli ortaggi.
Aggiungete poi una mezza cucchiaiata di salsa di pomodoro,
diminuite il fuoco e lasciate braciare dolcemente, aggiungendo,
se sarà necessario, qualche cucchiaiata dì brodo o d'acqua.
Tenete però presente che la carne non dove essere annegata nel
bagno, ma deve braciare in un fondo ristretto. Non dimenticate di
voltare spesso la carne, mescolandola col cucchiaio di legno.
Quando il
manzo sarà per arrivare di cottura, mettete ad arrostire nel
forno una pernice. Ricordate che la pernice, come tutta la caccia
a penna, deve, per dirsi cotta a punto, essere tenuta leggermente
scarsa di cottura. Fate che la fine della cottura della carne e
l'arrostimento della pernice procedano di pari passo. Mettete
allora i pezzi di carne braciata in una terrina da forno col suo
coperchio (terrina di porcellana resistente al fuoco, speciale
per queste preparazioni), e sulla carne disponete la pernice,
ritagliata in pezzi regolari. Aggiungete qualche dado di tartufo
nero e innaffiate abbondantemente col fondo di cottura, che
rifinirete nel seguente modo. Estratta la carne dalla casseruola,
bagnate ancora con un po' di brodo, staccando bene il fondo della
cottura. Lasciate bollire per qualche minuto e passate la salsa
da un colino, raccogliendo il sugo in un'altra casseruola e
pigiando bene col cucchiaio di legno per estrarre tutto il succo
dai vegetali. Con un cucchiaio portate via il grasso che
galleggerà alla superficie, rimettete la salsa sul fuoco e
addensatela leggermente con un pochino di fecola di patate
sciolta in poca marsala.
Con
questa salsa innaffiate la carne e la pernice, lasciandone un
poco in disparte per il contorno, come vedremo poi. Mettete il
coperchio alla terrina e finalmente sigillate con una striscia di
carta alta un paio di dita, che spalmerete con una pastella
densa, ottenuta con chiara d'uovo sbattuta e farina. Il calore
farà rapprendere la pastella, la quale chiuderà ermeticamente la
terrina. Per dare una maggiore eleganza a questa striscia di
carta, fateci una spizzatura con le forbici, tanto nella parte di
sopra che in quella di sotto. Rimettete la terrina cosi chiusa su
fuoco moderato e lasciate bollire insensibilmente per una diecina
di minuti. Allora accomodate la terrina su un piatto con
salvietta e fatela portare in tavola, senza aprirla. La terrina
verrà disuggellata in tavola, passando la punta di un coltellino
in mezzo alla striscia di carta; e quando il coperchio sarà
sollevato, un'onda di profumo si sprigionerà dalla magica terrina
e predisporrà lietamente i commensali alla succolenta
degustazione. La terrina può essere accompagnata con un contorno
a piacere. Noi consigliamo il seguente, che è gustoso ed
originale.
Olive verdi
alla salsa - Olive verdi, 5-6 a persona - Fondo della terrina di
bue Sant'Uberto.
Scegliete
delle belle olivo verdi conciato, calcolandone cinque o sei a
persona. Togliete loro il nocciolo e passatele, man mano che le
avrete snocciolate, in una terrinetta contenente dell'acqua
fredda. Poco prima di servire estraetele dall'acqua, bagnandole
con un po' del fondo della terrina messo da parte. Mettete la
casseruolina sul fuoco e fate riscaldare le olivo, che disporrete
in una coppa o in un piatto, e farete servire insieme con la
terrina.
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MANZO BRACIATO ALLA BRESCIANA
Manzo,
kg. 1 - Lardelli - Aglio - Sale - Pepe - Spezie - Burro, g. 100 -
Cipolla - Lardo, g. 50 - Vino rosso, 2 bicchieri.
Provvedete un
bel pezzo di manzo tenero del peso di circa un chilogrammo e, se
credete, steccatelo con qualche pezzetto di lardo sul quale
avrete stropicciato un po' d'aglio. Legate la carne per
mantenerla in forma, spolverizzatela di sale, pepe e spezie e
mettetela in una casseruola o in un tegame di terraglia con un
ettogrammo di burro, mezza cipolla grossolanamente tagliata e una
cinquantina di grammi di lardo tritato. Coprite la casseruola o
il tegame e mettete a rosolare la carne su fuoco moderato, avendo
l'avvertenza di voltarla ogni cinque o sei minuti. Voltate la
carne rapidamente e tornate a coprire subito il recipiente,
poiché una delle caratteristiche di questa preparazione è la
cottura a recipiente ben coperto. Dopo circa mezz'ora, bagnate la
carne con due bicchieri di vino rosso. Ricoprite immediatamente
il recipiente e lasciate che la carne finisca di cuocere
dolcemente senza aggiungere altro liquido. Avrete così un
saporito manzo braciato e un sugo denso e profumato utilissimo
per condire maccheroni o risotti.
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UCCELLINI SCAPPATI
Per 6 persone:
Fettine di manzo, g. 500 - Fettine di prosciutto – Sale - Pepe -
Fette di pane - Fettine di lardo - Burro - Sale (spiede).
Il taglio di
manzo che va preferito per questa preparazione è la pezza.
Dividete le fettine in strisce regolari, larghe un po' più di due
dita e lunghe 6-8 centimetri, battetele leggermente per renderle
sottili e sopra ognuna mettete una fettina dì prosciutto grasso e
magro, una foglia di salvia e un nonnulla di pepe, arrotolando
poi ogni fettina su se stessa in modo da avere dei piccoli
salsicciotti. Preparate tante piccole fette di pane per quanti
sono gli involtini, e un numero doppio di sottili fettine di
lardo. Prendete uno spiede, infilzate una fetta di pane, un
pezzettino di lardo, un involtino, un altro pezzettino di lardo,
una fetta di pane, e via di seguito, procedendo sempre con lo
stesso ordine. Quando avrete infilzato ogni cosa, mettete a
liquefare vicino al fuoco, in un tegamino, qualche cucchiaiata di
burro e con un pennello ungete generosamente così la carne come
il pane; spolverizzate con un po' di sale e un po' di pepe, e
mettete ad arrostire sopra un fuoco piuttosto gaio. Il sistema
più semplice, per chi non possiede, un girarrosto, è quello di
disporre delle palettate di carbone bene acceso in fondo al
camino, al di là dei fornelli. Il carbone va disposto sopra un
piccolo strato di cenere e diviso in due linee parallele con un
piccolo spazio in mezzo, affinché il grasso scolando non produca
soverchio fumo. Lo spiedo va messo sopra due ferri posati
verticalmente, e girato di quando in quando con la mano. Siccome
il fuoco tende facilmente ad indebolirsi, è bene tenerlo desto
con qualche colpo di ventola, come pure è opportuno ungere di
quando in quando l'arrosto, il quale per cuocere avrà bisogno di
mezz'ora di tempo. Disponete gli uccellini scappati, coi loro
crostini croccanti, bene allineati in un piatto e mandateli in
tavola, così, o dopo aver sgocciolato su essi poco burro fuso.
Mi sono
commosso nel riscrivere questa ricetta poiché sono nato a Montichiari e questo era il piatto della festa,
quando gli zii cacciatori tornavano dalla caccia col “carniere
vuoto”. Un saluto particolare agli zii lontani, a tutte le
persone che hanno dovuto lasciare la terra natia per lavoro o
necessità, in particolare un saluto affettuoso a mio fratello Marco in Repubblica Ceka, e già che
ci siamo, mando UN CALOROSO ABBRACCIO A TUTTI GLI ITALIANI
SPARSI NEL MONDO.
Ermete
Pastorio.
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POLENTA CON GLI UCCELLINI SCAPPATI
Burro - Ventresca di
maiale - Ginepro - Salvia - Fegatini di Pollo - Sale - Pepe -
Polenta.
A seconda della quantità di polenta necessaria per la vostra mensa
preparate, in maggiore o minore quantità, una salsa fatta nel
modo seguente. Mettete in un tegame un pezzo di burro e quando
sarà ben caldo aggiungete delle piccole e sottili fette di
ventresca di maiale (pancetta), qualche grano di ginepro, un
pizzico di foglie di salvia e dei fegatini di pollo sminuzzati.
Condite con sale e pepe, e quando il tutto sarà ben rosolato
bagnate con un po' d'acqua o di brodo in modo d'avere una salsa
di giusta consistenza. Questo condimento richiama assai da vicino
la famosa polenta con gli "osei". Più economicamente si possono
sostituire ai fegatini di pollo dei dadini di fegato di maiale.
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BISTECCA ALLA FIORENTINA
Bistecca
spessa di vitellone - Olio - Sale Pepe - Limone.
E’
indispensabile di avere del manzo giovanissimo (quello che a
Firenze chiamano vitellone). La bistecca va ritagliata nella
costola e dovrà avere circa due centimetri e mezzo di spessore.
La carne dovrà essere tenera e a un giusto grado di frollatura
(ossia non essere stata macellata troppo di fresco). Si mette la
bistecca in un piatto, s'intride bene con olio, sale e pepe e si
lascia così per pochi minuti. Si arrostisce poi sulla gratella,
su fuoco di carbone di legna. A cottura completa si unge la
bistecca con poco olio e si rifinisce, sul piatto, con qualche
goccia di sugo di limone. Si serve con spicchi di limone.
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BISTECCA ALLA SICILIANA
Bistecca
di lombo o filetto di manzo - Olio - Aglio - Olive siciliane, un
pugno - Peperoncini sott'aceto, 4-5 - Bianco di sedano fritto -
Capperi, un cucchiaio - Pomodori - Sale - Pepe - Origano - Aceto.
Prendete una
bella bistecca di manzo (lombo o filetto). Mettete in una padella
un po' d'olio con uno spicchio d'aglio ritagliato in due o tre
pezzi. Fate imbiondire appena l'aglio, toglietelo via e mettete
giù la bistecca, che farete cuocere a fuoco forte, da una parte e
d all'altra. Quando la bistecca sarà quasi cotta aggiungete u n
pugno di olive siciliane, alle quali avrete tolto il nocciolo,
quattro o cinque peperoncini sott'aceto, spaccati in due in lungo
e privati del torsolo e dei semi, un po' di asticciole di bianco
di sedano, fritto a parte in un po' d'olio, una buona cucchiaiata
di capperi e un paio di cucchiaiate di filetti di pomodoro
scottati a parte in una padellina con dell'olio. Condito con
sale, pepe e abbondante origano. Tenete ancora un momentino sul
fuoco e poi accomodate la bistecca nel piatto, circondandola con
la sua appetitosa guarnizione. Le olive da adoperarsi per questa
preparazione sono quelle siciliane, conciate con sale e
finocchio. Per le asticciole di sedano si fa così: si ritaglia in
striscette lunghe tre o quattro centimetri la parte centrale di
un sedano, si risciacquano questi pezzi, si asciugano e si
friggono nell'olio, senza infarinarli, fino a che saranno di un
bel color d'oro. Si scola allora l'olio della padella e si
spruzza sui sedani fritti un po' d'aceto.
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BISTECCA ALLA TARTARA 0 AMERICANA
Filetto di
bue, g. 150-200 - Sale - Pepe - Filetti di acciughe – Tuorlo
d'uovo - Cipolla - Prezzemolo - Capperi.
E’
un'originale bistecca di carne cruda. Si tritano minutamente da
150 a 200 grammi di filetto di bue, si condisce la carne con sale
e pepe, le si dà forma rotonda schiacciata, e si dispone in un
piatto. Sulla bistecca si fa un reticolato di filetti d'acciughe
e nel mezzo si mette un rosso d'uovo crudo, o facendolo cadere in
una fossetta fatta in mezzo alla carne, o mettendolo in un mezzo
guscio d'uovo che si appoggia nel contro della bistecca. Intorno
alla bistecca si dispongono dei monticelli alternati di cipolla
cruda, prezzemolo e capperi.
INVOLTINI USO CACCIA
Per 6 persone:
Fegatini di pollo, 10 - Burro - Lardo – Prosciutto magro, 2 fette
- Ginepro, 5-6 bacche - Prezzemolo, un pugno – Salvia - Sale -
Pepe - Uovo - Marsala, 2 cucchiai - Aceto - Vitello o filetto di
manzo, 12 fettine - Spezie - Crostini di pane fritti - Farina -
Vino o marsala - Brodo o acqua, un ramaiolo.
Provvedete una
diecina di fegatini di pollo e fateli rosolare in un tegamino con
un po' di burro. Cotti che siano, tritateli sul tagliere,
aggiungendo un paio di fette di lardo, due fette di prosciutto
magro, cinque o sei bacche di ginepro, un pugno di prezzemolo, un
paio di foglie di salvia, sale e pepe. Tritato bene tutti questi
ingredienti, in modo che vi risulti un pesto molto fine, e
impastatelo con un uovo intiero, un cucchiaio di marsala e poche
gocce d'aceto. Prendete ora dodici fettine di vitello o anche di
manzo - nel qual caso sarebbe bene adoperare del filetto -
battetele per spianarlo, conditele con un pochino di sale, pepe e
spezie, stendetevi sopra un poco del pesto, avvolgetele su se
stesse, e infilzatele a due a due in uno stecchino
intramezzandole con una fettina di lardo e legandole, per
maggiore precauzione, con qualche passata di filo affinché non
abbiano a sformarsi durante la cottura. Mettete un pezzo di burro
in un tegame di rame, adagiateci gli involtini e fateli cuocere
fino a che saranno bene rosolati. Mentre cuociono preparate dei
piccoli crostini di pane fritto, della grandezza, su per giù, di
ognuna delle coppie d'involtini. Quando gli involtini saranno
cotti, spolverizzateli con un buon pizzico di farina, bagnateli
con un dito di marsala o di vino, e quando il liquido sarà quasi
evaporato, levate gli involtini dal tegame, liberateli dal filo e
dagli stecchini, appoggiateli due a due sui crostini,
accomodandoli in un piatto. Rimettete il tegame sul fuoco,
staccate il fondo della cottura, bagnandolo con un ramaiolo di
brodo o d'acqua, mescolate bene e quando la salsa sarà
leggermente addensata, fatela cadere sugli involtini e sui
crostini.
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NOCE DI VITELLO ARROSTO TARTUFATA
Magro di
vitello (noce o contronoce) - Lardelli di grasso di prosciutto -
Sale - Pepe - Tartufo nero - Olio o strutto.
Taglio
proferibile, la noce o la contronoce. Fate con la punta di un
coltellino qualche incisione nel mezzo della carne e in essa
introducete dei lardelli di grasso di prosciutto, che rotolerete
prima nel sale e pepe, e dei pezzi di tartufo nero. Legate poi la
carne perché prenda una forma regolare e fatela cuocere in forno
per più di un'ora in una teglia in cui non stia troppo larga, con
abbondante strutto o olio, avendo cura, di tempo in tempo, di
voltare il vitello e di bagnarlo con qualche cucchiaiata d'acqua
se vedrete che tende a colorirsi troppo. Per assicurarvi della
cottura introducete nella carne un grosso ago da cucina: dovrà
penetrare facilmente e il sugo che ne uscirà dovrà essere bianco,
senza traccia di sangue.
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NOCETTE DI VITELLO SANT’UBERTO E
TORDI
Bistecche
di filetto di vitello, 6 - Olio - Succo di limone - Tordi, 3 -
Prosciutto, 6 fettine - Salvia Sale - Pepe - Brodo – Guarnizione
di patate paglia.
Preparate
anzitutto sei bistecchine ritagliate dal filetto di vitello e
tenute spesse almeno tre dita, sicché spianandole un poco possano
ingrandirsi e risultare alte un dito. Mettetele in un piatto,
fateci cadere un filo d'olio e qualche goccia di sugo di limone e
lasciatele da parte. Vi sarete anche provveduto di tre tordi che
spiumerete e fiammeggerete togliendo loro anche gli intestini.
Occorreranno anche sei fettine di prosciutto crudo un poco più
piccolo delle nocette di vitello. Mettete nell’interno dei tordi
una fogliolina di salvia, un pochino di sale e pepe, togliete
loro il collo e la testa, appuntate le gambe con uno stecchino in
modo che cuocendo non abbiano a deformarsi e poi metteteli in una
teglietta, spruzzandoci sopra poco altro sale e innaffiandoli con
dell'olio. Fateli arrostire nel forno per una diecina di minuti
in modo che risultino cotti, ma non eccessivamente. Mentre i
tordi cuociono mette sulla gratella le bistecchine di vitello e
ungendole spesso fatele cuocere da una parte e dall’altra. Da
ultimo fate scaldare leggermente il prosciutto sulla stessa
gratella. Appoggiate sul piatto di servizio caldo le sei
bistecchine e su ognuna di esse disponete una fettina di
prosciutto. Togliete ora i tordi dal forno e con le forbici o con
un coltello divideteli in due in lunghezza appoggiando ogni mezzo
tordo sulle bistecche già preparate. Scolate il grasso della
teglietta in cui avete cotto i tordi, metteteci un paio di
cucchiaiate di brodo, e sul fornello staccate con un cucchiaio di
legno questo fondo di cottura che verserete sui tordi. Guarnite
con ciuffi di patate “paglia” fritte a color d’oro chiaro, e
inviate in tavola.
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COSCETTO DI MONTONE USO CAPRIOLO
Coscetto
di montone - Cipolla - Carota gialla - Sedano - Aglio -
Prezzemolo, un pugno - Olio - Chiodi di garofano - Lauro (allro)-
Basilico Maggiorana - Timo - Rosmarino - Salvia - Ginepro, 10
bacche Pepe in grani - Vino rosso secco, un bicchiere e mezzo -
Aceto, mezzo bicchiere - Burro - Sale - Acqua, 1-2 ramaioli -
Brodo - Fecola di patate - Marsala - Gelatina di ribes, un
cucchiaio colmo - Pinoli. un pugno - Scorzetta di arancia
candita, un cucchiaio.
Una
preparazione ghiottissima: si tratta di fare acquistare alla
carne del montone i caratteri particolari di quella, del
capriolo. Si prende un coscetto, si fa mettere bene in pulito dal
macellaio - levando le ossa inutili e nettando bene l'osso del
manico - e si lascia insaporire in una marinata speciale.
Prendete una cipolla, una carota gialla, una costola di sedano,
uno spicchio d'aglio, un pugno di prezzemolo e tritate tutto sul
tagliere. Mettete poi le erbe in una casseruola con qualche
cucchiaiata d'olio, e aggiungete due chiodi di garofano, una
foglia di alloro, un pizzico di basilico e di maggiorana secchi,
un ramoscello di timo e uno di rosmarino, un pochino di salvia,
una diecina di bacche di ginepro, e un buon pizzico di pepe in
granelli. Niente sale. Coprite la casseruola e lasciate cuocere a
fuoco lento per circa mezz'ora, fino a che le erbe saranno bene
appassite, senza tuttavia colorire troppo. Versate allora nella
casseruola un bicchiere e mezzo di vino rosso secco e mezzo
bicchiere d'aceto. Lasciate bollire adagio per qualche minuto,
poi tirate via la casseruola dal fuoco; e quando la marinata sarà
appena tiepida versatela con tutti gli aromi sopra il coscetto,
che avrete messo in una terrina.
Lasciate
stare il montone cosi almeno un'intera giornata (se saranno due o
tre giorni tanto meglio) avendo cura di voltarlo spesso e di
innaffiarlo con cucchiaiate della marinata, se questa non fosse
sufficiente a coprirlo intieramente. Il giorno in cui dovrete
cucinare il montone, estraetelo dalla marinata, asciugatelo,
legatelo per mantenerlo in forma, e mettetelo in una casseruola
con un po' d'olio e di burro ed altre erbe fresche (cipolla,
carota gialla, sedano, ecc.). Conducete la prima parte della
cottura su fuoco vivace affinché l'umidità della carne evapori
presto e il coscetto possa ben rosolarsi; conditelo col sale, e
quando il montone avrà preso un bel colore biondo, bagnatelo a
poco a poco con la marinata (passata da un colabrodo per
liberarla dalle erbe). Quando il montone avrà assorbito tutta la
marinata, diminuite il fuoco e bagnate ancora la carne con uno o
due ramaioli d'acqua, coprite la casseruola e lasciate finir dì
cuocere per un'ora o più, aggiungendo un altro po' d'acqua se il
coscetto si asciugasse troppo.
A cottura
completa estraetelo e affettatelo ricomponendolo sul piatto di
servizio. Preparate finalmente la salsa. Inclinate la casseruola
da un lato e con un cucchiaio togliete il grasso che si sarà
raccolto
alla superficie. Diluite con
un po' di brodo o d'acqua il fondo di cottura, lasciatelo bollire
due o tre minuti staccandolo bene col cucchiaio di legno e
passate questo sugo da un colabrodo raccogliendolo in un'altra
casseruola. Rimettetelo sul fuoco, addensatelo leggermente con un
po' di fecola di patate sciolta in un dito di marsala, uniteci
una cucchiaiata colma di gelatina di ribes, un pugno di pinoli,
una cucchiaiata di scorzetta di arancio candita, ritagliata in
pezzettini e, fuori del fuoco, un pezzo di burro come una grossa
noce che metterete in due o tre riprese, mescolando. Con un po'
di questa salsa velate il coscetto e versate il resto nella
salsiera.
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POLLO ALLA CACCIATORA ALLA
SALVIA
Pollo
giovane - Burro, un cucchiaio - Olio, un cucchiaio - Sale - Pepe
– Vino bianco secco, un bicchiere - Prosciutto grasso e magro, g.
50 - Salvia fresca.
Nettate
un pollo giovine e bene in carne, fiammeggiatelo, risciacquatelo,
asciugatelo e dividetelo in pezzi. Mettete in una padella una
cucchiaiata di burro e una cucchiaiata d'olio, aggiungete il
pollo spezzato, conditelo con sale e pepe e lasciatelo rosolare a
color d'oro piuttosto scuro. A questo punto scolato il grasso
della padella e bagnate il pollo con un bicchiere di vino bianco
secco. Aggiungete mezzo ettogrammo abbondante di prosciutto
grasso e magro a listerelle e un buon pizzico di foglie di salvia
fresca. Moderate il fuoco, coprite la, padella e lasciate cuocere
pian piano fino a che il pollo sarà giustamente cotto e
l'intingolo ristretto. Deve essere mangiato subito.
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POLLO ALLA CACCIATORA MADDALENA
Olio -
Cipolla - Prezzemolo - Sedano - Aglio - Pollo - Sale - Pepe - Lauro
(alloro)- Vino bianco secco, mezzo bicchiere.
Mettete in una
padella un pochino d'olio con mezza cipolla un po' di prezzemolo
e poco sedano tritati, e una puntina d'aglio schiacciata. Fate
rosolare le erbe e poi aggiungete il pollo spezzato che condirete
con sale e pepe. Quando incomincia a rosolare aggiungete due
foglie di lauro. Continuate a far rosolare fino a che il pollo
sarà diventato di un bel color d'oro scuro. A questo punto
bagnatelo con mezzo bicchiere di vino bianco secco, mescolate e
quando l'umidità del vino sarà evaporata bagnate il pollo con
poca acqua, diminuite il fuoco, coprite il recipiente e fasciate
finir di cuocere.
POLLO ALLA CACCIATORA CON LE
OLIVE
Olio, 3
cucchiai - Aglio, 3 spicchi - Pollo - Sale -Pepe - Vino bianco
secco, mezzo bicchiere - Aceto, due cucchiai -Olive nere di
Gaeta, 40 - Acciughe, 2.
E’ una
ricetta assai originale. Mettete in una padella l'olio con gli
spicchi d'aglio intieri e quando sarà caldo aggiungete il pollo
spezzato, conditelo con sale e pepe e lasciatelo rosolare fino ad
ottenere un bel colore d'oro scuro. Quando il pollo sarà ben
rosolato bagnatelo con mezzo bicchiere di vino bianco secco e due
cucchiaiate d'aceto, aggiungendo una ventina di olive nere di
Gaeta intiere e private del nocciolo, ed altrettante olive della
stessa qualità, ma snocciolate e tritate col coltello. Aggiungete
finalmente due acciughe spinate e tritate. Bagnate con un pochino
d'acqua, diminuite il fuoco e lasciate finir di cuocere e
addensare la salsa.
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POLLO IN PADELLA ALLA ROMANA
Pollo -
Strutto, un cucchiaio - Prosciutto, 2 lette - Sale - Pepe - Aglio
- Maggiorana - Vino secco, mezzo bicchiere abbondante - Pomodori,
4-5 - Brodo o acqua (se necessario).
Dopo aver
nettato e fiammeggiato il pollo tagliatelo in pezzi. Mettete in
una padella una cucchiaiata di strutto e un paio di fette di
prosciutto ritagliate in pezzettini. Appena lo strutto
incomincerà a soffriggere mettete giù il pollo che avrete lavato
e asciugato. Condito con sale e pepe, e, quando i pezzi avranno
preso una bella tinta color d'oro, aggiungete nella padella un
pezzettino d'aglio tritato e un pizzico di foglie di maggiorana,
bagnando con mezzo bicchiere abbondante di vino secco. Dopo che
il vino si sarà asciugato mettete ancora quattro o cinque
pomodori di media grandezza, spellati, fatti in pezzi e privati
dei semi, e, se vedeste che il pollo cuoce troppo in ristretto,
qualche cucchiaiata di brodo o d'acqua. Portato la cottura sempre
con fuoco gaio; il pollo sarà a punto in una ventina di minuti.
Badate di non farlo scuocere e mandatelo in tavola subito,
procurando che il sugo sia denso, ben scuro e non troppo
abbondante.
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GERMANO ALL'ARANCIA
Germano -
Burro, una noce - Sale - Estratto di carne, mezzo cucchiaino -
Fecola di patate - Arance - Zucchero, un pizzico.
Dopo aver
nettato, fiammeggiato e risciacquato il germano (anitra
selvatica), si asciuga, si introduce nel suo interno una noce di
burro e un pizzico di sale, e si cuce per mantenerlo in forma.
Chi possiede lo spiede potrà arrostirlo a fuoco vivace, dandogli
una mezz'ora scarsa di cottura, altrimenti si cuocerà come al
solito, in forno, dandogli dai trenta ai trentacinque minuti di
calore brillante, e ricordando che il germano deve essere servito
leggermente al sangue. Se piacesse più cotto, si tenga in forno
qualche minuto di più, senza tuttavia eccedere. Quando sarà
cotto, sgrassate accuratamente il sugo che sarà rimasto nella
leccarda o nella teglia, e questo sugo diluite con circa un
bicchiere d'acqua. Fate levare il bollore, aggiungete mezzo
cucchiaino di estratto di carne, e dopo qualche altro minuto
addensate leggermente la salsa legandola con poca fecola di
patate. Con un coltellino tagliente, o meglio con l'apposito
coltellino per sbucciare limoni o arance, togliete la parte
esterna della buccia a due arance in modo che non rimanga
attaccata alcuna traccia di bianco. Tuffate per due minuti queste
bucce sottili in acqua bollente, e poi ritagliatele in pezzetti
minutissimi, che unirete alla salsa, nella quale, da ultimo,
fuori del fuoco, spremerete il sugo delle due arance e
aggiungerete un pizzico di zucchero.
Accomodate
nel piatto il germano intiero o ritagliato in pezzi, e
circondatelo di quarti d'arancia ritagliati col coltello. A parte
inviate la salsa. Il germano è considerato caccia di grasso.
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ANITRA IN SALMI
Anitra o
pernice o beccaccia - Cipolla - Chiodi di garofano - Salvia -
Lauro (alloro)- Sale - Pepe - Olio, mezzo bicchiere - Aceto, mezzo
bicchiere - Crostini di pane fritti.
Questo
caratteristico salmì, con il quale si possono cucinare le anitre
- domestiche e selvatiche - e anche le pernici e le beccacce, è
gustosissimo nella sua grande semplicità. Si spezza l'anitra e si
risciacqua. A parte si tritano sul tagliere il cuore, il fegato e
il grecile. Si mettono in una Casseruola: una Cipolla intiera,
nella quale si saranno conficcati due o tre chiodi di garofano,
un paio di foglie di salvia, mezza foglia di lauro spezzettata,
il cuore, il fegato e il grecile tritati; si aggiunge l'anitra in
pezzi, si condisco con sale e pepe e si completa con mezzo
bicchiere di olio e mezzo bicchiere d'aceto. Si copre la
casseruola con un doppio foglio di carta paglia, si chiude
ermeticamente col coperchio e si lascia cuocere pian piano
l'anitra su fuoco moderatissimo. A cottura completa si tirano su
i pezzi d'anitra, disponendoli nel piatto.
Si passa
la salsa da un setaccio, si sgrassa e si versa sull'anitra, che
si contorna con crostini di pane fritti.
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PETTO D'OCA CON LA ZUCCA
Per 4
persone - 4 petti d'oca - zucca: g 250 - aceto - un cucchiaio di
zucchero - olio extravergine d'oliva - sale e pepe. Pulire la
zucca, ridurla a pezzetti cuocerla in una padella con l'aceto e
lo zucchero per 15 minuti, salare e pepare. Salare e pepare i
petti d'oca. rosolarli in una padella con l'olio per 10 minuti
per lato, unire la zucca e lasciarla insaporire. Togliere i petti
d'oca dal fuoco e disporli nel piatto da portata con la zucca.
Tempo di preparazione: 40 minuti.
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PICCIONI ARROSTO
Piccioni, uno
ogni 2 persone - Fette di lardo - Olio - Sale - Pepe.
I piccioni
formano un arrosto elegante. A regola d'arte si dovrebbe servire
un quarto di piccione per ogni persona, ciò ci sembra veramente
un po' troppo poco. Siccome - fortunatamente - la cucina di casa
propria non è quella di certi alberghi, dove le porzioni vengono
ridotte ai minimi termini, noi vi consigliamo di servire almeno
mezzo piccione a persona. I piccioni vanno accuratamente nettati
e privati della testa e del collo, come si fa per i polli. Si
passano poi sulla fiamma, si lavano e ai asciugano. Alle zampine
si spuntano le unghie con una parte delle dita. Si legano come i polli e si
fascia il petto con una sottile fetta di lardo. Si mettono poi in
una teglietta con olio, si condiscono con sale e pepe e si
cuociono in forno per circa mezz'ora. Possono venire presentati
in tavola nella loro semplicità casalinga o, dopo averli
ritagliati in due, si può appoggiare ogni metà su un crostone di
pane, completando la montatura della portata con qualche ciuffo
di crescione: accompagnamento cotesto, che è quasi di rigore in
tutti gli arrosti eleganti. I crostoni d'accompagno o, come
vengono anche detti, i canapè, si possono fare in due modi:
semplici o farciti.
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PICCIONI
ARROSTO SU CANAPE’ SEMPLICI
Piccioni
arrosto come nella ricetta precedente - Pane a cassetta - Ciuffi di crescione - Burro per
friggere.
Nel caso che
siano sufficienti dei semplici canapè, dopo aver ritagliato da un
pane a cassetta delle fette di un centimetro di spessore e tolto
loro la crosta intorno, si dà alle fette la grandezza
approssimativa del mezzo piccione (circa centimetri cinque e
mezzo per dieci) e si friggono nel burro a leggero color d'oro.
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PICCIONI ARROSTO SU CANAPE’
FARCITI
Per 6 persone:
Piccioni, 3 - Crostoni di pane, 6 - Fegato di vitella o fegatini
di pollo, g. 100 - Burro - sale - Pepe - Lauro (alloro)- Timo –
Maggiorana - Estratto di carne, un cucchiaino - Fecola di patate,
un cucchiaino colmo - Marsala, 2 cucchiai - Tuorlo d'uovo.
Per i
crostoni farciti il procedimento è un pochino più lungo, ma anche
assai più elegante. Ritagliate da un pane a cassetta i crostoni
occorrenti nelle misure date nella ricetta precedente. Per
farcire questi crostoni dovrete impiegare il fegato dei piccioni
e 100 grammi di altro fegato: o fegatini di gallina o fegato di
vitello. Anzitutto mettete un po' di burro in una teglia, e
quando sarà ben caldo fateci imbiondire, da una sola parte, i
crostoni preparati. Estraeteli e lasciate il burro residuo nella
teglia perché servirà ancora. Mettete sul tagliere i 100 grammi
di fegato con i fegatini tolti ai piccioni, e tritate il tutto
grossolanamente. Fate sciogliere un po' di burro in una
padellina, aggiungete il trito di fegato, conditelo con sale e
pepe, mezza foglia di lauro, un ramoscello di timo e un pizzico
di maggiorana. Lasciate cuocere, mescolando, e poi passate ogni
cosa in un mortaio e pestate. Passate quindi il composto a
traverso un setaccio, raccogliendo la farcia in una piccola
terrina. Mettete ora sul fuoco una casseruolina con mezzo
bicchiere scarso d'acqua e nell'acqua sciogliete un cucchiaino di
estratto di carne. Sciogliete in poca acqua un cucchiaino da
caffè colmo di fecola di patate, e quando l'acqua della
casseruolina bollirà e l'estratto si sarà ben sciolto, versate in
questo brodo, e a poco a poco, un po' della fecola sciolta, fino
a che la salsa diventerà molto spessa. Ultimatela fuori del fuoco
con un paio di cucchiaiate di marsala. Lasciatela un po' freddare
e aggiungetela alla farcia, unendoci anche un torlo d'uovo e
mescolando bene per amalgamare ogni cosa. Distribuite in parti
uguali questa farcia sui crostoni, appoggiandola sulla parte del
pane che è stata fritta, e spalmatela bene con la lama di un
coltello. Dieci minuti prima di servire i piccioni rimettete i
crostoni ultimati nella teglia, e se il burro residuo fosso
troppo poco aggiungetene un altro pezzo. Infornate la teglia
affinché la parte inferiore del pane possa colorirsi a sua volta,
e nello stesso tempo la farcia possa rassodarsi e colorirsi
leggermente.
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PICCIONI IN GRATELLA ALL'AMERICANA
Piccioncini,
uno a persona - Burro - Sale Pepe - Mostarda francese - Mollica
di pane grattata - Pomodori Aglio - Olio Prezzemolo - Salsa
piccante.
Calcolate un
piccioncino a persona. Diciamo piccioncino, poiché per questa
preparazione i piccioni adulti e grossi sono inadatti. Dopo avere
ben nettato e fiammeggiato i piccioni, apriteli sul dorso con un
taglio verticale, che dall'attaccatura del collo arrivi fin quasi
in fondo. Risciacquateli, asciugateli in una salvietta, e
premendo sul petto di ognuno schiacciateli leggermente. Ungeteli
di burro fuso, conditeli con sale e pepe, e cuoceteli sulla
gratella sopra un abbondante strato di carbone dolce bene acceso.
Quando i piccioni saranno quasi cotti, spalmateli di mostarda
francese, e ricopriteli di mollica di pane grattata. Ungeteli di
nuovo con del burro fuso e rimetteteli sulla gratella, affinché
possano finire di cuocere e l'impanatura possa prendere un bel
color d'oro. Disponete i piccioni su un piatto e circondateli con
dei mezzi pomodori, cotti alla gratella con qualche pezzetto
d'aglio, olio, prezzemolo, sale e pepe. A parte fate servire la
seguente salsa piccante. Chi non amasse i condimenti forti, potrà
fare a meno della salsa e servire i piccioni semplici. Per
assicurare una migliore cottura, potrete far cuocere quasi
completamente i piccioni in forno, spalmarli quindi di mostarda,
rivestirli di mollica di pane, ungerli di burro e finire di
cuocerli a color,d'oro sulla gratella.
Salsa
piccante - Aceto, mezzo bicchiere - Pepe - Acqua calda, un
bicchiere - Estratto di carne, un cucchiaino - Salsa di pomodoro,
mezzo cucchiaino - Burro, una noce - Farina, un cucchiaino –
Mostarda francese, mezzo cucchiaio - Capperi - Prezzemolo, un
cucchiaio - Facoltativo: peperoncino rosso piccante.
Mettete in una
casseruolina l'aceto con un pizzico di pepe in grani
grossolanamente infranti e, se credete, una puntina di
peperoncino rosso piccante. Lasciate bollire finché l'aceto sia
consumato più della metà. Versateci allora un bicchiere d'acqua
calda, nella quale avrete sciolto un cucchiaino di estratto di
carne, aggiungete mezzo cucchiaino di salsa di pomodoro (il
pomodoro dove essere pochissimo) e lasciate cuocere pian piano
per una diecina di minuti, dopo i quali passate la salsa da un
colino per rimetterla nella casseruolina. Preparate ora una noce
di burro impastata con un cucchiaino di farina, e quando la salsa
bollirà mettete la casseruolina sull'angolo del fornello e
aggiungeteci il burro preparato, che metterete in due o tre
volte, mescolando, fino a che constaterete che la salsa si è
sufficientemente addensata. Toglietela allora dal fuoco e
completatela con una mezza cucchiaiata di mostarda francese, un
buon pizzico di capperi tritati e una cucchiaiata di prezzemolo.
Versate questa salsa nella salsiera e fatela servire insieme con
i piccioni. Questa salsa dev'essere molto piccante.
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PICCIONI RIPIENI
Per 6
persone: Piccioni, 3 - Sale – Pepe - Noce moscata - Marsala, un
bicchiere circa - Lardo fresco, g. 200 - Magro di vitello, g. 200
- Fegato di vitello, g. 200 - Burro, g. 60 circa - Spezie - Lauro
(alloro) - Timo - Torlo d'uovo - Contorno: insalata di crescioni, pisellini al prosciutto o funghi trifolati.
Calcolate
un piccione per ogni due persone. La sera prima bisogna disossare
i piccioni dopo averli fiammeggiati per liberarli dalla peluria,
incidete la pelle del collo molto in alto, vicino all'attaccatura
della testa. Ponete allora il piccione col petto contro il tavolo
e fate un lungo taglio diritto che dal collo scenda fino giù,
passando in mezzo alla groppa. Con un coltellino tagliente
separate prima la pelle del lato sinistro, e quando sarete
arrivati all'attaccatura dell'ala e della coscia recidete il
nervo della rispettive giunture, lasciando l'ala e la coscia
attaccate. Fate lo stesso dalla parte destra, e poi sempre
procedendo con attenzione, staccate il petto dalle ossa, da una
parte e dall'altra. Porterete così via l'intiera cassa centrale
con il collo attaccato, e vi rimarrà il piccione disossato,
avente però aderenti le due ali, le due cosce e il petto.
Tagliate l'estremità delle zampine, ripiegate il piccione
disossato su se stesso e procedete così per gli altri piccioni,
se dovrete prepararne più di uno. Mettete i piccioni disossati in
una terrinetta, conditeli con sale, pepe, un nonnulla di noce
moscata, bagnateli con mezzo bicchiere di marsala e lasciateli
così fino al giorno dopo. Il giorno dopo preparerete prima di
ogni altra cosa il ripieno. Mettete in una casseruolina una noce
di burro e, appena sarà sciolto, aggiungete il lardo ritagliato
in dadi e privato della cotenna. Quando il lardo avrà preso un
leggero colore, tiratelo su con una cucchiaia bucata e mettetelo
in un piatto. Nel grasso della casseruola, ben caldo, mettete il
magro di vitello che avrete diviso in un paio di fettine e appena
la carne sarà leggermente rosolata da una parte e dall'altra,
tiratela su e mettete in sua vece nella casseruola il fegato di
vitello tagliato in lettine e i fegatini di piccione. Sempre a
fuoco forte, fate appena cuocere il fegato, e togliete via subito
la casseruola dal fuoco. Senza togliere il fegato dalla
casseruola, aggiungeteci di nuovo il lardo in dadi e il vitello.
Condite con sale, pepe, un pizzico di spezie, un pezzettino di
lauro sminuzzato e poco timo. Bagnate con un bicchierino di
marsala, coprite la casseruola e lasciate sobbollire dolcemente
sull'angolo del fornello per cinque minuti. Trascorso questo
tempo rovesciate in un colino tutto il contenuto della
casseruola, raccogliendo il grasso in una scodella. Quel che
rimarrà nel colino, lardo, vitello e fegato, lo passerete una o
due volte nella macchinetta per ottenere un impasto fino ed
omogeneo. Raccogliete il composto in una terrinetta e impastando
con un cucchiaio di legno, aggiungete un rosso d'uovo, una noce
di burro e, in due o tre volte, il grasso tenuto in riserva.
Veramente questo composto andrebbe ora passato dal setaccio, ma
se l'impasto sarà stato fatto con cura se ne potrà fare benissimo
a meno. Coprite l'impasto con un foglio di carta imburrata e
mettete la terrina in fresco fino al momento di servirvene.
Preparata così ogni cosa, passate alla confezione dei piccioni.
Allargate
sulla tavola i tre piccioni disossati, come se si trattasse di
fare tre piccole galantine. Non occorre dire che i piccioni
dovranno essere allargati in modo che la carne del petto rimanga
al di sopra della pelle, cioè che resti nel l'intorno di questa
specie di galantina. Dividete l'impasto di grasso, vitella e
fegato in parti uguali, fate di ogni parte una specie di palla e
disponetele nel mezzo di ogni piccione. Tirate su i lembi della
pelle in modo da ricostruire il piccione. Ribattete sul piccione
la pelle del collo, e con un ago e del filo cucite uno dopo
l'altro i piccioni ripieni, che terrete in forma con qualche
passata di spago.
Circa tre
quarti d'ora prima di andare in tavola, passate i piccioni in una
teglia che li contenga comodamente, nella quale avrete fatto
liquefare un pezzo di burro. Fateli rosolare dolcemente da tutte
le parti, e poi bagnateli con la marinata avanzata, e con qualche
altra cucchiaiata di marsala, che metterete di quando in quando,
fino a completa cottura dei piccioni. Quando saranno cotti,
togliete lo spago e accomodateli in un piatto, facendoli servire
con una insalata di crescione o con pisellini al prosciutto o
funghi trifolati. Sono anche ottimi freddi.
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PICCIONE IN PASTA
Burro,
g. 100 - Farina, g. 100 - Piccione braciato - Uovo sbattuto per
dorare - Salsa fredda sgrassata - Fette di prosciutto.
Si fa di
preferenza con dei piccioni braciati, freddi. Una pasta
sfogliata, fatta con un ettogrammo di burro e uno di farina, è
più che sufficiente per un piccione. Si stende la pasta e se ne
ricavano due ovali un po' più grandi del piccione. Ad uno di
questi ovali si asporta la parte centrale, lasciando un bordo
intorno di un paio di dita. Il vuoto dove essere di tale
grandezza che possa contornare esattamente il piccione. Mettete
l'ovale intiero sulla placca del forno, doratene i bordi e poi
appoggiateci sopra il piccione, intiero o diviso a metà. Il
piccione sarà bene intriso di salsa fredda e sgrassata, e
avvoltolato in fette di prosciutto crudo. Poi con degli altri
ritagli di pasta fate sul piccione una specie di graticciata,
come se si trattasse di fare una crostata. Le fasce dovranno
essere della larghezza di un dito e incrociarsi tutte sulla parte
centrale del piccione. Da ultimo mettete un'altra striscia da un
capo all'altro del piccione che appoggi proprio sul mezzo.
Applicate allora il secondo ovale, ad anello, e pigiate pian
piano affinché la parte superiore e quella inferiore si
attacchino. Poi con un coltellino rifilate intorno intorno la
pasta, dandole bella forma, e lasciando intorno al piccione un
orlo di un paio di dita di larghezza. Col dorso del coltellino
tenuto verticalmente fate delle piccole incisioni alla distanza
di un paio di centimetri una dall'altra, come per il « volauvent
».
Dorate poi con
uovo sbattuto tutta la pasta e passate il piccione in forno forte
per una diecina di minuti o un quarto d'ora. fino a che la pasta
sarà cotta a color d'oro.
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SALMI’ DI PICCIONI SELVATICI (PALOMBACCI)
Palombacci -
Olio - Cipolla - Sedano - Carota - Prezzemolo - Sale - Pepe -
Aglio Timo - Lauro (alloro) - Salvia - Rosmarino - Vino, mezzo
bicchiere Aceto - Acciughe, 1-2 - Crostini di pane fritti.
Uno dei
migliori modi per cucinare i piccioni selvatici è il salmì,
intendendo per salmì - qui e altrove - non il salmì classico, ma
una speciale preparazione (che ricorda quel tipo di preparazioni
un po' piccanti dette alla cacciatora), la quale nella nostra
cucina va, alquanto impropriamente, sotto il nome di salmì.
Spezzate i palombacci e metteteli in una casseruola con un po'
d'olio, cipolla tritata, sedano e carota gialla tagliuzzati, e un
ciuffo di prezzemolo. Condite con sale e pepe, e quando le erbe e
i piccioni avranno preso un bel color biondo, aggiungete mezzo
spicchio d'aglio schiacciato, un ramoscello di timo, una foglia
di lauro spezzettata, un paio di foglie di salvia e un pizzico di
rosmarino. Lasciate cuocere ancora per un minuto o due, e poi
bagnate con mezzo bicchiere di vino al quale aggiungerete due
dita d'aceto. Staccate col cucchiaio il fondo di cottura, coprite
la casseruola, diminuite il fuoco e lasciate finir di cuocere
dolcemente, aggiungendo, se sarà necessario, qualche cucchiaiata
d'acqua. Dopo circa un'ora, quando i piccioni saranno cotti,
estraeteli dalla casseruola. Diluite con un po' d'acqua calda il
fondo di cottura, staccatelo bene e passatelo da un colino.
Rimettete questo fondo nella casseruola ed uniteci un ciuffo di
prezzemolo, una o due acciughe lavate e spinate, e un pezzetto
d'aglio, il tutto pestato nel mortaio e sciolto con un dito
d'aceto. Fate ben scaldare questa salsa, metteteci nuovamente i
palombacci e lasciateli insaporire vicino al fuoco, ma senza che
abbiano più a bollire. Dopo qualche minuto accomodateli nel
piatto e contornateli con crostini di pane fritti.
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PICCIONI SELVATICI ARROSTO
Palombacci
- Olio, mezzo bicchiere abbondante - Sale - Pepe - Aglio, 2
spicchi - Rosmarino - Acciughe, 2 - Aceto, 2 cucchiai.
Preparazione
da farsi allo spiede. Preparati i palombacci e infilati allo
spiede, si ungono d'olio e si condiscono con sale e pepe. Si
mettono in una padellina mezzo bicchiere d'olio, due spicchi
d'aglio e un pizzico di rosmarino. Appena imbiondito l'aglio, si
aggiungono, fuori del fuoco, un paio di acciughe pestate e
sciolte con una cucchiaiata o due d'aceto. Si versa ogni cosa
nella leccarda, e con questa specie di salsa si ungono man mano i
palombacci, mentre si arrostiscono.
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PICCIONI SELVATICI ALL'USO DI
FOLIGNO
Per ogni
palombaccio: Una cipolla media - Un chiodo di garofano - Conserva
di pomodoro densa, mezzo cucchiaio - Limone, mezzo - Prosciutto -
Olio, due cucchiai - Aceto, due cucchiai - Sale - Pepe -
Cannella, una presina.
La cucina
folignate, che vanta questa specialità e la esegue con solennità
di rito, non ammette in via assoluta che vengano tolti
gl'intestini ai colombi, limitandosi alla pura e semplice
asportazione del gozzo. Ora, se qualcuno non trovasse di suo
gradimento questa conservazione, asporti anche gl'intestini; ma
il colombo, cucinato così com'è, ha, a giudizio dei buongustai,
uno speciale gusto, che si ricercherebbe invano nel colombo
sventrato. Vediamo ora i vari particolari della preparazione, che
va eseguita con cura. Si pone il colombo in una pentola di
terraglia, e si aggiungono: la cipolla, il chiodo di garofano, la
conserva di pomodoro, il limone (al quale va tolto un pochino di
sugo), ritagliato in spicchietti, un po' di prosciutto
tagliuzzato, l'olio e l'aceto, sale, pepe e una presina di
cannella. Sulla pentola si applica un foglio di carta paglia e si
lega bene intorno con un po' di spago. La
cottura dove essere portata lentissima, su pochissimo fuoco, che
potrà ricoprirsi con un po' di cenere se il bollore fosse troppo
forte. Dopo circa un'ora o poco più, si esamineranno i palombacci,
i quali saranno cotti giusti quando le cosce e le ali avranno
tendenza a staccarsi leggermente.
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PICCIONI SELVATICI ALL'USO DI
AMELIA
Per ogni
palombaccio: Vino rosso asciutto, l. 0,25 - Pepe, 5 granelli -
Un chiodo di garofano - Aglio, un spicchio - Buccia di limone -
Olio, l. 0,1 – Sale.
Sono una
squisita e rinomata specialità di Amelia, anch'essa nell'Umbria.
La migliore stagione dei palombacci è il marzo, allorché essi,
facendo una lunga permanenza nella regione, hanno il tempo di
“agghindarsi”, cioè di cibarsi abbondantemente di ghiande. Dopo
aver spiumato con cura i piccioni, si mettono allo spiedo senza
togliere nulla dell'interno, né il gozzo né gli intestini. Si
fanno da prima girare sul girarrosto per una diecina di minuti,
in modo da liberarli da ogni traccia di umidità. Intanto, si
metto in una casseruola sul fuoco il vino rosso asciutto, i grani
di pepe, il chiodo di garofano, lo spicchio d'aglio e un pezzo di
buccia di limone ritagliata sottilmente e senza parte bianca.
Quando il vino leverà il bollore, vi si dà fuoco e si lascia
bruciare l'alcool contenuto nel vino fino a che la fiamma sì
spegnerà; quando la fiamma è spenta si versa questo vino nella
leccarda posta sotto ai piccioni, che girano. Trascorsi i dieci
minuti di arrostitura a secco, si incominciano ad ungere i
piccioni coll'olio, il quale andrà a sgocciolare nella leccarda
dove è già il vino, e si salano. Esaurita la quantità d'olio
prescritta si continuano ad ungere i piccioni con olio e vino
insieme, i quali avranno formato nella leccarda un unico liquido.
La cottura va protratta a fuoco lento per un'ora e anche un'ora e
mezzo, poi si tolgono dallo spiedo e si mettono in un piatto.
Allora si toglie loro il gozzo, si aprono e si ritagliano in
pezzi regolari, raccogliendo da una parte tutti gli intestini. Si
tolgono i grecili, si aprono e si getta via la borsetta interna.
I grecili aperti e ben nettati si aggiungono nuovamente al resto
degli intestini e sì tritano finemente sul tagliere, facendone
una poltiglia che si raccoglie in una scodella. A questa
poltiglia si aggiunge il liquido della leccarda, che si farà
passare da un colino per liberarlo dal garofano, dai granelli di
pepe, dall'aglio e dalla buccia di limone. Si accomodano i
piccioni spezzati in un piatto concavo, si ricoprono con la salsa
preparata; e si mescolano un poco affinché possano bene
intridersi del loro condimento.
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PICCIONI SELVATICI ALLA
CACCIATORA
Palombacci,
2 - Vino bianco, l. 1 - Pepe in grani - Sale - Chiodi di
garofano, 2 - Salvia - Buccia di limone - Olio.
Dopo aver
sventrato e fiammeggiato due palombacci, poneteli in una pentola
di terraglia con un litro di vino bianco, un buon pizzico di pepe
in granelli, sale, due chiodi di garofano, poca salvia e la
buccia di un limone. Completate con due dita di bicchiere d'olio,
chiudete la pentola con un solido foglio di carta pergamena ben
legato, mettete il coperchio e lasciate cuocere quattro ore in
forno di calore molto moderato.
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RANE FRITTE
Rane -
Farina - Uovo sbattuto - Olio o strutto per friggere - Limone -
Facoltativo: marinata di vino bianco, sale, pepe, prezzemolo,
cipolla, noce moscata.
Si lavano
accuratamente le rane, si asciugano in un tovagliolo, si passano
nella farina, nell'uovo sbattuto e si friggono nello strutto o
nell'olio ben caldi, accompagnandole con spicchi di limone.
Questo è il procedimento più generalmente usato. Si possono però,
prima di friggerle, tenere le rane in una piccola marinata, per
averle più profumate. Dopo aver risciacquato ed asciugato le
rane, si mettono in una terrinetta con un po' di vino bianco,
sale, pepe, un po' di prezzemolo, un po' di cipolla tagliuzzata e
un nonnulla di noce moscata. Si mescolano bene e si lasciano
stare così almeno per un'ora. Trascorso questo tempo si asciugano
leggermente, s'infarinano, sì passano nell'uovo sbattuto e si
friggono.
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RANE IN FRICASSEA
Rane -
Olio - Cipolla - Aglio - Vino bianco - Sale - Pepe – Funghi
secchi - Brodo di pesce o acqua - Farina - Prezzemolo trito, un
cucchiaio - Torli d'uovo, 1-2 - Crostini di pane fritti o tostati
- Facoltativo: succo di limone.
Prendete il
numero di rane occorrenti, e che siano state naturalmente
spellate e accuratamente risciacquate. Staccate tutte le cosce e
mettetele da una parte in acqua fredda. Il resto delle carcasse
avanzate serviranno a preparare la salsa. Prendete dunque una
casseruola, metteteci un dito d'olio, un po' di cipolla tritata
fina e un pezzettino d'aglio schiacciato. Appena la cipolla sarà
bionda, bagnatela con un dito di vino bianco, e quando l'umidità
del vino sarà evaporata aggiungete le carcasse delle rane, sale,
pepe e un pizzico di funghi secchi. Bagnate tutto ciò con
sufficiente acqua o - avendone a disposizione - con brodo di
pesce; coprite la casseruola e lasciate bollire per circa un'ora
su fuoco moderato, in modo da avere un brodo gustoso e aromatico.
Passatelo da un colabrodo e raccoglietelo in un'altra casseruola,
regolandovi che il liquido non sia però eccessivo, nel qual caso
usatene meno dell'intiera quantità. In questo brodo mettete le
cosce delle rane dopo averle asciugate e infarinate, e fatele
cuocere su fuoco moderato, mescolando di quando in quando. A
cottura completa, aggiungete nella salsa una cucchiaiata di
prezzemolo e poi, fuori del fuoco, uno o due rossi d'uovo che
avrete sciolto con un pochino d'acqua. Mescolate e tenete in
caldo vicino al fuoco. Avrete preparato intanto dei crostini di
pane fritti o anche tostati sulla gratella. Accomodate i crostini
nel piatto di servizio, e su essi versate le cosce delle rane col
loro intingolo, il quale, ripetiamo, non dove essere troppo
liquido né troppo abbondante, ma deve formare una gustosa salsa
piuttosto legata, e in quantità tale da bagnare i crostini.
Invece di sciogliere i rossi d'uovo con la sola acqua, si possono
sciogliere con poca acqua e il sugo di mezzo limone.
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ZUPPA DI FUNGHI OVOLI
Funghi
ovoli, kg. 1 - Sale - Burro, un cucchiaio - Olio - Cipolla -
Aglio, 2 spicchi - Salsa di pomodoro, un cucchiaio - Brodo, l.
0,5 - Uova, 4 - Parmigiano grattato - Prezzemolo - Crostini di
pane fritti nel burro.
Provvedete un
chilogrammo di funghi ovoli, spellateli, nettateli bene e
tagliateli in fette molto sottili. Raccogliete queste fette in un
piatto grande, spruzzatele di sale, date una mescolatina con le
mani e mettete un piccolo rialzo sotto un lato del piatto, in
modo che il piatto rimanga inclinato e l'acqua che uscirà dai
funghi possa sgocciolare. Prendete ora una casseruola, metteteci
una cucchiaiata di burro e un dito d'olio, aggiungete una cipolla
tagliata sottilmente e due spicchi d'aglio intieri. Fate rosolare
ed aggiungete una cucchiaiata di salsa di pomodoro. Prendete le
fette di funghi, spremetele leggermente tra le mani e passatele
nella casseruola. Fate soffriggere lentamente, e poi bagnate i
funghi con circa mezzo litro di brodo. Lasciate sobbollire per
qualche minuto e intanto sbattete in una scodella quattro uova
intiere alle quali aggiungerete un pugno di parmigiano grattato e
una cucchiaiata di prezzemolo trito. Tirate indietro la
casseruola, togliete i due spicchi d'aglio intieri, versate nella
zuppa le uova sbattute e lasciatele accremare vicino al fuoco.
Verificate il condimento e mandate in tavola la zuppa, facendo
servire a parte un piatto di crostini di pane fritti nel burro.
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MINESTRA DI PURE' DI CASTAGNE
Per 6 persone: Castagne,
kg. 1 - Sale - Sedano - Basilico - Burro, g. 50 - Latte, un
bicchiere - Dadini di pane fritti nel burro - Facoltativo: un
cucchiaino di zucchero.
Sbucciato un chilogrammo di castagne, mettetele a cuocere in una pentola
con acqua, sale, qualche odore di cucina (sedano, basilico, ecc.)
e quando saranno cotte levate loro la pelle e passatele dal
setaccio. Prendete una casseruola, fate sciogliere in essa mezzo
ettogrammo di burro, aggiungete le castagne passate, diluitele
con un bicchiere di latte e tanta acqua fino ad avere una purè di
giusta densità. Potrete aggiungere un cucchiaino dì zucchero.
Lasciate bollire ancora un po' e versate la purè nelle scodelle,
dove avrete messo dei dadini di pane fritti nel burro.
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MACCHERONI CON LE NOCI
Fettuccine all'uovo -
Noci - Zucchero in polvere - Cannella - Mollica di pane grattata.
Sono i tradizionali maccheroni delle province dell'Italia centrale, e
vengono per lo più eseguiti il giorno della vigilia di Natale. Si
eseguono immancabilmente con della pasta fatta in casa, e
ritagliata in fettuccine. Solo, nei giorni di magro stretto, si
eliminano le uova e si fa la « sfoglia » con sola, acqua e
farina. Il condimento consiste in abbondanti noci grossolanamente
tritate o infrante, zucchero in polvere piuttosto abbondante (in
modo che la pasta risulti dolce), un po' di cannella e mollica di
pane grattata mescolati insieme in una terrinetta. Cotte le
fettuccine si mettono a strati in un piatto, inframezzando ogni
strato con un pugno del composto. Questi maccheroni si mangiano
abitualmente freddi.
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RISO E PISELLI ALLA VENEZIANA
Per 6 persone: Piselli
non sgranati, kg. 1,5 (i piselli vanno pesati con tutta la buccia
e poi sgranati) - Riso, g. 500 - Olio Burro - Prosciutto o lardo
- Cipollina novella - Prezzemolo - Brodo Parmigiano grattato -
Pepe.
I "risi e bisi", pur non essendo completamente asciutti, si usano mangiare
con la forchetta piuttosto che col cucchiaio. Mettete in una
casseruola un pochino d'olio, un po' di burro e un po' di
prosciutto o di lardo tritati. Aggiungete una cipollina novella
tritata e abbondante prezzemolo trito. Fate rosolare leggermente
e poi aggiungete i piselli che, dopo sgranati, avrete passato un
pochino in una terrinetta con acqua fredda e poi scolati. Fate
bene insaporire i piselli e poi bagnandoli con poco brodo
portateli quasi a cottura. Aggiungete allora il riso e copritelo
col brodo necessario. Prima di scodellare completate la
preparazione con parmigiano grattato, un po' di pepe e un
pezzetto di burro. I "risi e bisi" debbono avere una leggera
colorazione verde. Alcuni consigliano di impiegare brodo di manzo
e di cappone, ma del buon brodo di famiglia è più che
sufficiente.
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GNOCCHI DI
FARINA DI
POLENTA
Per 6 persone: Acqua, 1.
1,5 - Farina gialla, g. 500 (di mais)- Sale - Grasso di
prosciutto - Burro Cipolla - Sedano - Carota gialla - Salsa di
pomodoro, 2 cucchiai Pepe - Parmigiano grattato - Facoltativo:
funghi secchi e salsiccia.
Anzitutto bisogna
ricordare il modo di cuocere la polenta. Per 6 persone si mette
sul fuoco un piccolo caldaio con un litro e mezzo d'acqua,
convenientemente salata, e quando questa è per bollire si
lasciano cadere a pioggia 500 grammi di farina di polenta mentre
con l'altra mano, con un cucchiaio di legno, si mescolerà sempre
affinché non si formino grumi.
Regolatevi che la polenta, oltre a riuscire piuttosto densa, sia ben
cotta: ciò avviene quando, mescolando, essa si stacca con
facilità dalle pareti del caldaio (ci vorrà una mezz'ora
abbondante di cottura).
Ora inumidite d'acqua il marmo della tavola di cucina e versateci la
polenta stendendola, con una larga lama di coltello bagnata,
dell'altezza di un centimetro o poco più.
Quando la polenta sarà fredda. tagliatela in piccoli rombi di un paio di
dita di lato.
Per
condire i gnocchetti preparate un sugo finto, col grasso di
prosciutto e burro, un po' di cipolla, sedano e carota gialla.
Appena saranno colorite le erbe aggiungete due buone cucchiaiate
di salsa di pomodoro, bagnate con acqua a sufficienza, condite
con sale e pepe e lasciate cuocere dolcemente. A questo sugo
potrete aggiungere dei funghi secchi tenuti a rinvenire in acqua
fredda e poi sminuzzati col coltello, e qualche salsiccia
spellata e sgretolata. Ungete ora di burro una teglia a bordi
bassi o un tegame di porcellana resistente al fuoco. Sul fondo
disponete uno strato di gnocchetti e conditelo con un po' di sugo
e parmigiano grattato; su questo strato fatene un altro, e via di
seguito, incominciando ogni nuovo strato di gnocchetti un po' più
indietro dello strato precedente. Versate su questa specie di
cupola altro sugo e parmigiano e disponete qua e là dei
pezzettini di burro. Mettete la teglia in forno piuttosto forte
per un buon quarto d'ora fino a che gli gnocchetti abbiano fatto
una crosticina dorata e croccante. Fateli servire nello stesso
recipiente. Questi gnocchetti debbono riuscire ben conditi. E'
buona norma riservare una parte dell'intingolo da versarsi
bollente sulla polenta quando esce dal Forno.
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UOVA AFFOGATE
Per la loro grande
digeribilità sono adattatissime per bambini, convalescenti e per
tutte le persone di stomaco delicato. Si mette sul fuoco un
recipiente piuttosto largo contenente abbondante acqua
leggermente salata e acidulata con un po' d'aceto. Quest'aggiunta
d'aceto è indispensabile poiché facilita la coagulazione
dell'albumina dell'uovo. Quando l'acqua bollirà si tira un po'
indietro il recipiente mettendolo sull'angolo del fornello, si
rompe l'uovo in un piattino e portando il piattino a fior d'acqua
si versa l'uovo proprio nel punto ove si produce l'ebollizione;
messe giù le uova si tira ancora un pochino più indietro il
recipiente in modo che la temperatura dell'acqua si mantenga
leggermente al disotto dei 100 gradi e si lasciano le uova così
per circa tre minuti, facendo attenzione che la solidificazione
della chiara sia sufficiente a racchiudere il rosso ma non sia
spinta ad un grado eccessivo. Si tirano poi su con una cucchiaia
bucata, si appoggiano su una salvietta e si tolgono le sbavature,
dando all'uovo una forma più corretta. Per averle ancor più
regolari si possono rifilare con un tagliapaste di grandezza
proporzionata. Se dovessero attendere sarà bene tenerle in caldo
in acqua tiepida leggermente salata. Requisito indispensabile per
avere delle buone uova affogate è l'assoluta freschezza
dell'uovo.
UOVA
AFFOGATE ALLA CACCIATORA
Uova affogate, 6 - Pane
pesto - Uovo sbattuto - Olio o strutto per friggere - Aceto,
mezzo bicchiere - Burro, g. 70 - Acciughe, 2 - Estratto di carne,
mezzo cucchiaino - Capperi, un cucchiaio.
Preparate le uova affogate, tuffatele nell'acqua fredda, pareggiatele e
mettetele ad asciugare su un tovagliolo. Passatele con attenzione
nel pane pesto, poi nell'uovo sbattuto, indi di nuovo nel pane.
Al momento di andare in tavola friggetele nell'olio o nello
strutto, badando che il grasso sia molto caldo in modo che le
uova prendano subito colore. Accomodatele nel piatto e velatele
con una salsetta che preparerete così. Mettete mezzo bicchiere
d'aceto in una casseruolina e lasciate che, bollendo, evapori di
due terzi. Lasciate liquefare in una padella 50 grammi di burro
e, schiacciandole col cucchiaio, stemperateci due acciughe lavate
e spinate. Aggiungete l'aceto, mezzo cucchiaino di estratto di
carne e due dita d'acqua calda. Lasciate bollire un pochino e
completate con una cucchiaiata di capperi. Fuori del fuoco unite
finalmente un pezzetto di burro, mescolato e versate sulle uova.
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PASTICCIO DI MACCHERONI E
PICCIONI
Per 6 persone: Piccioni,
3 - Burro, g. 300 - Prosciutto grasso e magro, qualche fettina -
Cipolla - Carota gialla - Sedano - Sale - Pepe - Farina, g. 350 -
Marsala - Bucatini, g. 300 - Parmigiano grattato - Estratto di
carne - Latte, un bicchiere abbondante - Uovo sbattuto.
Provvedete dei piccioni bene in carne, nettateli, bruciacchiateli,
divideteli in quattro pezzi, risciacquateli e asciugateli poi in
una salvietta. Mettete in una casseruola una cucchiaiata di
burro, qualche fettina di prosciutto grasso e magro. mezza
cipolla, un pezzo di carota gialla e una costola di sedano. Le
erbe vanno tritate piuttosto fine. Fate rosolare un poco ogni
cosa e poi aggiungete i piccioni, che condirete con sale e pepe.
Quando avranno preso una bella colorazione scura spolverizzateli
con mezza cucchiaiata di farina, date una mescolata e bagnate con
un dito di marsala. Quando il vino sarà evaporato coprite i
piccioni con acqua, mettete il coperchio sulla casseruola e
continuate la cottura adagio adagio per una mezz'ora o poco più,
fino a che i piccioni saranno cotti e la salsa sufficientemente
addensata. Mettete intanto a lessare 300 grammi di maccheroncini
del tipo mezzi ziti o bucatini spezzati in pezzi corti e intanto
preparate la pasta che dovrà servire d'involucro al pasticcio.
Noi preferiamo la pasta "brisée" la quale evita il dolce della
pasta frolla che a molti non piace. Se volete usare la pasta
frolla tenete le seguenti dosi: grammi 300 di farina, grammi 150
di burro, grammi 150 di zucchero e tre rossi d'uovo. Se invece
adopererete la pasta "brisée" occorreranno 300 grammi di farina,
grammi 200 di burro, un buon pizzico di sale e circa mezzo
bicchiere d'acqua. Fatto l'impasto raccoglietelo in forma di
palla e lasciatelo riposare per mezz'ora, qualunque sia il genere
di pasta che avrete confezionato. Giunti i maccheroni a cottura,
scolateli e raccoglieteli in una terrina. Estraete dalla
casseruola i pezzi di piccione e condite i maccheroni con
l'intingolo dei piccioni (al quale potrete unire le interiora
scottate a parte in un tegamino con burro e finite di cuocere con
un pochino di brodo o d'acqua), mezzo ettogrammo di burro e
abbondante parmigiano grattato. A dare più gusto alla salsa
potrete aggiungere ad essa, prima di condire i maccheroni, un
pochino di estratto di carne in vasetti, sciolto in poca acqua
bollente. Lasciate freddare ogni cosa e poi procedete alla
confezione del pasticcio. Imburrate leggermente una teglia e
bordi bassissimi di circa 25 centimetri di diametro e dividete la
pasta in due pezzi, uno leggermente più grande dell'altro.
Spianate il pezzo più piccolo e foderateci il fondo della teglia.
Su questo appoggiate la quasi totalità dei maccheroni (lasciando
intorno intorno uno spazio di un paio di dita) e sui maccheroni
aggiustate, incassandoveli un poco, i dodici pezzi di piccione.
Coprite con i restanti maccheroni e su tutto spandete una
besciamella piuttosto liquida e appena tiepida che avrete
confezionato con 30 grammi di burro, una cucchiaiata di farina,
un pizzico di sale e un bicchiere abbondante di latte. Spalmate
bene la besciamella con la lama di un coltello affinché possa
penetrare negli interstizi e finalmente stendete la parte
maggiore della pasta e con essa ricoprite intieramente il
pasticcio. Pigiate con le dita i bordi affinché combacino
perfettamente, e con un coltellino portate via la pasta superflua
dando al pasticcio forma regolare. Con un uovo, o con un po' di
chiara lucidate la superficie dei pasticcio e spingetelo in forno
di calore moderato per una mezz'ora abbondante affinché la pasta
possa cuocere e colorirsi. Fatelo servire caldo.
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CASTAGNACCIO
Per 6 persone: Farina di
castagne, g. 150 - Sale - Olio, 2 cucchiai - Pinoli - Uvetta
sultanina o zibibbo - Rosmarino.
Mettete in una terrinetta 150 grammi di ottima farina di castagne, un
pizzico di sale e un paio di cucchiaiate d'olio. Sciogliete la
farina con un po' meno di un bicchiere e mezzo di acqua fredda
che verserete a poco a poco. Mentre mescolerete con un cucchiaio
di legno, fino ad ottenere una pastella non troppo densa, né
troppo liquida, lavorate bene questa pastella in modo che non
rimangano grumi e poi versatela in una teglia unta
abbondantemente d'olio, del diametro di circa venti centimetri,
ricordando che il castagnaccio dovrà riuscire piuttosto basso.
Seminato sulla torta dei pinoli, un po' d'uva sultanina o di zibibbo e
terminate con un buon pizzico di rosmarino, che dà al
castagnaccio un caratteristico sapore. Infornate la teglia per
circa tre quarti d'ora, per dar modo al castagnaccio di fare una
bella crosta croccante.
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CROCCHETTE DOLCI DI CASTAGNE
Per 20-25 crocchette:
Castagne, g. 500 - Zucchero, 4 cucchiai - Latte, un bicchiere -
Torli d'uovo, 3 - Burro, g. 25 - Farina - Uovo sbattuto -
Pangrattato - Olio per friggere - Zucchero vainigliato.
Fate una purè con 500 grammi di castagne e un bicchiere di latte, come si
è detto sopra, inzuccheratela con quattro cucchiaiate di zucchero
in polvere e lavoratela molto sul fuoco affinché risulti bene
asciutta. Toglietela dal fuoco e rompeteci, uno alla volta, tre
torli d'uovo, non mettendone un altro se il primo non si è bene
amalgamato. Unite ancora 25 grammi di burro e aspettate che la
purè si freddi. Prendetene poi dei pezzi grossi come una noce,
infarinateli dando loro la forma di piccole crocche